La guerra di Putin

Mentre i negoziati di pace ristagnano l’Estonia provoca la Russia 

di Giuliano Longo

Il 28 giugno 1914 Gavrilo Princeps, un radicale serbo-bosniaco, sparò e uccise l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia. Princeps non agì da solo ma a nome  un’organizzazione chiamata Giovane Bosnia e dalla organizzazione segreta çerna ruka (mano nera) che ne volevano l’indipendenza dall’impero austro-ungarico.

L’assassinio dell’arciduca austriaco, immediato successore dell’imperatore Francesco Giuseppe, una provocazione che un mese dopo  culminò con un ultimatum alla Serbia il 23 luglio. A quel punto la Germania aveva promesso il suo sostegno all’Austria, mentre Russia e Francia si sarebbero mobilitate a sostegno del nazionalismo serbo e fu l’inizio della Prima Guerra Mondiale che poteva  essere evitata.

La digressione storica è per dimostrare che oggi la situazione potrebbe ripetersi. Ci sono state innumerevoli provocazioni da parte dell’Ucraina e di alcuni dei suoi sostenitori, tra cui Joe Biden, che ha autorizzato attacchi ATACMS a lungo raggio nel profondo della Russia, alcuni dei quali mirati ai radar di allerta precoce e alle basi dei bombardieri nucleari russi.

Per non essere da meno, il 3 maggio 2023 gli ucraini hanno lanciato attacchi con droni contro il Cremlino, prendendo di mira l’ufficio di Vladimir Putin. Tali attacchi sono inconcepibili senza l’aiuto tecnico della NATO, soprattutto perché i droni a lungo raggio necessitano di satelliti per le comunicazioni.

La Casa Bianca negò con imbarazzo le accuse di coinvolgimento, ma ormai  l’Ucraina e i suoi sostenitori avevano promosso e condotto anche una guerra culturale contro la Russia.

Fra questi uno dei principali provocatori è l’Estonia piccola nazione che si affaccia sul Mar Baltico, dove si trova la sua capitale è Tallinn. La città estone di Narva è  vicino al confine con la Russia come russa è la metà della sua popolazione. Ricordiamo che prima del conflitto tutte le indicazioni stradali e turistiche erano bilingue russo lituano.

Secondo i dati del 2023, l’Estonia ha una popolazione di 1,37 milioni di abitanti di questi tra il 20 e il 25% è russa e non a caso  prima del conflitto ucraino  tutte le indicazioni stradali e turistiche erano bilingue russo lituano.

Da diversi anni conduce una guerra culturale contro Mosca, pur dipendendo completamente dalla NATO per la propria sicurezza., ma l’esercito estone conta solo 7.700 effettivi in ​​servizio attivo (di cui 3.500 coscritti). E su una quasi inesistente forza aerea,

Si potrebbe pensare che l’Estonia non voglia crearsi problemi, ma sembra che sia vero il contrario, dovuto in gran parte alla convinzione estone che la NATO sia pronta a sostenerli a qualsiasi costo, anche di un conflitto europeo..

Le provocazioni non sono una novità per gli estoni, già parte dell’impero sovietico sino al suo crollo,  il cui odio per i russi rasenta l’isteria. Negando praticamente la cittadinanza a quei cittadini russi e attaccando la Chiesa ortodossa russa,  l’Estonia ha chiarito che farà tutto il possibile per umiliare la propria popolazione russa e la Russia stessa.

Nell’aprile del 2007, gli estoni decisero di spostare altrove lì il monumento noto come il Soldato di Bronzo di Tallinn. Quel monumento ospitava anche diverse tombe di soldati sovietici caduti combattendo contro i nazisti. Le salme furono riesumate e alle loro famiglie in Russia fu comunicato che potevano ritirare i resti, altrimenti sarebbero stati trasferiti nel cimitero militare di Tallinn insieme al monumento.

Ora, nel 2025 si assiste  a un’altra ondata di distruzione di monumenti, con l’abbattimento memoriali di guerra russi, inclusa  la profanazione delle loro tombe  nel cimitero militare di Tallinn..

