Ancora un record al ribasso per le nascite: nel 2023 scendono a 379.890, registrando un calo del 3,4% sull’anno precedente. Il calo delle nascite prosegue anche nel 2024: in base ai dati provvisori relativi a gennaio-luglio le nascite sono 4.600 in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. Il numero medio di figli per donna scende: si attesta a 1,20, in flessione sul 2022 (1,24) e la stima provvisoria elaborata sui primi 7 mesi del 2024 evidenzia una fecondità pari a 1,21. Al 1° gennaio 2024 la popolazione residente in Italia è pari a 58 milioni 990mila unità (dati provvisori), in calo di 7mila unità rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-0,1 per mille abitanti). Confermando quanto già emerso nel 2022 (-33mila unità) prosegue il rallentamento del calo di popolazione che, dal 2014 al 2021 (-2,8 per mille in media annua), ha contraddistinto il Paese nel suo insieme. La variazione della popolazione nel 2023 rivela un quadro eterogeneo tra le ripartizioni geografiche. Nel Mezzogiorno la variazione è negativa, peraltro consistente nella misura del -4,1 per mille. Nel Nord, invece, la popolazione aumenta del 2,7 per mille. Stabile quella del Centro (+0,1 per mille). A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,6 per mille), in Lombardia (+4,4 per mille) e in Emilia-Romagna (+4,0 per mille). Le regioni, invece, in cui si è persa più popolazione sono la Basilicata (-7,4 per mille) e la Sardegna (-5,3 per mille). Quanto alla natalità all’inizio del secolo scorso nascevano più di un milione di bambini l’anno (1.057.763 nel 1901) e, fino al 1948, il numero di nascite si è mantenuto stabile (intorno al milione/anno) ad eccezione degli anni 1916-1918 e 1940-1945 in cui si è avuto un calo significativo legato agli eventi bellici. Il 1964 è l’ultimo anno in cui le nascite hanno superato, anche se di poco, il milione, infatti, negli anni successivi tale dato ha manifestato una progressiva riduzione che si è accentuata nell’ultimi due decenni. La tendenza ad avere meno figli è un fenomeno che ha investito la gran parte dei paesi europei. Anche Francia e Germania, così come l’Italia, hanno raggiunto il loro minimo storico attorno alla metà degli anni Novanta: la Francia nel 1993, con un tasso pari a 1,66, nel 1994 la Germania con un tasso dell’1,25. Al contrario di quanto accaduto in Italia, però, la ripresa successiva è stata più intensa e veloce; così, se attorno alla metà degli anni Novanta le differenze tra Germania e Italia nel numero medio di figli per donna erano minime, oggi i due paesi si distanziano maggiormente. Anche l’età media delle donne nell’Unione Europea al momento del parto del primo figlio sta gradualmente aumentando e si è attestata a 29,4 anni nel 2019 (range: 26,4 in Bulgaria a 31,4 in Italia), come illustrato nella figura in basso (Dati EUROSTAT 2020. L’età media al parto delle donne residenti in Francia e Germania è stata nel 2021, rispettivamente di 31,0 e 31,5 anni; quindi, più bassa di 1 anno e mezzo e di un anno circa rispetto a quella delle donne residenti in Italia che a sua volta risulta più bassa di due mesi rispetto alla Spagna che nel 2021 si attesta attorno ai 32,6 anni.
