Politica

  Opposizioni tra Gaza e Gerusalemme, mentre Meloni prepara il 2027. E nella Lega esplode il caso Vannacci

 di Viola Scipioni

L’ennesima polemica sul conflitto in Medio Oriente ha spaccato il dibattito politico italiano. Da un lato, il campo largo, con Avs, M5S e parte del Pd, ha attaccato il governo Meloni per la presenza in Italia di militari israeliani in licenza, arrivando a parlare di «vacanze dal genocidio». Tra i più duri, Laura Boldrini (Pd), Luana Zanella (Avs) e Stefania Ascari (M5S). Secondo l’opposizione, il soggiorno dei soldati dell’Idf in Sardegna e nelle Marche, protetto dalle forze dell’ordine, confermerebbe la complicità dell’esecutivo con le politiche di Netanyahu.

Molto più freddo, invece, il fronte progressista davanti all’attentato terroristico di Gerusalemme, con sei morti e decine di feriti, rivendicato da Hamas, quasi ignorato da M5S e Avs. Solo il Pd, con Nicola Zingaretti, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, pur con una formula giudicata ambigua. La sproporzione nelle reazioni evidenzia ancora una volta come, per una parte dell’opposizione, Israele sia visto soltanto come carnefice e mai come vittima.

Sul fronte di governo, invece, la premier Giorgia Meloni guarda già al futuro. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, Palazzo Chigi ha commissionato a Ipsos un sondaggio riservato sulle priorità degli italiani. Obiettivo: misurare non tanto la fiducia nell’esecutivo, quanto le paure e le preoccupazioni reali dei cittadini, dal caro vita alla sanità, dalla sicurezza all’occupazione. Temi che, secondo Meloni, saranno decisivi per la campagna elettorale del 2027. La premier ha già confidato ai suoi collaboratori che la sanità sarà il terreno più delicato, con l’opposizione pronta a colpirla proprio lì.

Intanto, nel centrodestra, la Lega ha ufficializzato il candidato per il Veneto: Alberto Stefani, 32 anni, ex enfant prodige del partito, già deputato e sindaco di Borgoricco. Curriculum impeccabile, approvazione di Zaia e Salvini, e un profilo che il centrosinistra fatica a contrastare.

Ma mentre la partita veneta sembra avviata, in casa leghista scoppia il caso Vannacci (nella foto). L’eurodeputato, forte del milione di preferenze ottenute alle europee, sta creando frizioni con la vecchia guardia. In tanti vedono il rischio di un tentativo di conquista della leadership, sostenuto dai “Vannacci Team” che spuntano in varie regioni e i big del partito, da Centinaio a Fontana, chiedono rispetto delle regole e chiarezza sui ruoli. Salvini, che lo aveva imposto come candidato indipendente, ora rischia di ritrovarsi con una mina pronta a esplodere proprio durante la campagna per le regionali.

Tra le tensioni sull’estero e le strategie interne, la politica italiana conferma la sua doppia velocità: opposizioni che oscillano tra slogan e silenzi imbarazzanti, e un governo che si muove tra calcoli elettorali e nodi interni sempre più difficili da sciogliere.

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