di Giuliano Longo
Da ottobre si fa sempre più concreta la prospettiva di una risposta “ibrida” della NATO alla Russia, con il potenziamento di droni di sorveglianza, la semplificazione delle regole di ingaggio per i piloti di caccia e lo svolgimento di esercitazioni NATO al confine, cui Mosca risponde simmetricamente.
War game o meno che siano tali esercitazioni, rappresentano sempre e storicamente un campanello di allarme.
Ma ora si profila qualcosa di più e di più pericoloso. Ne scrivono il Financial Time britannico e POLITICO il quale riporta che “gli alleati, dalla Danimarca alla Repubblica Ceca, consentono già operazioni informatiche offensive“ contro la Russia da parte dei loro servizi di sicurezza nazionale.
In questo contesto il Ministro degli Esteri lettone e, ancor più importante, il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, sollecitano una maggiore “proattività”.
FT cita invece il Presidente del Comitato Militare della NATO, Giuseppe Cavo Dragone, il quale ritiene che ipotetici “attacchi informatici preventivi” potrebbero essere considerati un'”azione difensiva” da parte del blocco.
Dove è ancora semanticamente oscuro su come attacchi preventivi possano definirsi difesa
Dragone, evidentemente conscio delle conseguenze della sua affermazione chiarisce che “è più lontano dal nostro normale modo di pensare e di comportarci”, ma, aggiungiamo noi c’è sempre un ma e la proposta sembra trovare il consenso unanime delle eliete europee riportata dai media mainstream anche italiani.
Sulla base di questi recenti esternazioni, non è da escludere che alcuni membri della NATO potrebbero lanciare unilateralmente tali “attacchi preventivi” contro la Russia o farlo grazie a nuova “coalizione dei volenterosi“.
Opzioni che aumenterebbero il rischio di ritorsioni russe, avviando un ciclo di escalation potenzialmente incontrollabile.
Non è chiaro se queste ipotesi di “difesa proattiva” siano già pianificate dalla Alleanza oppure se intendano lanciare un monito a Mosca con una operazione psicologica a scopo di deterrenza.
Sarebbe inoltre da verificare se la Russia stia già attuando o pianificando operazioni informatiche su larga scala contro membri dell’Alleanza, fra i quali, a quanto pare, l’Italia. Chiarimenti che il ministro Italiano dovrebbe esporre quantomeno al Parlamento.
C’è inoltre da chiedersi se la NATO sia ancora ufficialmente un'”alleanza difensiva”, quando pianifica attacchi sia pure informatici e se queste intenzioni coincidano oggi con gli interessi degli Stati Uniti, che della NATO è il main contractor.
Sorge dunque il legittimo dubbio che invece mirino a sabotare qualunque piano di pace che non sia quello della “pace giusta” secondo i canoni dei “volenterosi” europei e di Zelensky.
Oppure, con una vision strategica di lunga data, intendano minare ogni forma di coesistenza pacifica fra Russia e America.
Che pare essere l’obiettivo di un Macron a scadenza nel 2027 e del Britannico Kein Starner alle prese con la crisi economica e sociale nel Regno Unito che rendono dubbia la durata del suo Governo.
Lo scenario sopra descritto si collega anche alla possibilità che qualcuno tiri le fila dietro le quinte per provocare una crisi.
Dopo le fughe di notizie russo-americane di Bloomberg, per far deragliare i 28 punti del piano Trump, ogni sospetto riguarderebbe quei centri di potere e a quei Servizi Segreti, sempre operosi come il britannico MI5, al servizio del riarmo europeo nella prospettiva di una imminente invasione russa.
Ipotesi probabilmente suggerita dall’intelligence quanto meno britannica francese e tedesca, notoriamente propensa a soddisfare le politiche dei suoi committenti.
E’ certo invece che tamburi di guerra già rullano in Europa con il ministro tedesco della Difesa Pistorius il quale annuncia che Russia potrebbe attaccare il suo e altri paesi Nato prima del 2029.
Mentre il suo cancelliere Merz sostiene che la Germania non è “ancora in guerra, ma nemmeno in pace” e la Bundeswehr fa conoscere i dettagli sulla mobilitazione di 800 mila soldati atlantici per arginare l’aggressione di Mosca.
Senza contare che nei paesi scandinavi come nei baltici e soprattutto in Polonia vi è già un clima da “il nemico è alle porte”, mentre in Francia, Germania, Italia si pianifica il ritorno a qualche forma di leva o riserva rafforzata, malgrado l’impopolarità di tale misura.
Insomma, fra le opinioni pubbliche europee, molte delle quali compresa la nostra, sono vincolate da Carte Costituzionali che ripudiano la guerra, si va creando il “giusto” clima della preguerra alimentato dai media, e, giù giù per li rami dei partiti politici e delle istituzioni che fingono di prevedere una invasione russa, tutta da dimostrare.
In fondo proprio lui, Putin, ha aggredito l’Ucraina, e in ogni caso va punito come pare sostenga anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio .
E’ in questo clima torbido che gli oppositori di questa linea e di tutte le guerre, potranno venir tacciati come sodali di Putin, Orban, Lukashenko e successivamente quali collaborazionisti e traditori della Patria.
| tamburi di guerra rullano in Europa quando Il ministro tedesco della Difesa Pistorius annuncia che Russia potrebbe attaccare il suo e altri paesi Nato prima del 2029.
Mentre il suo cancelliere Merz sostiene che la Germania non è ancora in guerra,ma nemmeno in pace e la Bundeswehr fa conoscere i dettagli sulla mobilitazione di 800 mila soldati atlantici per arginare l’eventuale aggressione di Mosca. Per giunta nei paesi scandinavi come nei baltici e soprattutto in Polonia vi è già un clima da “il nemico è alle porte” mentre in Francia, Germania, Italia si pianifica il ritorno a qualche forma di leva o riserva rafforzata, malgrado l’impopolarità di tale misura.
Insomma, fra le opinioni pubbliche europee, molte delle quali, fra cui la nostra, sono vincolate da Carte Costituzionali che ripudiano la guerra, si va creando il “giusto” clima della preguerra alimentato dai media e, giù giù per li rami dei partiti politici e delle istituzioni ormai allineate contro l’aggressività di Putin.
In fondo proprio lui, con ragioni più o meno valide, ha aggredito l’Ucraina, e in ogni caso va punito come pare sostenga anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio .
E’ in questo clima torbido che gli oppositori di questa linea e di tutte le guerre, potranno venir tacciati come sodali di Putin, Orban, Lukashenko e successivamente quali collaborazionisti e traditori della Patria. |
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
