Medicina

PARKINSON. SNO: COLPITI 300MILA ITALIANI, PRIMO FATTORE DI RISCHIO È STRESS

A INCIDERE ANCHE ESPOSIZIONE A PESTICIDI, METALLI E PRODOTTI CHIMICI INDUSTRIALI

DOTT. FRAZZITTA: “QUANDO COMPAIONO PRIMI SINTOMI 70% SOSTANZA NERA GIÀ DISTRUTTA”

NEL NOSTRO PAESE POCHI CENTRI DEDICATI. L’ESPERTO: “PAZIENTE NON HA BISOGNO SOLO DEL NEUROLOGO”

 

 

Roma, 22 set. – Tremore a riposo, rigidità, instabilità posturale, lentezza dei movimenti automatici, depressione e lentezza nel parlare. Sono tra i principali sintomi associati al Parkinson, una ‘malattia del movimento’ che deriva dalla degenerazione di una zona molto limitata dell’encefalo, la sostanza nera (substantia nigra), che produce la dopamina e aiuta a coordinare l’attività motoria. Ma per saperne di più di seguito le dichiarazioni del dottor Giuseppe Frazzitta, responsabile del Gruppo di Neuroriabilitazione della Società Neuroscienze Ospedaliere (SNO), in occasione del 62esimo Congresso Nazionale delle Scienze Neurologiche Ospedaliere (SNO), che si terrà a Firenze dal 27 al 30 settembre, presso il Palazzo degli Affari.

Dopo la malattia di Alzheimer il Parkinson è la malattia degenerativa più diffusa: “È certamente una patologia molto diffusa, anche se mettere insieme da punto di vista dell’impegno e della gravità l’Alzheimer con la malattia di Parkinson è, a mio parere, improprio- ha commentato il dottor Frazzitta- Questo perché la malattia di Alzheimer interessa la corteccia cerebrale, mentre il Parkinson esclusivamente la sostanza nera”. Oggi in Italia a convivere con questa patologia sono circa 300mila pazienti.

Un numero, questo, cresciuto negli ultimi 30 anni: “Ci sono due motivazioni: la prima è che la popolazione è invecchiata e quindi ha una maggiore possibilità di svilupparla– ha spiegato l’esperto- la seconda è che sono aumentate le diagnosi, questo perché fino agli anni Settanta/Ottanta la comparsa di un lieve tremore o di un rallentamento motorio in una persona anziana della famiglia veniva considerata una normale evoluzione della sua vita e spesso la malattia non veniva diagnosticata. Oggi il numero totale dei pazienti insomma aumenta a fronte di una situazione globalmente stazionaria”.

Il Parkinson, intanto, colpisce prevalentemente l’anziano ma non è una malattia dell’anziano e, secondo il dottor Frazzitta, non lo è “mai stata” in senso stretto: “Il Parkinson è stato descritto a Londra per la prima volta (nello studio ‘An Assay on the Shaking Palsy’) nel 1817, quando l’aspettativa di vita era di 39 anni. Generalmente l’esordio è tra i 45-55 anni ma, poiché di questa malattia non si muore, la totalità dei pazienti arriva anche in età avanzata. È per questo che nel nostro immaginario pensiamo che sia una malattia dell’anziano”.

Parlando dei campanelli di allarme, il Parkinson è sostanzialmente una malattia che provoca un danno del movimento automatico. “Nel paziente può iniziare a comparire un lieve tremore, e questo accade nel 50% dei pazienti- ha fatto sapere il dottor Frazzitta- ma la cosa più frequente è che siano i familiari del paziente stesso ad accorgersi di movimenti più lenti o di un piede che magari ‘striscia’ un po’. Spesso il paziente non si accorge di queste modifiche perché avvengono molto lentamente e non sono di grande impatto sulla sua situazione clinica generale”.

