di Fabiana D’Eramo
Fratelli d’Italia a Strasburgo si è astenuto e ha votato contro su due punti cruciali del primo atto politico della nuova Eurocamera. Il Parlamento ha votato una risoluzione di sostegno militare all’Ucraina: “Kiev usi le armi europee per attaccare la Russia nel suo territorio”. E ha anche condannato duramente la visita di Viktor Orbàn a Mosca. Non convince il ruolo che il premier ungherese sta svolgendo, senza un mandato europeo, con gli incontri con Vladimir Putin, oltre ai contatti con il leader cinese Xi Jinping e il candidato alla Casa Bianca Donald Trump. Il partito di Giorgia Meloni si è quindi astenuto sul via libera all’Ucraina per usare armi occidentali in territorio russo – punto su cui si pacca anche il Pd – e vota invece contro la censura alla visita di Orbàn dal presidente russo.
Con queste scelte, Giorgia Meloni corregge il tiro sulla propria collocazione ideologica e internazionale. La scelta del partito della presidente del Consiglio appare significativa nel momento in cui Orbàn si presenta al mondo come l’apologista di Putin nell’Unione europea, che al contrario vuole marcare la nuova maggioranza proprio intorno al sostegno a Kiev.
FdI si è astenuto nella parte del testo in cui il Parlamento Ue “sostiene fermamente l’eliminazione delle restrizioni all’uso dei sistemi di armi occidentali forniti all’Ucraina contro obiettivi militari sul territorio russo.” Il voto contro la parte in cui il parlamento condanna la recente visita ungherese a Mosca è stato spiegato dal capodelegazione Carlo Fidanza: pur “avendo già giudicato in maniera critica nei giorni scorsi” le missioni di Orban, FdI ha votato contro perché “conteneva un attacco strumentale al governo ungherese.”
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sostenuto che l’Unione europea “deve restare impegnata con i partner del G7 per continuare a fornire un aiuto finanziario adeguato all’Ucraina”. Il ministro tedesco dell’Economia, il liberaldemocratico Christian Lindner, punzecchia la presidenza ungherese, il fatto inoppugnabile che il sostegno a Kiev non appaia una sua priorità: “Ci aspettiamo che l’aiuto all’Ucraina rimanga la priorità assoluta anche durante la presidenza ungherese del consiglio Ue.” Nel frattempo, la Commissione ha stabilito che non manderà più i commissari alle riunioni informali organizzate dall’Ungheria. Al loro posto manderà semplici funzionari. Un modo per sanzionare le controverse iniziative diplomatiche di Orbàn.
Il primo ministro ungherese ha stretto la mano a Putin nelle stesse ore in cui il suo esercito bombardava un ospedale pediatrico in Ucraina, immagini che Meloni ha visto, le ha condannate, le ha chiamate spaventose. Ma questo non è bastato a tirare indietro la sua solidarietà a Orbàn, a dispetto delle diverse collocazioni nel parlamento di Strasburgo. Eppure l’ultima creazione del primo ministro ungherese, il gruppo dei Patrioti, insieme con Matteo Salvini e Marine Le Pen, non rappresenta certo un vantaggio per i conservatori di Meloni. O forse, proprio per questo, serve che FdI trovi un modo per non farsi isolare, né da una parte né dall’altra.
Il fatto che fino a poco prima del voto di fiducia su von der Leyen Meloni non si sia nemmeno sbilanciata sulla sua posizione a riguardo la dice lunga sulla complessità della situazione. Accattare che l’accordo sulle principali nomine di vertice nell’Ue sia stato preso senza di lei significa venire a patti con il fatto che i risultati elettorali non sono dunque in grado di garantirle il peso nelle trattative cui aspirava. Convinta di poter giocare due carte, quella europeista e quella sovranista, ha perso un turno. Un punto a favore per Salvini.