Se c’è ancora  un principio unificante in Russia è proprio la grande importanza attribuita al ruolo decisivo della Russia nella sconfitta degli eserciti nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.

Ogni anno, il 9 maggio celebra la sua annuale Festa della Vittoria, che si concentra su una dimostrazione di potenza militare, seguita da una marcia cittadina più cupa, ma chiaramente significativa, nota come Reggimento Immortale. Nel corso di questa marcia, le famiglie portano con orgoglio poster e foto dei familiari caduti nella Grande Guerra Patriottica.

Il disprezzo mostrato dall’Estonia per quella vittoria russa con i compromessi estoni  nel sostegno dei nazisti, sta diventando sempre più fastidioso per Mosca.

A ciò si aggiungono i tentativi di impedire ai russi residenti  di ottenere la cittadinanza o addirittura di votare alle elezioni, mentre recentemente è stata introdotta  e ora ha introdotto una legge che rende ancora più difficile per i residenti russi essere trattati equamente.

L’Estonia sta anche cercando di bloccare qualsiasi rapporto tra le Chiese ortodosse russe in Estonia e il Patriarcato di Mosca come avvenuto in Ucraina , anzi non è esclusa la sollecitazione di Kiev in tal senso. Una discriminazione che susciterebbe disgusto  altrove se, ad esempio, ai cattolici europei o americani non fosse consentito comunicare con il Papa a Roma.

Tra i sostenitori della guerra in Europa, l’Estonia è in prima linea. Il suo ex Primo Ministro, Kaja Kallas, Alto (?) rappresentante della UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è la fan più accanita per la massiccia espansione della difesa europea e l’invio di truppe in Ucraina. Delle sei nazioni che apparentemente si sono impegnate a inviare truppe in Ucraina, l’Estonia è in testa alla lista, sebbene non abbia né uomini né mezzi da inviare.

Storicamente il problema delle provocazioni è che possono causare guerre. L’isterismo ora evidente nei canali ufficiali in alcune parti d’Europa ( Francia, Regno Unito, Germania, Estonia) riflette un’enorme preoccupazione per il fatto che l’Ucraina non sopravviverà all’attacco russo.Francesi e britannici, in particolare, stanno facendo del loro meglio per indebolire i tentativi pacificatori di Trump, anche se oggi sono alle prese con l’insensato aumento delle tariffe doganali trumpiane.

Eppure, anche nella prospettiva di un rallentamento dell’economia europea stanno decidendo, per non farsi mancare nulla, di stanziare subito altri 21 miliardi di armamenti per Kiev e a medio termine, l’impiego di 800 miliardi di euro per la difesa e gli armamenti i.

Sebbene parte di questo enorme investimento  possa essere spiegato come un salvataggio dell’industria e di conseguenza dell’economia (soprattutto tedesca), una spesa in deficit di tali dimensioni non sarà mai sufficiente a salvare i problemi del continente.

Anzi, già la rivista americana News Week di questa settimana suggerisce che parte di questo peculio potrebbe essere destinato proprio alle aziende belliche americane (delle quali l’Europa ha comunque bisogno) per dare una mano a Trump che in tempi più o meno brevi, i suoi dazi tenterà comunque di imporli.

In questo contesto di incertezza e mentre non si esclude l’offensiva russa d’estate che potrebbe avere esiti imprevedibili sul fronte, sono proprio i piccoli paesi baltici, che hanno ben poco e ben poco da perdere, ad aizzare i “volenterosi” a menar le mani.

Certo l’Estonia non conta in termini militari ed economici, ma anche la Bosnia non contava nulla nel  2014 e la Jugoslavia 90 anni dopo. Eppure fu la prima fu la  miccia che fece esplodere una guerra mondiale e il secondo  un micidiale conflitto etnico in Ugoslavia  che detrminò l’Operazione Deliberate Force in Bosnia ed Erzegovina nel 1995 e l’Operazione Allied Force in Kosovo nel 1999. 

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.11

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