Esteri

NYT: in 7 ore Israele può attaccare il nucleare iraniano. Ricatto mediatico a Teheran?

 

Secondo quanto riportato dal New York Time che cita alti funzionari dell’intelligence statunitense, Israele potrebbe lanciare un attacco contro i siti nucleari iraniani in appena sette ore. Ciò darebbe all’amministrazione Trump poco tempo per tentare di fare pressione sul primo ministro Benjamin Netanyahu affinché cambi idea.

Un attacco del genere metterebbe di fatto a repentaglio l’accordo sul nucleare e i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riferito, i funzionari dell’intelligence statunitense dubitano che un attacco unilaterale da parte di Israele possa raggiungere il suo obiettivo, ma ritengono che un contrattacco iraniano costringerebbe gli Stati Uniti a intervenire a sostegno di Israele.

Secondo gli stessi funzionari un attacco potrebbe essere effettuato anche se venisse raggiunto un accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Iran e potrebbe sabotare l’accordo in fieri.

Di fatto, resoconti di questo tipo sono diventati una costante nella stampa occidentale nell’ultimo anno. Nel settembre dello scorso anno, il Wall Street Journal riferiva che Israele aveva inviato “messaggi chiari” all’Iran attraverso canali secondari, avvertendo che qualsiasi attacco al territorio israeliano avrebbe provocato una risposta mirata anche agli impianti nucleari iraniani.

A ottobre USA Today e Forbes riferivano  che Israele stava valutando la sua risposta all’attacco missilistico dell’Iran del 1° ottobre, che avrebbe potuto avere come obiettivi potenziali anche i siti nucleari.

A febbraio di quest’anno, il Wall Steet Journal scriveva che durante gli ultimi giorni dell’amministrazione Biden, i funzionari dell’intelligence statunitense ritenevano che Israele stava prendendo in considerazione attacchi contro i siti nucleari iraniani entro l’anno con l’obiettivo di sfruttare la debolezza dell’Iran.

Infine il  mese scorso il NYT riferiva  che Israele aveva pianificato un attacco congiunto contro gli impianti nucleari iraniani con il supporto degli Stati Uniti entro maggio, ma che Trump aveva  bloccato il piano a favore di colloqui diplomatici.

Questi resoconti frequenti e regolari sui media occidentali danno l’impressione che un attacco israeliano contro gli impianti nucleari iraniani, con o senza il supporto degli Stati Uniti, sarebbe imminente e possa verificarsi in qualsiasi momento.

Perché Israele allora Israele non ha ancora lanciato questi attacchi, nonostante la presunta e attuale “debolezza” dell’Iran? Una domanda ancora più importanza se considerata le molteplici occasioni che Tel Aviv ha avuto per colpire quel nucleare.

Nell’aprile 2024 Israele ha lanciato due attacchi aerei contro  limitati contro un sito radar di difesa aerea vicino a Isfahan. Una rappresaglia per gli attacchi iraniani con droni e missili contro Israele del 13 aprile 2024. Gli attacchi a Isfahan causarono danni minimi, senza segnalazioni di danni a impianti nucleari o petroliferi.

Nell’ottobre dello scorso anno, Israele ha effettuato una serie più ampia di attacchi aerei, con l’operazione “Giorni del Pentimento”, contro siti militari tra i quali impianti di produzione missilistica e sistemi di difesa aerea nelle regioni di Teheran, Khuzestan e Ilam. Ma durante questi attacchi Israele ha accuratamente evitato le infrastrutture nucleari e petrolifere iraniane per impedire un’escalation.

Ciò dimostra che, nonostante la retorica israeliana e nonostante i resoconti dei media occidentali, Israele vuole evitare una guerra su vasta scala con l’Iran senza l’esplicito sostegno degli Stati Uniti.

Vale la pena notare che Israele ha chiesto anche l’esplicito sostegno degli Stati Uniti per affrontare la minaccia degli Houthi nel Mar Rosso sostenuti da Teheran.

Ma anche contro queste milizie le operazioni congiunte statunitensi e israeliane hanno ottenuto solo un successo limitato. E lo stesso NYT all’inizio di maggio riferiva  che gli Stati Uniti avevano abbandonato le operazioni contro gli Houthi senza raggiungere i loro obiettivi, poiché Trump temeva una guerra lunga e protratta in Medio Oriente.

È comprensibile che Israele sia totalmente contrario a qualsiasi accordo sul nucleare iraniano tanto che il mese scorso Netanyahu dichiarava che “L’unico ‘buon accordo’ sarebbe quello modellato sull’accordo sottoscritto dalla Libia nel 2003, in base al quale l’intero programma nucleare di Teheran, sia militare che civile, verrebbe completamente smantellato“. Aggiungendo che  “un cattivo accordo è peggio di nessun accordo”.

Il suo desiderio esplicito è un arricchimento pari a zero dell’uranio iraniano e l’inclusione del programma missilistico balistico dell’Iran nei negoziati.

In un simile clima, in cui Israele si sente emarginato dagli Stati Uniti, tali resoconti mediatici potrebbero favorire gli sforzi di Tel Aviv nel sabotare i colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran.

Non è un segreto che Israele esercita una profonda influenza sulle organizzazioni mediatiche statunitensi impiegando numerosi gruppi di pressione, organizzazioni non profit ed ex funzionari del governo statunitense.

 

Per ora, Trump continua a sperare che un accordo sul nucleare iraniano sia a portata di mano come domenica scorsa quando ha affermato che nei “prossimi due giorni” potrebbe emergere “qualcosa di buono” nel suo tentativo di limitare il programma nucleare iraniano.

Progressi non conclusivi”, ha invece commentato il ministro degli Esteri iraniano Araqchi, il quale ha dichiarato che i colloqui con Washington “rimangono molto complessi” e che ne saranno necessari altri soprattutto perché Tehern  non sembra attualmente disponibile a cedere sulla questione dell’arricchimento dell’uranio.

lNelle prossime settimane riprenderanno gli incontri che probabilmente si svolgeranno non più a Roma, ma in Medio Oriente. Fondate indiscrezioni rivelano la proposta della creazione  di un consorzio internazionale che includerebbe paesi della regione e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) allo scopo di produrre  uranio arricchito per i reattori iraniani. Tuttavia,

 

Altro  elemento fondamentale  è il programma missilistico balistico iraniano che suscita le  preoccupazioni di sicurezza di Israele che potrebbero influenzare il processo di dialogo, ma l’obiettivo della trattativa rimane la definizione di un  un accordo globale che in qualche modo Netanyahu dovrà pur accettare.

 

GiElle

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