È ormai accettata l’ipotesi di una origine multifattoriale della malattia, in cui interagiscono componenti genetiche e ambientali. Ma quali sono i principali fattori di rischio della malattia? “Il fattore di rischio numero uno è lo stress– ha risposto l’esperto- tutti i pazienti con Parkinson hanno degli eventi stressanti maggiori nell’immediatezza della comparsa dei sintomi della malattia. Quindi certamente lo stress svolge un ruolo fondamentale. Poi naturalmente si deve avere una predisposizione genetica, ma questo vale per tutte le malattie”.

Tra i fattori che possono determinare un aumento del rischio di insorgenza della malattia, anche l’esposizione a tossine esogene come pesticidi, metalli e prodotti chimici industriali, oppure lo stile di vita (dieta e fumo). “L’unica cosa certa è che sappiamo che i pesticidi o alcune droghe facilitano il danno a carico della sostanza nera- ha commentato Frazzitta- ma questa condizione da sola non è sufficiente. Lo stesso discorso si può fare per chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno senza mai sviluppare un tumore al polmone, ci vuole sempre una predisposizione”.

Al momento per il Parkinson non si conosce una cura, ma esistono diversi trattamenti che possono controllarne i sintomi. “Purtroppo non abbiamo una terapia preventiva, cioè un modo di fare una diagnosi precoce tale per cui poi riusciamo a bloccare l’evoluzione della degenerazione. Quando il paziente inizia ad avere dei sintomi- ha fatto sapere l’esperto- di fatto la degenerazione è già completata: i sintomi compaiono quando il 70% della sostanza nera è andata già distrutta. Anche gli studi più recenti che sono stati fatti con l’utilizzo di anticorpi monoclonali per eliminare le proteine dell’alfa-sinucleina, che è stata imputata a torto o ragione di essere una delle responsabili della malattia, si sono rilevati non modificare assolutamente l’evoluzione dei sintomi”.

Non esistono al momento farmaci in grado di far regredire questa malattia, però si è scoperto che l’attività fisica può giocare un ruolo importante, soprattutto se fatta con allenamenti personalizzati. In questo senso il protocollo MIRT (Multidisciplinar Intensive Rehabilitation Treatment), che prevede un approccio riabilitativo multidisciplinare nei pazienti affetti da malattia di Parkinson, si è rivelato efficace nel ridurre la progressione dei sintomi motori, nel migliorare l’autonomia personale e la qualità di vita dei malati. Ideatore del metodo, pubblicato su oltre 70 riviste scientifiche internazionali (tra cui ‘Nature Reviews Neurology’), lo stesso dottor Frazzitta: “Abbiamo dimostrato che grazie ad un approccio multidisciplinare, ossia con un intervento di diverse figure (tra cui il fisioterapista, il logopedista e ovviamente il neurologo), si rallenta l’evoluzione dei sintomi, ossia il peggioramento del quadro motorio. E questo sia nelle forme iniziali di malattia sia in quelle intermedie”.

Fino agli anni Settanta si pensava che il cervello, una volta sviluppato, non fosse più in grado di modificarsi. “Ma questo è stato ampiamente smentito, anche da Rita Levi Montalcini- ha ricordato Frazzitta- Fondamentale, allora, una riabilitazione del movimento: MIRT dimostra che se un paziente pratica almeno un’ora di fisioterapia tutti i giorni, questa attività blocca l’evoluzione dei sintomi”. Il metodo MIRT, nato nel 2000, è stato testato su circa 2mila pazienti ed è stato ampliamento replicato “con nostra grande soddisfazione sia in Cina sia a Tel Aviv”. Non solo: è proprio su questo approccio che si basano le linee guida dell’International Parkinson and Movement Disorder Society per prendere in carico i pazienti in maniera multidisciplinare e per organizzare i centri Parkinson.

