L’occupazione tocca livelli record in Italia nel primo trimestre 2026, con la percentuale di disoccupati ai minimi storici a maggio, eppure il gap tra Roma e gli altri Paesi dell’area Ocse resta elevato, a fronte di una media del 72,1% di occupati.
Inoltre, nonostante i gap tra le diverse Regioni del Paese in termini occupazionali si sia ridotto, le differenze interne restano marcate. Il tutto in un contesto in cui le conseguenze della guerra in Iran, a partire dall’inflazione, spingeranno i salari reali al ribasso di circa lo 0,9%, prima di una risalita stimata pari allo 0,2% l’anno successivo, a causa “del numero limitato di rinnovi dei contratti collettivi previsti per il 2027”, ma anche della “persistente sottoutilizzazione del mercato del lavoro”.
E’ un quadro in chiaroscuro quello delineato dall’Ocse nel suo Employment Outlook, focalizzato sul mercato del lavoro nell’area. Mercati del lavoro che, nonostante “abbiano continuato a mostrare resilienza nell’ultimo anno”, hanno anche visto emergere “nuovi segnali di indebolimento”, a partire “dal rallentamento della crescita dell’occupazione e della partecipazione alla forza lavoro”, sottolinea l’ente guidato dal Segretario Generale Mathias Cormann. Il quale ha messo in guardia sul tema del potere d’acquisto dei lavoratori, “che non tiene il passo”, suggerendo ai Paesi membri “di incrementare la produttività del lavoro”, attraverso “migliori politiche in materia di istruzione, opportunità di formazione per adulti, mobilità professionale e adozione di nuove tecnologie”.
Tecnologie tra cui figura anche la diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che mette a rischio la tenuta dell’occupazione in molti segmenti sociali, a partire da quello dei giovani laureati, secondo l’Ocse “esposti a un rischio di disoccupazione sempre più elevato rispetto agli altri lavoratori”. Nel mirino dell’associazione anche le cosiddette ‘clausole di non-concorrenza’, che impediscono ai lavoratori di entrare a far parte di aziende concorrenti o di avviarne di nuove. Con circa il 30% dei dipendenti vincolati da tali clausole in 15 Paesi, le alternative a disposizione dei lavoratori “vengono limitate, indebolendo il loro potere contrattuale e riducendo la crescita salariale”, sottolinea l’Ocse, che tornando all’Italia rileva infine problemi soprattutto per l’occupazione femminile e giovanile. Sottolineando come il tasso di occupazione, nonostante i massimi storici, “abbia subito un rallentamento visibile nell’ultimo anno, a differenza dell’aumento costante registrato negli altri paesi dell’Europa meridionale”.
