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Mediorientale, tregua in bilico tra Israele ed Hezbollah

Un attacco è stato sferrato dal’aviazione israeliana contro alcune infrastrutture in Siria, che avrebbero avuto il compito di mettere al sicuro, parte dell’arsenale di Hezbollah. Non si è trattato di una chiara violazione della tregua ma di un rischio altissimo di mandare in frantumi l’accordo appena raggiunto Dunque il cessate il fuoco tra Libano e Israele sembra già avere le ore contate. Secondo Al Jazeera “l’esercito libanese ha accusato le forze israeliane di violare un accordo di cessate il fuoco che ha portato ad una fragile tregua nella lotta con Hezbollah e che sta entrando nel terzo giorno. Intanto, fonti mediche a Gaza, riferiscono che almeno 42 persone sono state uccise negli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza mentre i bombardamenti si intensificano e i carri armati avanzano nelle aree del nord e del sud del territorio”. Durante un’intervista esclusiva alla tv israeliana, Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che “l’accordo con il Libano è stato firmato ora proprio perché abbiamo ottenuto esattamente ciò che cercavamo di ottenere”. Il Primo Ministro israeliano però ha rilanciato: “Colpiremo Hezbollah con un colpo fatale e creeremo le condizioni per il ritorno dei nostri residenti nel nord”.

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Bimbi in carcere al seguito delle madri recluse, primo sì della Camera alla proposta di legge che lo impedisce È stata approvata in prima lettura dalla Camera dei deputati la proposta di legge per impedire che i bambini piccoli si trovino a vivere in carcere al seguito delle madri recluse. Il provvedimento – a prima firma del deputato dem Paolo Siani e relatore Walter Verini – punta a promuovere il modello delle case famiglia e a escludere che le madri con figli conviventi di età inferiore ai 6 anni finiscano in carcere. Il testo propone anche l’assoluto divieto di applicazione di custodia cautelare in carcere per la donna incinta. È previsto anche, in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, il ricorso agli istituti a custodia attenuata per detenute madri. “È una questione di civiltà ma anche di diritti costituzionali negati”, ha detto l’onorevole Siani. Per diventare legge la proposta dovrà essere approvata anche dal Senato e poi ancora dalla Camera. Le misure previste nel provvedimento si applicano anche ai padri, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza ai figli. La proposta di legge interviene anche sull’istituto del rinvio dell’esecuzione della pena, introducendo delle modifiche, ma soprattutto sulla disciplina delle case famiglia protette che si vogliono promuovere tramite la stipula da parte del ministero competente di convenzioni con gli enti locali (per individuare le strutture idonee). Durante la seduta sono stati approvati alcuni emendamenti: tra questi uno in particolare, rivendicato in Aula dalla Lega, sottolinea che, in ogni caso, è applicabile il “regime speciale” previsto dall’articolo 41-bis. Il primo firmatario della proposta, Paolo Siani del Pd, ha detto: “Si mette fine a una profonda ingiustizia, che condannava a vivere i primi anni di vita, i più importanti per un bambino, in un carcere. Nello stesso tempo, si pone il supremo interesse del minore in cima ai pensieri del legislatore. È una questione di civiltà ma anche di diritti costituzionali negati”. Il deputato ha aggiunto che, dopo il passaggio in Senato dove la proposta deve ancora essere approvata, “le case protette saranno l’unica scelta per far scontare la pena a una donna in gravidanza o con un bambino fino a sei anni di età, salvo esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Il Parlamento vuole lottare per tutte le persone innocenti, in primis i bambini. È una questione di civiltà”. Di “traguardo molto importante” ha parlato anche il relatore, Walter Verini: l’approvazione “rappresenta un importante passo in avanti verso la cancellazione di questa inammissibile, vergognosa situazione che si verifica nelle carceri italiane”.

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