Ma qual è la situazione nel nostro Paese? “Purtroppo in Italia i centri Parkinson sono generalmente formati solo dai neurologi che prescrivono i farmaci. Per questo abbiamo pensato di aprire la rete dei centri MIRT, dove oltre al neurologo, che fa la sua parte, il paziente possa trovare tutte le diverse figure professionali di cui ha bisogno. Purtroppo l’apertura dei centri ha coinciso con lo scoppio della pandemia e non siamo stati fortunati da questo punto di vista. Al momento i centri sono otto (Pescara, Livorno, Venezia, Torino, Como, Brescia, Pavia e Sondrio) e per lo più al nord, dove come sempre accade è meno complesso sviluppare nuovi progetti- ha concluso il neurologo- ma l’obiettivo è quello di avere un centro MIRT per ogni regione”.

 

A Forio d’Ischia si parla di telemedicina, antibiotici, sport, immunologia, bioetica, ginecologia e sessualità

 

Tre giorni di confronto tra i pediatri di oggi e quelli di domani

 

 

Prende il via questo sabato a Forio d’Ischia l’evento dal titolo ‘L’officina delle idee, dei progetti e delle iniziative della Sipps, con i giovani pediatri, i meno giovani, i diversamente giovani’. Fino a lunedì 25 settembre la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ha organizzato un Consiglio Direttivo allargato, un incontro intersocietario che vedrà la partecipazione di oltre 40 esperti della salute dei bambini e degli adolescenti, l’uno di fianco all’altro per parlare dei documenti scientifici che stanno per essere portati a termine e di quelli che vedranno la luce nel 2024. “Tre giorni- spiega il presidente Sipps, Giuseppe Di Mauro– in cui i pediatri di oggi si parlano, pensano e si confrontano con quelli di domani, i giovani pediatri specializzandi, lavorando tutti insieme e proiettati al futuro per stabilire cosa sia utile alla pediatria italiana nei prossimi anni. Tre giorni per cementare, qualora ce ne fosse bisogno, l’importante, continua e proficua collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri, la Fimp“.

 

Presso l’Hotel Grazia alla Scannella riflettori accesi, tra l’altro, su telemedicina, antibiotici, sport, immunologia e bioetica, documenti in dirittura d’arrivo, iniziati già da qualche anno “e che- sottolinea Di Mauro- termineremo quest’anno per poi distribuirli in formato cartaceo al Congresso nazionale Sipps, che si terrà a Bologna dal 23 al 25 novembre”.

 

Sull’isola campana si comincia dunque domani con la ‘Consensus intersocietaria sull’utilizzo dei sistemi sanitari di telemedicina nell’assistenza in età pediatrica’ e con la ‘Consensus intersocietaria sull’impiego giudizioso della terapia antibiotica nelle infezioni delle vie aeree in età evolutiva’. Giuseppe Di Mauro tiene a ricordare che “il nuovo presidente dell’Istituto superiore di sanità, Rocco Bellantone, ha parlato di due criticità e di due impegni prioritari, al momento presenti in Italia: l’antibiotico resistenza e la ricerca migliore nell’immunologia e nelle immunodeficienze. Due argomenti che, come Sipps, porteremo avanti fino al termine dell’anno con documenti scientifici ad hoc”.

 

La prima giornata dell’evento si chiude con la ‘Consensus intersocietaria il bambino e l’adolescente che praticano sport‘, mentre è la ‘Consensus intersocietaria sugli effetti extrascheletrici della vitamina D’ ad aprire i lavori di domenica 24 settembre. “Sono due- ricorda il presidente della Sipps- le tipologie di effetti della vitamina D: quelli scheletrici, ovvero quelli che si riflettono sulla salute delle ossa e che sono fondamentali nel primo anno di vita del bambino. Da tempo ormai, infatti, le Linee Guida mondiali confermano che è necessario assumere vitamina D. A livello di prevenzione, invece, si parla di effetti extrascheletrici: il nostro intento è quello di verificare in quali condizioni e patologie la vitamina D abbia documentati effetti preventivi, ad esempio nelle infezioni, nell’asma, la tubercolosi, nelle patologie immunologiche e allergiche”.

