I soldati russi e ucraini prima o poi deporranno in gran parte le armi, ma il ritorno dal fronte causerà sicuramente problemi
Recentemente la stampa ucraina riferiva che a due anni di carcere per un omicidio nel 2020, Ivan Rossomakhin fu reclutato in una compagnia militare privata russa (PMC) in cambio della libertà. Tornato a casa dall’Ucraina nel giro di pochi giorni nel 2023 ha ucciso una donna di 85 anni in una città vicina. Una settimana dopo la nuova condanna all’ergastolo. nell’agosto 2024 fu nuovamente arruolato e mandato al fronte.
Il suo crimine è uno dei tanti commessi da condannati che hanno prestato servizio nelle truppe russe. Un’indagine sui registri giudiziari condotta dall’emittente indipendente russa Verstka, citata dal New York times nell’aprile 2024, stima che nel 2023 sono stati avviati almeno 190 procedimenti penali contro le reclute graziate della compagnia privata Wagner”.
Si andrebbe quindi ripetendo la “sindrome afgana” sperimentata dai veterani sovietici della guerra del 1979-1989 quando 642.000 soldati tornarono a casa come emarginati in una società desiderosa di dimenticare una guerra impopolare.
Molti caddero nell’alcolismo e al servizio del crimine organizzato, ma la sconfitta e i 40mila morti accertati contribuirono crollo dell’URSS del 1991. Inoltre, i veterani ceceni della guerra afghana utilizzarono l’esperienza di combattimento di quella guerra persa, per resistere ferocemente alla Russia nella prima guerra cecena (1994-1996).
La guerra in Ucraina sta dunque producendo una generazione di veterani di entrambe le parti ancora più numerosa e temprata alla battaglia. E’ quindi certo che, quando e se mai si raggiungesse un accordo di pace, molti soldati russi e ucraini sopravvissuti soffriranno in qualche forma di PTSD (Disturbo da stress post-traumatico) dopo aver vissuto brutali combattimenti e violenze.
Già soldati ucraini stanno “sperimentando intensi sintomi di stress psicologico“, come riporta un articolo del Washington Post del 2023. Nel 2024, Deutsche Welle riferiva che “secondo il Ministero della Salute russo, 11.000 militari che avevano preso parte alla guerra contro l’Ucraina, così come i loro familiari, hanno cercato assistenza psicologica nel 2023”.
Reintegrare questi uomini nella società sarà una dura battaglia per i governi russo e ucraino, con la persistente preoccupazione dovuta ai fallimenti passati di reintegrazione. Ma le conseguenze si stanno già verificando tanto che sia Mosca che Kiev, stanno gestendo le rotazioni delle truppe in corso, preparandosi al ritorno in massa dei soldati e valutando come usarli per fini politici e militari.
Rispetto al conflitto afgano il Cremlino ha adottato un approccio diverso con i veterani di guerra, definendoli la nuova èlite della nazione nel confronto contro l’Occidente collettivo e sono stati promossi a ruoli importanti nel governo e negli affari, mentre alle famiglie dei caduti, dei feriti e dei reduci sono stati ereogati generosi sussidi.
L’Ucraina affronta sfide simili. Sebbene Kiev sia stata più lenta nello schierare battaglioni di carcerati, reintegrarli nella società non sarà facile tanto che le autorità guardano con preoccupazione alla probabilità che potenti organizzazioni criminali nazionali, notevolmente te diffuse già dall’indipendenza e spesso affiliate a quelle russe, possano assorbire i soldati di ritorno.
Non solo perchè è probabile che a guerra conclusa debbano affrontare la resistenza armata nelle regioni a tendenza russa ancora in mano agli ucraini, mentre l’intelligence di Kiev dovrà trovare uomini disposti a proseguire sabotaggi in territorio russo. Chi meglio di reduci attivi può fare meglio?
Per ora il governo ucraino assiste negli ultimi due anni a un’ondata di attacchi agli uffici di reclutamento, (anche forzato per strada e nei locali) mentre la Russia ha evitato la coscrizione su larga scala. Al contrario Kiev ha fatto affidamento sull’arruolamento obbligatorio, alimentando l’ostilità popolare verso tali misure, creando tensioni che continueranno ad aumentare e favorendo al fuga delle potenziali reclute in Occidente dove già decine di migliaia di donne e uomini emigrati sin dall’inizio del conflitto, sarebbero abili per la leva.
Queste fra le tante ragioni che hanno un enorme impulso alla fiorente industria militare privata mondiale, destinata a crescere ulteriormente dopo la conclusione del conflitto. Le reclute delle compagnie militari private partecipano da tempo a un mercato multinazionale e già molti contractors prestavano servizio nelle forze armate americane in Afghanistan dopo il 2001.
Tuttavia, il numero elevato di veterani russi e ucraini con esperienza di combattimento potrebbe inflazionare il settore,(magari a prezzi stracciati) proprio come accadde dopo il crollo dell’URSS e il conseguente surplus di personale militare.
Prima del 2015, le Compagnie Militari Private russe erano presenti in Ucraina, Senegal e Repubblica Democratica del Congo, ma da allora si sono diffuse in circa 30 paesi.
A differenza del conflitto ucraino su larga scala e guidato dalla tecnologia, le PMC più piccole possono operare efficacemente in altre regioni e il loro dispiegamento ha già contribuito al ritiro dell’esercito francese dall’Africa del Sahel .
Il settore militare privato ucraino sta crescendo in modo analogo e in futuro potrebbe trovare il favore dei paesi europei che hanno sostenuto Kiev durante la guerra e intendono sostenerla in futuro, per soddisfare le proprie esigenze di reclutamento per eserciti operativi, già relativamente scarsi di carne da cannone.
D’altra parte sia in Ucraina che Russia, i militari smobilitati sono stati spesso impiegati dagli oligarchi per i propri scopi già dagli anni 90. Questo problema è emerso anche nel 2015 quando il miliardario ucraino Igor Kolomoisky utilizzò le PMC per combattere i separatisti russofoni del Donbass e a protezione dei i propri interessi finanziari, scontrandosi scontro con forze regolari di Kiev presso una compagnia petrolifera ucraina. Un incidente che dimostra come il potere militare privatizzato possa facilmente sfuggire al controllo del governo. Come anche Mosca ha sperimentato con la ribellione della Wagner del 2023, guidata dal defunto oligarca Prigozin.
C’è poi il problema sociale soprattutto in una Ucraina già devastata dalla guerra, del reimpiego di reduci e mutilati che quanto meno favorirà un altro massiccio esodo all’estero.
GiElle
