Politica

  L’Opinione – Maltempo e falsi pacifismi: l’Italia sommersa e il paradosso della distruzione volontaria

di Riccardo Bizzarri (*)

Dal Nord al Sud, l’Italia si ritrova ancora una volta sotto assedio. Non per mano dell’uomo, ma per la furia cieca della natura. Il ciclone d’inizio autunno ha colpito con una violenza che non conosce distinzioni geografiche. In Campania, a Ischia, un nubifragio poco dopo le 8.30 ha trasformato le strade in fiumi: auto sommerse, famiglie intrappolate in casa, decine di chiamate disperate ai Vigili del Fuoco. Le autorità hanno diffuso avvisi di emergenza invitando i cittadini a chiudersi in casa ed evitare qualsiasi spostamento. In Liguria, all’alba, la pioggia ha scaricato oltre 70 millimetri d’acqua in poche ore. Lerici, Porto Venere, Sarzana: tutte allagate. Una frana a Panigaglia ha isolato un’intera zona. Le piazze sembrano laghi, le strade canali. In Toscana, nella zona di Manciano (Grosseto), in appena mezz’ora i torrenti hanno invaso strade e abitazioni. La Regionale 74 è stata chiusa per ore, alberi crollati hanno paralizzato la circolazione. In Piemonte, tra le colline di Spigno Monferrato, i soccorsi cercano una turista straniera dispersa. Il campeggio di Lago Isola è stato travolto dall’acqua e dal fango. Escavatori e unità fluviali sono al lavoro per liberare le aree isolate. A Milano, il torrente Seveso ha rotto gli argini, inondando i quartieri Niguarda e Isola: nove ore di paralisi. E in Friuli Venezia Giulia, Latisana e il Golfo hanno visto acquazzoni che in pochi minuti hanno provocato trenta interventi d’urgenza dei pompieri, con la Protezione Civile in allerta gialla.

Ovunque si vedono le stesse scene: persone che spalano fango, volontari che corrono a dare una mano, Vigili del Fuoco che non dormono da ore, Protezione Civile e comuni che tentano di tamponare l’impossibile. È la solidarietà concreta, silenziosa, che si oppone alla furia della natura.

Un Paese in ginocchio che, ancora una volta, deve ricostruire.

Ed è qui che si apre il paradosso più amaro. Mentre migliaia di italiani vedono le proprie case allagate e i propri risparmi dissolti, c’è chi, nel nome della pace, sceglie consapevolmente la strada della distruzione.

I cosiddetti Pro-Pal oltre che i:

 Pro-Putin: giustificano l’invasione chiamandola “liberazione”.

Pro-Trump: negano i fatti anche davanti all’evidenza.

Pro-Tempesta: tifano per il maltempo “per rinfrescare l’aria”.

Pro-Dittatura: invocano la libertà eliminandola.

Pro-Guerra: dicono che serve “per fermare la violenza”.

Pro-Disordine: buttano tutto a terra “per fare chiarezza”.

Pro-Censura: vogliono silenziare chi parla “per difendere il dialogo”.

Pro-Debito: spendono oltre misura “per salvare l’economia”.

Pro-Spreco: gettano via il cibo “per difendere l’ambiente”.

Pro-Buio: spengono le luci “per vedere meglio”.

Pro-Buco nell’acqua: faticano inutilmente “per sentirsi utili”.

si presentano come portatori di giustizia, di pace, di amore ma nei fatti abbracciano la logica del vandalismo e del caos. Distruggono monumenti, bloccano città, interrompono servizi essenziali. Lo fanno in nome di un ideale (che a dire il vero non sanno quale sia esattamente l’importante è essere pro), ma con strumenti che di pacifico non hanno nulla.

Il risultato è un ossimoro crudele: da una parte la natura che devasta senza volere, dall’altra uomini che devastano per scelta. Da una parte il maltempo che non si può fermare, dall’altra la stupidità che invece potremmo, e dovremmo, fermare. La pace non nasce da slogan urlati, né da striscioni incendiari. La pace è ricostruire una casa crollata, riaprire una strada franata, tendere la mano a chi ha perso tutto. Chi oggi inneggia alla distruzione “per la pace” tradisce proprio quel concetto che dice di difendere. Perché non c’è pace senza responsabilità, non c’è giustizia senza rispetto, non c’è futuro sulle macerie prodotte volontariamente. Il maltempo continuerà a colpire, e su questo poco possiamo fare. Ma possiamo decidere che la devastazione volontaria non avrà cittadinanza. Oggi più che mai, davanti a un Paese che lotta con le forze della natura, serve un ripudio netto dei falsi pacifismi che portano solo altro dolore. Chi davvero vuole la pace la costruisce, come fanno ogni giorno i volontari e i cittadini che, con le mani nel fango, salvano l’Italia pezzo dopo pezzo. Tutto il resto è menzogna e complicità con la distruzione.

(*) Giornalista

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