“Il ruolo del governo” in Mps “è terminato”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una intervista a Bloomberg News, confermando che l’esecutivo non sarà coinvolto nelle future decisioni di governance e strategia della banca. Meloni ha definito il Monte Paschi uno di quei dossier “complessi” ma gestiti con successo, descrivendo il piano di salvataggio e di risanamento di questa banca “molto ambizioso”. Oggi, ha detto, l’istituto è “una realtà solida”. Lo Stato detiene circa il 4,9% del capitale, una quota che “non ci dà la possibilità di esercitare influenza sulla governance”, secondo Meloni, aggiungendo che “non parteciperemo alle nomine dei nuovi organismi di amministrazione e di controllo.” Alla domanda su quale ruolo si auspica per Generali. che ha in pancia miliardi di risparmio degli italiani, Meloni escluso “vincoli impropri” o limiti alla gestione di qualsiasi società che detiene risparmi italiani, ma ha affermato che il ruolo del governo è quello di capire la strategia che ha chi gestisce queste risorse. “E’ importante che quelle risorse possano essere investite per contribuire a rafforzare l’economia italiana, in un circolo virtuoso che è positivo per tutti”, ha concluso. L’annuncio della Meloni non è stato però bene accolto.
Mps: Misiani (Pd), comunicazioni improvvide a mercati aperti grave errore
Sull’annuncio della Meloni interviene anche il senatore e responsabile economico del Pd, Misiani: “Annunciare a mercati aperti che il ruolo dello Stato in MPS sarebbe concluso è una scelta inopportuna e potenzialmente dannosa. Quando si parla di un dossier così delicato, che coinvolge risparmiatori, lavoratori e l’equilibrio del sistema bancario, servono prudenza, chiarezza e una linea industriale ben definita. L’eventuale uscita pubblica dal capitale deve essere accompagnata da un percorso trasparente, da obiettivi precisi e da tempi coerenti con la tutela dell’interesse nazionale. Non può essere liquidata con una dichiarazione estemporanea mentre Piazza Affari è in piena contrattazione. Non è una questione di appartenenza politica. È una questione di serietà istituzionale e di rispetto verso i mercati. Il governo ha il dovere di agire con responsabilità, non di inseguire la comunicazione”.
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