Esteri

Migranti al confine polacco, si surriscalda lo scontro Ue-Bielorussia

Aleksander Lukashenko ha minacciato l’interruzione del transito del gas russo verso l’Europa in caso di nuove sanzioni Ue per l’emergenza migranti in arrivo dalla Bielorussia, sfoderando l’arma più appuntita nel momento in cui l’Unione è già alle prese con problemi di approvvigionamento energetico e relativi prezzi del metano alle stelle.  “Riscaldiamo l’Europa e ancora ci minacciano di chiudere il confine. E se chiudessimo il transito del gas verso di loro?”, ha detto il presidente bielorusso, consigliando “alla dirigenza polacca, ai lituani e ad altri senza testa di pensare prima di parlare. Per i vertici europei la prima risposta a Lukashenko è arrivata dal commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. “Certamente non ci facciamo intimidire dalle minacce di Lukashenko”, ha replicato Gentiloni, “non c’è dubbio che quando parliamo di autonomia strategica e aperta, in campo energetico, nel medio termine e nel breve termine sarà fondamentale lavorare per utilizzare al meglio le relazioni esistenti con Nord Africa, Norvegia, Russia” e altri fornitori.  Intanto, a Berlino, il presidente tedesco Steinmeier, con una mossa non solo simbolica, ha ricevuto quella che Bruxelles riconosce come leader dell’opposizione a Lukashenko, Svetlana Tsikanovskaya. Sul tema categorico il capo della doplomazia tedesca, Heiko Maas: “Siamo in una situazione in cui può sembrare emotivamente appropriato insultare il signor Lukashenko, ma questo non è più sufficiente. Ora è necessario imporre le giuste conseguenze. Ed è quello che insieme ai nostri partner europei vogliamo fare”. La crisi divide anche l’Europa, con il presidente del Consiglio Michel che non esclude la costruzione di un muro con fondi dell’Ue, e la presidente della Comissione, Von Der Leyen, che si dice contraria, auspicando una soluzione che coinvolga le agenzie delle Nazioni Unite. Da registrare, infine come iPaesi occidentali al Consiglio di Sicurezza Onu abbiano unanimemente condannato la Bielorussia per la crisi dei confini con la Polonia. Estonia, Francia, Irlanda, Norvegia, Usa e Gran Bretagna condannando la “strumentalizzazione di esseri umani orchestrata” al fine di “destabilizzare il confine esterno dell’Unione Europea”.

aggiornamento migrazioni del 12 novembre 2021 ore 11.52

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