Cronaca

Operazione “Ducale” a Reggio Calabria: indagato il sindaco Falcomatà per scambio elettorale politico-mafioso

Indagato il sindaco di Reggio Calabria del centrosinistra, Giuseppe Falcomatà, nell’ambito dell’operazione “Ducale“, condotta dai Carabinieri del Ros, coordinati dalla locale procura. L’indagine, avviata nel 2019 ha fatto emergere anche episodi di “ipotizzato condizionamento delle competizioni elettorali”. In particolare, l’operazione Ducale avrebbe tra l’altro permesso di “acquisire elementi sintomatici del condizionamento delle elezioni – presso alcuni seggi elettorali – per il rinnovo del Consiglio regionale della Calabria (nel 2020 e nel 2021) e del Consiglio Comunale di Reggio Calabria (nel 2020)”. Lo rendono noto gli stessi inquirenti, sottolineando, che il primo cittadino è indagato, “per il reato ex art. 416 ter c.p.”, ovvero scambio elettorale politico-mafioso, sebbene nei suoi confronti, “non era stata avanzata richiesta cautelare non avendo ritenuto compiutamente integrati per lo stesso tutti i presupposti legittimanti”. Coinvolti anche un consigliere del Consiglio Regionale e uno del Consiglio comunale di Reggio Calabria, per cui il Gip del Tribunale di Reggio Calabria ha comunque rigettato la richiesta cautelare avanzata dalla Procura. L’operazione dei Carabinieri del Ros e il Comando Provinciale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha portato a un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal tribunale di Reggio Calabria: 7 soggetti in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 3 con obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, reati elettorali, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falso materiale e ideologico commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. L’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica – direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Reggio Calabria – ha documentato l’esistenza di gravi e concordanti elementi relativi alla operatività e alle attività delittuose della cosca Araniti. Agli indagati, come detto,  vengono contestati reati quali: associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, reati elettorali, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. In particolare avrebbero effettuato attività estorsive in danno di appalti pubblici, l’ingerenza nella conduzione della discarica di ‘Sambatello‘ attraverso l’imposizione, alle ditte di volta in volta impegnate nella gestione dell’impianto, del personale da assumere e le relazioni con le omologhe consorterie criminali attive nei territori confinanti di Diminniti e Calanna.  L’Ufficio di Procura, con riferimento agli episodi di ipotizzato condizionamento delle competizioni elettorali, ha avanzato richiesta di applicazione di misura cautelare per il delitto di scambio elettorale politico – mafioso, oltre che su soggetti legati alle articolazioni mafiose operanti nell’ambito cittadino, anche a carico di un consigliere della Regione Calabria e di un consigliere del Comune di Reggio Calabria. Il Gip del Tribunale di Reggio Calabria ha rigettato la richiesta cautelare ed avverso questo provvedimento l’Ufficio di Procura proporrà appello. Infine, gli inquirenti confermano che nel procedimento penale risulta indagato, sempre per il reato ex art. 416 ter c.p., anche il sindaco di Reggio Calabria, nei confronti del quale, tuttavia, non era stata avanzata richiesta cautelare non avendo ritenuto compiutamente integrati per lo stesso tutti i presupposti legittimanti.

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