La guerra di Putin

Missili americani Tomahawk per Kiev, una decisione pericolosa

di Giuliano Longo

Gli Stati Uniti sono pronti a “vendere” missili da crociera Tomahawk all’Ucraina pagati dall’Europa.

L’inviato speciale statunitense in Ucraina, il generale in pensione Keith Kellogg, afferma che manca solo la decisione finale del Presidente. Gli Stati Uniti hanno già accettato, ha detto Kellogg, attacchi di Kiev in profondità sul territorio russo, e manca solo la consegna dei Tomahawk, ormai quasi certa.

Sebbene Washington possa considerarlo un caso chiuso, ciò non toglie che la decisione sia avventata e destabilizzante poiché mette gli Stati Uniti in rotta di collisione diretta con la Russia, che potrebbe portare a una guerra in Europa.

Il missile da crociera Tomahawk era originariamente concepito per dotare la triade nucleare statunitense di un sistema in grado di sganciare armi nucleari contro l’URSS.

L’idea era di creare un sistema che fosse quasi impossibile da contrastare per le difese aeree sovietiche, dopo che divenne chiaro che i bombardieri convenzionali, in particolare il B-52, non potevano operare ad alta quota sul territorio sovietico.

Il Tomahawk era progettato per effettuare missioni di “rilevamento della Terra”. Vale a dire che, una volta sorvolato lo spazio aereo sovietico, era progettato per scendere fino a un’altezza prossima alle cime degli alberi e seguire i contorni della Terra, rendendo difficile, se non impossibile, il rilevamento tempestivo.

Questi missili erano disponibili in tre versioni principali:  missili da crociera lanciati dall’aria, tipicamente e trasportati dai bombardieri B-52; missili da crociera lanciati da terra;  lanciati dal mare, trasportabili da navi di superficie come  cacciatorpediniere. Originariamente avevano una doppia capacità, in quanto potevano essere dotati di testate nucleari o convenzionali.

In parte, a causa dell’ormai defunto accordo sulle Forze Nucleari Intermedie (INF) e anche perché un missile da crociera in territorio sovietico sarebbe stato interpretato come un attacco nucleare, gli Stati Uniti accantonarono le testate nucleari in favore dei Tomahawk, ma c’è ancora confusione su cosa sia successo a queste testate, se siano ancora in deposito a lungo termine o siano state smantellate.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato Tomahawk a testata convenzionale contro Iraq, Afghanistan, ISIS in Siria, Libia, Jugoslavia, Bosnia-Erzegovina, Somalia, Yemen e Iran. Il numero di Tomahawk convenzionali utilizzati nel corso degli anni è compreso tra 2.000 e 3.000, ma nell’inventario degli Stati Uniti ci sono 4000 di questi missili, la maggior parte dei quali sono stati  modernizzati.

Se gli Stati Uniti consegnassero i Tomahawk all’Ucraina dovrebbero essere azionati da tecnici statunitensi o britannici e supportati dall’intelligence statunitense per selezionare i bersagli e programmati  per colpirli.

E’ quindi evidente che la dotazione dei Tomahawk all’Ucraina  verrebbe considerato come un diretto intervento degli Stati Uniti nel conflitto e, in effetti, non esiste un modo conveniente per gli Stati Uniti di negare l’utilizzo di tali armi. Ciò significa che se Trump autorizza i missili, sta anche ordinando all’esercito statunitense (o al suo surrogato britannico) di usarli contro la Russia.

I russi affermano che i Tomahawk per l’Ucraina non sono un “punto di svolta“. E sottolineano che la guerra al fronte di terra  non subirà mutamenti con l’impiego di questi missili, che in effetti sono ampiamente inutili negli scenari di guerra convenzionali.

Certamente i Tomahawk mireranno a distruggere lòe risorse economiche russe di fondamentale importanza, ma anche basi missilistiche e aeree in Russia, mentre  Trump parte dal presupposto che l’economia russa sia sull’orlo del collasso e che questi missili potrebbero contribuire a “sigillare l’accordo” e forzare il crollo del regime di Putin.

