Cronaca

Milano: 7 arresti per scontri a corteo Flotilla. Gip, Gaza solo un pretesto

(La Presse) Ancora arresti e misure cautelari a Milano per le scene di “guerriglia” del 22 settembre 2025 alla Stazione Centrale durante le proteste e il corteo partecipato da 15mila persone a sostegno della Global Sumud Flotilla in viaggio verso la Striscia di Gaza in quelle settimana e della popolazione palestinese stremata dalla guerra. Mercoledì mattina la polizia di stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di 7 persone, tutte maggiorenni e ritenute coinvolte nei disordini. Altri tre sono stati raggiunti dall’obbligo di dimora con presentazione quotidiana alla polizia per la firma. Numeri che si sommano ai 14 manifestanti già raggiunti a marzo da misure cautelari – obblighi e divieti di dimora e obblighi di firma – con le ipotesi a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, interruzione di pubblico servizio, oltraggio, lesioni aggravate e lesioni gravi o gravissime a pubblico ufficiale, lancio di oggetti a offendere e utilizzo di armi improprie. Mentre gli agenti della Digos di via Fatebenefratelli hanno identificato e denunciato altre 25 persone (di cui 4 minorenni) per i danneggiamenti avvenuti presso la Galleria delle Carrozze del principale scalo ferroviario milanese in piazza Duca d’Aosta: ricostruzione che per alcuni ha fatto scattare l’accusa di danneggiamento aggravato e distruzione/deterioramento di beni culturali per aver deturpato le vetrate dei portoni storici, bene culturale riconosciuto di particolare interesse. Fra le contestazione della sostituta procuratrice Francesca Crupi ci sono infine gli scontri con le forze dell’ordine schierate a tutela del primo dello snodo ferroviario cittadino, poi proseguiti lungo via Vittor Pisani.
Secondo la gip Giulia D’Antoni dai pro-pal ci sarebbe stato “intento di devastazione” e volevano la “vera e propria distruzione delle vetrate dei portoni storici”. Per farlo avrebbero prima danneggiato “arredi urbani”, si legge nell’ordinanza, come “manto stradale, cassonetti della spazzatura, pezzi di impalcature edilizie, biciclette parcheggia in strada”, per poi utilizzare una “buona parte” di questi “beni” come “armi, per rendere più efficace” la protesta successiva e la rottura delle “vetrate” storiche. I “sanpietrini” sono stati invece “lanciati in direzione” degli “agenti di polizia” e di alcuni “mezzi di trasporto”. La giudice non ha riconosciuto scusanti per la concitazione del momento né per i motivi della protesta. Il “sostegno” alla “causa palestinese” sarebbe anzi – ha scritto – solo “l’occasione e il pretesto per dare sfogo ad espressioni di ribellione e ostilità nei confronti dello Stato e delle sue istituzioni”. Quel giorno si sarebbe assistito a uno “scenario di guerriglia” che “non coincide con le motivazioni” pubbliche della “manifestazione”. Indagati e arrestati avrebbero un “temperamento facinoroso” e una personalità “tendente a forme ingiustificate ed incontrollate di violenza” che si traducono in “atti distruttivi e vandalici” . Argomentazione che, a livello di esigenze cautelari, la portano a ritenere che potrebbero tornare a “riproporsi” in manifestazioni delle stesso tenore per reiterare nelle azioni ad “elevata carica di violenza e aggressività”.
Francesco Floris

Related posts

Papa Benedetto “voleva far luce” sulla vicenda di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983. A spiegarlo è stato monsignor Valentino Miserachs Grau, già maestro di canto corale della scuola di musica ‘Tommaso Ludovico da Victoria’. Qui, dalla classe di Canto corale fu organizzato il coro ‘T. L. da Victoria’, con il quale unitamente all’Orchestra sinfonica della Scuola, realizzò più di trecento esecuzioni, fra saggi e concerti e tra gli alunni di questa scuola c’era proprio Emanuela Orlandi. Il monsignor Valentino Miserachs Grau ha parlato oggi durante l’audizione della Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi. Monsignor Valentino Miserachs Grau ha spiegato anche di essere stato interrogato dal capo della gendarmeria vaticana “nel 2012”, Domanico Giani ma di non sapere se “oltre me è stato convocato qualcuno”. C’erano anche “l’assessore della Segreteria di Stato e qualche altro gendarme perché papa Benedetto voleva far luce sulla questione”. Sui social, intanto, il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha annunciato l’incontro pubblico ’41 anni senza arrendersi’, che si terrà a Roma lunedì 7 ottobre in Campidoglio, presso la Sala della Protomoteca, alle 16.30.

Redazione Ore 12

Calci e pugni alla moglie malata: orrore a Catania

Redazione Ore 12

Carabinieri, i primi 70 anni del Racis

Redazione Ore 12