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Myanmar devastato dal sisma, le vittime potrebbero essere migliaia

Non c’è ancora un bilancio ufficiale del sisma che ha colpito il Myanmar, ma si teme possano esserci centinaia di vittime. L’ampiezza della devastazione ha spinto la giunta militare, isolata a livello diplomatico, a fare una richiesta di aiuti internazionali. Una scossa superficiale, 10 chilometri di profondità, di magnitudo 7,7 ha colpito a nord-ovest della città di Sagaing nel Myanmar centrale, ed è stata seguita pochi minuti dopo da una scossa di assestamento di magnitudo 6,4. Gli ospedali della capitale amministrativa Naypyidaw sono stati presi d’assalto dai feriti.  Nella storica capitale di Mandalay, seconda città del paese, vicina all’epicentro,  sono segnalati numerosi crolli di edifici e danni anche all’antico palazzo reale. Crollato anche un ponte di epoca coloniale, che aveva 91 anni, a Sagaing.

Il terremoto ha distrutto molte aree di un Paese già devastato dalla guerra. Un primo parziale bilancio ufficiale delle vittime segnala almeno 144 morti e 732 feriti, lo ha dichiarato il capo della giunta militare, Min Aung Hlaing,  in un discorso trasmesso dai media statali sottolineando però che “il bilancio è destinato a salire”. E ha quindi invitato “qualsiasi Paese e qualsiasi organizzazione” ad aiutare con i soccorsi. Il sisma è stato avvertito anche in Cina, Vietnam e Thailandia. A Bangkok  sono morte 8 persone, di cui sette nel cantiere del grattacielo in costruzione che è crollato proprio a causa del sisma, lo ha reso noto  il governatore della città Chadchart Sittipunt. L’onda sismica ha scosso un’area vastissima, colpendo anche Bangladesh, Vietnam, Thailandia e Cina meridionale. A Bangkok, un grattacielo in costruzione di 33 piani è crollato, uccidendo almeno otto operai e lasciando decine di dispersi. La capitale thailandese è stata dichiarata “zona di emergenza”. Come ha detto qualcuno: è come se un terremoto in Sicilia fosse così forte da devastare Monaco di Baviera. Altri hanno ricalcolato l’intensità in parametri più vicini ai nostri: è stato 300 volte più potente di quello di Amatrice.
A Mandalay, il principale ospedale cittadino è stato preso d’assalto dai feriti, con medici e infermieri sopraffatti dall’afflusso. Le immagini che arrivano dal Myanmar mostrano un paese in ginocchio: il ponte Ava, una storica struttura metallica, è crollato nel fiume Irrawaddy; monasteri e stupa secolari sono stati ridotti in macerie; i residenti, troppo spaventati per tornare nelle proprie case, hanno improvvisato rifugi di fortuna nelle strade. Il sisma arriva in un momento drammatico per il Myanmar, già provato dal conflitto tra la giunta militare e i ribelli. L’ONU stima che prima del terremoto 20 milioni di birmani fossero già senza cibo e riparo adeguati. In passato, il regime ha limitato l’accesso agli aiuti internazionali, ma questa volta ha dichiarato lo stato d’emergenza e chiesto sostegno alla comunità globale.

António Guterres, segretario generale dell’ONU, ha annunciato un primo stanziamento di 5 milioni di dollari per gli aiuti umanitari. Gli Stati Uniti hanno promesso supporto, mentre i soccorritori denunciano difficoltà nelle operazioni a causa delle interruzioni alle linee elettriche e di comunicazione, spesso orchestrate dalla stessa giunta per soffocare il dissenso. La situazione resta critica. I militari, che controllano solo il 20% del Paese, potrebbero sfruttare la crisi per consolidare il potere, bloccando aiuti alle zone controllate dai ribelli. Nel frattempo, la popolazione è allo stremo: nelle città colpite, i sopravvissuti dormono in strada per paura di nuove scosse, mentre i soccorritori scavano tra le macerie sperando di trovare ancora qualcuno in vita.

Aggiornamento Myanmar ore 15.13

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