 

La vitamina D non è la panacea per queste patologie- precisa Di Mauro- ma valuteremo con una rigorosa revisione sistematica della letteratura se la carenza di vitamina D può favorire l’insorgenza o peggiorare il decorso di queste patologie. Ricordo che oggi, in Italia, un bambino su tre è carente di vitamina D”.

 

I giovani pediatri, quelli meno giovani e i pediatri diversamente giovani animeranno poi il dibattito sulla Guida pratica ‘Le immunodeficienze nell’ambulatorio del pediatra’. “Il pediatra di famiglia o il pediatra ospedaliero generalista- sottolinea Giuseppe Di Mauro- sono i primi che vedono il bambino. L’esperto è la persona adatta per la diagnosi ma è il pediatra generalista quello chiamato a farsi carico di riconoscere i campanelli d’allarme e sospettare una eventuale immunodeficienza, altrimenti si rischia di fare diagnosi molto tardive”.

 

La Sipps è da sempre molto attenta alle problematiche ginecologiche e sessuali delle giovani generazioni. Ecco che a Forio d’Ischia sarà presentato un vero e proprio opuscolo di ginecologia per le adolescenti e le famiglie. “Si tratta- informa Di Mauro- di un qualcosa di davvero innovativo, perché per la prima volta non presenteremo un documento scritto: ci saranno infatti circa 30 video di brevissima durata, più o meno due minuti, con domande e risposte. Sono video realizzati per i giovani con il linguaggio dei giovani, ma anche per i loro familiari, per supportarli nel dialogo con i propri adolescenti su problemi delicati”.

 

“Ciò che farà la differenza rispetto ai comuni video dei social- aggiunge- è che questi saranno realizzati da esperti pediatri e ginecologi pediatrici della Sipps e della Società Italiana di Ginecologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sigia), con la massima garanzia di una informazione corretta e altamente competente”.

 

Nella sessione ‘Triage telefonico ed educazione alla salute‘ i pediatri faranno il punto sulle corrette risposte da dare al telefono, utilizzando sistemi tecnologici per fornire utili consigli e raccomandazioni ai genitori.

 

Un problema che affligge sempre più giovani e che coinvolge direttamente le famiglie sono i disturbi del comportamento alimentare. A Forio d’Ischia i pediatri parleranno della Guida pratica per la diagnosi, la prevenzione e la terapia di primo livello per i DCA. “Se non si fa adeguata prevenzione e se non sono intercettati tempestivamente- ammonisce Di Mauro- i disturbi del comportamento alimentare possono portare anche al suicidio. Oggi sono troppi i ragazzi e le ragazze che hanno problemi legati a obesità e anoressia. Noi pediatri, generalisti ed esperti di nutrizione, gli psichiatri e gli psicologi discuteremo di DCA. Lo faremo tutti insieme, a ulteriore prova che le nostre Guide sono frutto del lavoro di professionisti impegnati in differenti ambiti della salute del bambino e dell’adolescente”.

 

Altra Guida al centro dei lavori della seconda giornata del Consiglio direttivo allargato Sipps è quella sulla ‘Bioetica dell’età evolutiva‘. Spazio, poi, all’analisi del ‘WHO pocket book on primary care in pediatrics’. “È un libro dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle cure primarie sul territorio nel mondo occidentale. A Sipps e a Fimp- dice orgoglioso Di Mauro- è stata data l’esclusiva possibilità di tradurre il volume in italiano”.

 

Lunedì 25 settembre spazio alle iniziative previste per il 2024. Dall’edizione del nuovo anno del congresso ‘Napule è Pediatria Preventiva e Sociale’ all”Handbook in otorinolaringoiatria pediatrica’, con focus sulla revisione sistematica del difetto selettivo di IgA e sui nuovi campanelli d’allarme per le Immunodeficienze. “Il 2024- conclude il numero uno della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale- si arricchisce poi della Guida pratica ‘L’oncoematologia per il pediatra, prevenzione e diagnosi precoce’. Il convegno a a Forio d’Ischia sarà infine chiuso dalla sessione ‘Cosa serve oggi ai pediatri italiani?'”.

 

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