Come già pubblicato anche da ORE 12 ieri, vi sono prove che gli attacchi infrastrutturali sul territorio russo siano stati costosi per Mosca e abbiano creato problemi, non ultimo il danno significativo alle raffinerie di benzina. Di recente la Russia ha deciso di bloccare le esportazioni di benzina per mitigare la perdita di produzione a livello nazionale.

L’Ucraina ha preso di mira anche altri segmenti infrastrutturali critici, tra cui le centrali nucleari (finora senza successo) e i trasporti, comprese le ferrovie, principalmente attraverso sabotaggi sul territorio russo.

Nessuno può dire quanti missili da crociera Tomahawk (e piattaforme di lancio) potranno essere consegnati  né sappiamo quanto i russi possano affrontare quest’arma.

Le difese aeree russe si sono evolute nel corso degli anni e sono di gran lunga migliori di quando il Tomahawk entrò in servizio per la prima volta nel 1983. Tuttavia, come dimostrano i recenti eventi nel caso dei droni a lungo raggio, ci sono molte lacune nella copertura della difesa aerea russa.

L’uso dei Tomahawk eserciterà comunque una forte pressione sui leader russi affinché intensifichino le loro operazioni in vari modi e utilizzino armi finora per lo più tenute fuori dal conflitto.

In particolare mantenendo potenzialità come l’uso dei missili Oreshnik, ora prodotti in serie. Armati con testate non nucleari, hanno una velocità di tre chilometri al secondo, che gli consentirebbe di raggiungere il bersaglio senza essere distrutto, con una gittata di migliaia di chilometri. Un altro dei motivi per cui gli Stati Uniti stanno cercando di sferrare un colpo decisivo a Putin e alla Russia è il timore di Washington che Mosca stia preparando  una nuova offensiva per provocare un cambio di regime a Kiev.

La strategia russa, finora, è stata quella di smantellare l’esercito e costringere l’attuale regime ucraino a dimettersi., ma numerosi rapporti fra i quali quelli del portale militare americano  di studi militari ISW filoucraino, indicano che la Russia starebbe preparando per una grande offensiva, ma almeno finora non ci sono prove concrete che ciò sia vero.

Allo stesso modo, ci sono voci secondo le quali  anche l’Ucraina starebbe pianificando una grande offensiva, probabilmente diretta alla Crimea, ma non è chiaro dove Zelensky possa trovare truppe per un’operazione del genere, soprattutto perché, almeno in parte, dovrebbero essere ritirate dalle altre linee del fronte, esponendo il suo esercito ad alti rischi su altre parti del fronte, dove sta già subendo l’iniziativa dell’esercito russo.

Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha annunciato nuovi attacchi con armi a lungo raggio in profondità nel territorio russo e ha promesso che le forze armate ucraine avrebbero dimostrato la “potenza dell’Ucraina” minacciando nel corso del forum di Varsavia, che  in futuro non ci sarà “un solo posto sicuro” in Russia, poiché le Forze armate ucraine avrebbero già la capacità di colpire qualsiasi obiettivo militare russo.

la settimana scorsa anche  Zelenskyy, aveva minacciato di colpire il Cremlino affermando che se i russi avessero continuato a colpire le infrastrutture energetiche ucraine, Kiev avrebbe provocato un blackout nella capitale russa.

Lo stesso giorno rivelava  che Trump aveva  già autorizzato Kiev ad attaccare obiettivi in ​​territorio russo, contrariamente alle cautele sempre manifestate dal suo predecessore Joe Biden accusato di essere un “guerrafondaio”.

Cautele non fuori luogo se ci si chiede fino a che punto la Russia si spingerebbe se provocata direttamente anche dagli Stati Uniti. Una una scelta  quella dei Tomahawk che  Washington dovrebbe valutare attentamente prima di  di fornire missili , sia pur pagati dall’Europa, che potrebbe portare la guerra nel nostro Continente.

Foto del missile Tomahawk

Related posts

Reshetnikov (Sviluppo Economico Federazione Russa): “Ci si adatta a sanzioni, verso aumento Pil”

Redazione Ore 12

Guerra Russia-Ucraina, aggiornamenti non solo dal fronte

Redazione Ore 12

Kiev invia rinforzi ad Avdiivka, ma i resistenti sono allo stremo

Redazione Ore 12