di Giuliano Longo
Trump ha recentemente si è vantato di aver raddoppiato i dazi del 25% sull’India come punizione per il suo continuo acquisto di energia e di equipaggiamenti tecnico-militari russi.
Probabilmente mirava al risultato che l’India avrebbe abbandonato la Russia dopo l’impennata dei costi commerciali facendo perdere a Mosca questo importante flusso di entrate dall’estero con la prospettiva di concessioni all’Ucraina in cambio della revoca di queste sanzioni secondarie per evitare la bancarotta.
Ma l’India spresenta come la “Voce del Sud del mondo” sin dal vertice omonimi nel gennaio 2023, quando, fra i Paesi più popolosi e sviluppati economicamente del mondo, vuole porsi alla guida del Movimento dei Paesi Non Allineati.
Se cedesse alle richieste degli Stati Uniti, lascerebbe la leadership del Sud del mondo alla Cina, che l’India non considera più parte di questa categoria.
L’India è si appresta a diventare la terza potenza economico industriale del mondo entro il 2028 anche grazie alle sue massicce importazioni di energia russa a prezzi scontati.
Se accettasse il pressing di Trump dovrebbe sostituire in tutta fretta la quota di un terzo delle sue forniture di petrolio proveniente dalla Russia, con un’impennata dei prezzi globali che ne rallenterebbe la crescita.
Mentre Mosca probabilmente venderebbe più petrolio alla Cina a prezzi ancora più scontati per compensare parte delle sue perdite di fatturato, con doppio danno per l’India.
Inoltre la maggior parte dell’equipaggiamento militare indiano è ancora sovietico/russo. Nonostante la tendenza decennale a diversificare i propri fornitori della difesa e a promuovere la produzione interna, l’India dipendei ancora dalle munizioni e dai pezzi di ricambio russi senza i quali non sarebbe in grado di difendersi adeguatamenteda Cina e Pakistan.
In alternativa dovrebbe affidarsi agli Stati Uniti con i quali è già in trattativa per i nuovi F35 americani, che comunque non pare proceda speditamente, mentre più speditamente proseguono le trattative per i sistemi di difesa missilistica russa, soprattutto dopo l’amara esperienza del recente scontro con Il Pakistan.
Sulla base di questi nodi di difficile soluzione Modi dovrebbe accettare uno stato di subordinazione agli Stati Uniti e probabilmente rinunciare alle sue ambizioni globali, per la tranquillità strategica degli Stati Uniti che mirano all’indebolimento di Pechino.
Anche se l’India mantenesse legami tecnico-militari con la Russia, se riducesse o interrompesse le importazioni di petrolio, Mosca diventerebbe probabilmente un “partner minore” della Cina, e rafforzerebbe il Pakistan minando le ambizioni di Modi.
L’India probabilmente considera che I costi strategici di un cedimento a Trump siano superiori quelli finanziari imposti dagli Stati Uniti che potrebbero persino eliminare parte di questi costi coni un compromesso con Mosca.
Ed è altamente improbabile che anche questo aspetto globale non venga affrontato nel tete a tete fra i due big,, il che rappresenterebbe una vittoria indiscutibile per Modi e una sconfitta per l’Europa che ormai incardina la sua politica estera quasi tutta sull’Ucraina.
