di Marino Marini
Il gabinetto di sicurezza ha approvato dopo dieci ore di discussione la proposta del primo ministro Benyamin Netanyahu di conquistare Gaza city. Dall’inizio della guerra, l’Idf ha evitato di entrare in buona parte dell’area della città. L’operazione richiederà l’evacuazione dell’area in cui attualmente vive circa un milione di abitanti della Striscia. Dopo la decisione del gabinetto di sicurezza, un alto funzionario israeliano ha sottolineato che “l’operazione che l’Idf preparerà riguarda solo Gaza City: l’obiettivo è evacuare tutti i residenti della città verso i campi profughi centrali e altre aree entro il 7 ottobre 2025 (data del secondo anniversario del massacro di Hamas nel sud di Israele). Verrà imposto un assedio ai terroristi rimasti nella zona e nel frattempo l’esercito manovrerà dentro la città”. Lo riferisce Channel 12, aggiungendo che il premier e il ministro della Difesa Israel Katz sono stati autorizzati ad approvare il piano operativo definitivo dell’Idf. La nota diffusa dall’Ufficio del premier Benyamin Netanyahu a conclusione della riunione afferma che “il gabinetto di sicurezza ha adottato a larga maggioranza i cinque principi per la fine della guerra: smantellamento dell’arsenale di Hamas, ritorno di tutti gli ostaggi, vivi e deceduti; smilitarizzazione della Striscia di Gaza; controllo della sicurezza da parte di Israele sulla Striscia; istituzione di un’amministrazione civile alternativa, che non sia né Hamas né l’Autorità Palestinese.
Poi l’Idf fa sapere anche “che non esiste una risposta umanitaria per il milione di persone che sposteremo a Gaza. Sarà tutto estremamente complesso. Propongo di rimuovere l’obiettivo del ritorno degli ostaggi tra gli obiettivi della guerra”, ha detto il capo di stato maggiore Eyal Zamir durante la riunione di gabinetto esprimendo contrarietà per il piano presentato dal primo ministro. Va detto poi della reazione delle opposizione al Piano del Governo dell’ultradestra israeliana: “Un “disastro”. Il leader dell’opposizione israeliana, Yair Lapid, commenta così su X il via libera del gabinetto di sicurezza israeliano, annunciato dall’ufficio del premier Benjamin Netanyahu, al piano “per sconfiggere Hamas”. Per Lapid si tratta di un “disastro che porterà a molti altri disastri”. “In totale contrasto con l’opinione dei vertici militari e della sicurezza, senza considerare il logoramento e la fatica delle forze combattenti, Ben-Gvir e Smotrich hanno trascinato Netanyahu verso una mossa che porterà alla morte degli ostaggi, all’uccisione di molti soldati, costerà decine di miliardi e porterà a un collasso diplomatico – scrive Lapid nel post – Questo è esattamente quello che voleva Hamas, che Israele resti intrappolato sul campo senza uno scopo, in un’occupazione inutile che nessuno capisce dove porterà”. Da registrare poi le reazioni internazionali sulla scelta del Premier israeliano e del suo Governo. Innanzitutto le Nazioni Unite che hanno “di fermare fermi immediatamente il proprio piano di controllo militare sulla Striscia di Gaza”. Il premier britannico Keir Starmer ha affermato che Israele dovrebbe riconsiderare il suo piano, “sbagliato”, di prendere il controllo di Gaza City. Poi l’Australia che fa sapere come l’occupazione della Striscia di Gaza decisa dal governo israeliano “non farà che peggiorare la catastrofe umanitaria” in corso nel territorio palestinese. Lo ha dichiarato in una nota, riportata dalla stampa australiana, il ministro degli Esteri di Canberra, Penny Wong, che ha invitato Tel Aviv a “non imboccare questa strada”.
Durissima la reazione nel mondo arabo. L’occupazione della Striscia di Gaza annunciata dal governo israeliano spingerà Hamas a uccidere gli ostaggi superstiti. È l’avvertimento che un diplomatico egiziano avrebbe fatto pervenire alle controparti statunitensi, secondo quanto riferisce Al-Akhbar, testata libanese affiliata a Hezbollah. Il diplomatico avrebbe sottolineato che il piano di Tel Aviv “porterà necessariamente alla morte degli ostaggi israeliani perché i loro carcerieri sono stati istruiti a ‘neutralizzarli’ in caso di assedio”. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, avrebbe chiesto un colloquio diretto con l’omologo statunitense, Donald Trump, aggiunge la fonte.
