“Quando parlano di associazione a delinquere dovevano mettere insieme a me anche il ministero degli Interni e la Prefettura di Reggio Calabria perché allora mi chiamavano ‘San Lucano’ in Prefettura perché gli risolvevo i problemi degli sbarchi”. E’ quanto dichiara Mimmo Lucano, passando al contrattacco e tornando sulla condanna in primo grado a oltre 13 anni di carcere. “A Riace c’era un’organizzazione dell’accoglienza, c’erano le associazioni, le coop”, aggiunge. “A Riace c’era un’organizzazione dell’accoglienza, c’erano le associazioni, le coop e alla fine lo Stato mi ripaga dicendo che ho fatto l’associazione. Allora se ho fatto l’associazione anche loro sono partecipi perché mi chiedevano numeri altissimi per un piccolo borgo ai quali dicevo sì per la mia missione. E lo Stato come mi ripaga? Dandomi 13 anni e 2 mesi”. “In questa vicenda ci sono tante ombre e cose gravi. Mi aspetto che qualcuno si ricordi della ragazza che, a causa della chiusura del progetto Cas per mancanza di fondi, è poi morta in un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando”, spiega Lucano a proposito della giovane, Becky Moses, 26enne nigeriana morta il 27 gennaio 2018
