Primo piano

Meno morti per smog in Europa, ma l’Italia resta tra i Paesi più colpiti

di Gino Piacentini

L’aria nelle città europee resta in gran parte inquinata, ma sul fronte della salute pubblica i segnali sono finalmente positivi. Nel 2023 i decessi prematuri legati al particolato fine (PM2,5) nell’Unione Europea si sono ridotti del 57% rispetto al 2005, raggiungendo uno degli obiettivi centrali delle politiche comunitarie per l’inquinamento zero. Il dato emerge dall’aggiornamento 2025 sul carico ambientale delle malattie e conferma l’efficacia delle misure adottate negli ultimi vent’anni.

Il miglioramento è trainato soprattutto dal calo dell’esposizione al PM2,5: la concentrazione media ponderata è scesa a 10,2 microgrammi per metro cubo nel 2023, mentre le emissioni di particolato fine sono diminuite del 38% rispetto ai livelli del 2005. Un risultato legato in larga parte alla transizione energetica, alla riduzione delle emissioni nei trasporti e al progressivo efficientamento del riscaldamento residenziale.

I progressi, però, non cancellano le criticità. Secondo le stime dell’Agenzia europea dell’Ambiente, se l’UE avesse rispettato i limiti indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2023 si sarebbero potuti evitare oltre 180 mila decessi imputabili al PM2,5, oltre a decine di migliaia legati a ozono e biossido di azoto. Inoltre, il quadro resta fortemente disomogeneo: l’Europa orientale e sud-orientale continua a pagare il prezzo più alto, mentre i Paesi nordici registrano gli impatti minori.

In questo contesto, l’Italia resta un osservato speciale. Nel 2023 è stato il Paese UE con il maggior numero di decessi attribuibili al particolato fine e uno dei più colpiti anche per NO₂ e O₃. L’area più critica è la Pianura Padana, dove le condizioni meteo e la concentrazione di attività industriali e infrastrutture favoriscono l’accumulo di inquinanti. A novembre, il servizio europeo Copernicus ha registrato livelli di PM2,5 fino a cinque volte superiori alle soglie giornaliere raccomandate dall’OMS.

Il bilancio complessivo mostra quindi due facce: da un lato i risultati raggiunti dimostrano che le politiche funzionano, dall’altro i numeri italiani e le persistenti differenze territoriali indicano che la qualità dell’aria resta una delle principali sfide ambientali e sanitarie per l’Europa e per il nostro Paese.

Related posts

Estorsione, arrestate a Bari dai Carabinieri 4 persone. Avevano fatto esplodere un ordigno contro un esercizio commerciale

Redazione Ore 12

Il 2020 anno nero per la natalità in Italia. I numeri dell’Istat segnano una linea di confine negativa

Redazione Ore 12

Crisi Mediorientale, l’Iran si chiama fuori: “L’attacco di Hamas indipendente da noi”

Redazione Ore 12