di Giuliano Longo (*)
Bentornati nel variopinto teatrino della politica ucraina dove, anche mentre si combatte una guerra drammatica, nessuno perde mai di vista la vera bussola di ogni democrazia: le prossime elezioni presidenziali.
Un’analisi al vetriolo pubblicata dal portale d’opposizione Strana.ua svela gli ultimi retroscena del duello a distanza tra l’ex comandante in capo delle forze armate (oggi diplomatico a Londra) Valery Zaluzhny e l’attuale inquilino di Bankova, Volodymyr Zelensky.
La sparata da Londra: “Addio NATO!”
Tutto parte dalle clamorose dichiarazioni rilasciate da Zaluzhny (nella foto) nella sua nuova veste di ambasciatore nel Regno Unito. Il generale, un tempo idolo incrollabile del fronte filoccidentale, ha candidamente affermato che l’Ucraina non entrerà mai nella NATO e che la narrazione dell’integrazione nell’Alleanza Atlantica, non è altro che una chimera diplomatica oramai fuori dal tempo e della realtà geografica.
Una doccia fredda? Un’eresia? Per l’amministrazione Zelensky — che su questo mantra ha fondato anni di retorica e richieste di aiuti — si è trattato di un vero e proprio sgarbo. Eppure, la reazione di Bankova è stata un capolavoro di diplomazia del silenzio: far finta che il generale non abbia mai aperto bocca. Invece di cacciarlo o liquidarlo come un provocatore. Invece il team presidenziale ha preferito la strategia del “mutismo selettivo”, ignorandolo platealmente.
Posizionamenti elettorali e la corsa al ballottaggio
Secondo Strana.ua, dietro questo cortocircuito non c’è una svista geopolitica, ma un calcolo di pura sopravvivenza politica in vista delle future consultazioni.
I sondaggi riservati che circolano a Kiev tratteggiano uno scenario impietoso: la fiducia nel presidente Zelensky ha subito una fisiologica quanto pesante erosione, mentre la figura di Zaluzhny continua a svettare in cima alle preferenze popolari e ai tassi di gradimento dell’opinione pubblica.
In Ucraina il sistema elettorale prevede un doppio turno. Se Zelensky appare scontato come candidato del potere uscente, la vera sfida politica si sta giocando su chi riuscirà a conquistare il pass per il secondo turno come principale sfidante ed “alternativa sistemica”.
Zaluzhny, da politico consumato (seppur in divisa), sta svolgendo un’operazione di posizionamento da manuale:
L’ala realista e pragmatica ucraina
Smontando il tabù della NATO, Zaluzhny si smarca dall’idealismo fallimentare di Bankova per parlare all’elettorato stanco del conflitto, bisognoso di pragmatismo e garanzie di pace tangibili, anziché di promesse di integrazione che l’Occidente non sembra intenzionato a mantenere.
Ma non solo. Con il vento politico che a Washington e nelle capitali europee spinge sempre più verso la ricerca di una via d’uscita dal conflitto e verso un compromesso realista, Zaluzhny si propone agli alleati occidentali come l’interlocutore “serio” e non ideologizzato.
Perché Zelensky non può (ancora) attaccarlo
Perché allora Zelensky non lo licenzia su due piedi da ambasciatore? Semplicemente perché non può permetterselo. Attaccare frontalmente Zaluzhny significherebbe trasformarlo istantaneamente in un martire politico e nel leader unico di tutta l’opposizione.
Così, mentre Bankova si aggrappa disperatamente alla favola della NATO per mantenere alto il morale e difendere la propria narrazione, Zaluzhny ha già iniziato la sua campagna elettorale sotterranea, spostando la casella di partenza verso il centro della scacchiera.
La battaglia per il secondo turno è ufficialmente cominciata, e per ora il generale sembra aver giocato un cavallo che la presidenza non sa esattamente come imbrigliare.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
