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PICASSO E L’ANTICO, antico e moderno si intrecciano al MANN di Napoli

di Sara Valerio

Picasso e l’antico: una grande mostra al MANN, il Museo Archeologico di Napoli. Una esposizione mai realizzata al mondo che mette in relazione le opere di uno degli artisti simbolo del ‘900 con le statue e gli affreschi delle collezioni Farnese e pompeiane.

Il percorso espositivo vuole sottolineare l’influenza che il museo e gli scavi di Pompei, visitati nel 1917 da Picasso, ebbero sulla sua opera, mettendo a confronto miti ed eroi antichi con la modernità estetica dell’artista spagnolo. Il contrasto è solo apparente e le opere esposte dialogano l’una con l’altra in una serie di continui e sorprendenti rimandi tra arte classica e ‘900.

La mostra, visitabile fino al 27 agosto, si inserisce nel progetto internazionale “Picasso Celebration 1973 – 2023: 50 mostre ed eventi per celebrare Picasso”, per il cinquantenario della morte dell’artista.

In esposizione 37 delle 100 tavole che compongono la Suite Vollard, eccezionale prestito del British Museum di Londra. Queste incisioni, realizzate tra il 1930 e il 1937, si configurano come un fulcro interpretativo nell’opera dell’artista. A queste si aggiungono i rilevanti prestiti del Museo Picasso di Parigi e di Gagosian New York, per un insieme di 43 opere.

Nel febbraio del 1917 Picasso giunse per la prima volta in Italia in compagnia di Jean Cocteau per lavorare alle scene e ai costumi del balletto “Parade”. Soggiornò a Roma e a Napoli, visitando Pompei e il Museo Nazionale, all’epoca non ancora prettamente “archeologico”, perché ospitava la Pinacoteca, poi trasferita a Capodimonte nel 1957.

Si deve a questa visione ravvicinata con l’antichità la successiva svolta naturalistica dell’artista, il cosiddetto “secondo periodo classico”, di cui la mostra vuole rintracciare gli antefatti culturali che l’hanno resa possibile.

L’esposizione è allestita nelle sale della collezione Farnese e si divide in due parti: la prima è relativa ai soggiorni a Napoli, la seconda al confronto tra le opere del museo e i lavori di Picasso.

All’interno del viaggio in Italia, il soggiorno nella città partenopea ebbe una rilevanza particolare: il naturalismo di questa fase dell’artista assunse forme esplicitamente classicizzanti, ben riconoscibili nella maggioranza dei dipinti e dei disegni non cubisti degli anni dal 1917 al 1925 e nell’opera grafica degli anni ‘30.

In particolare, secondo lo storico dell’arte britannico John Richardson, principale biografo dell’artista, la Suite Vollard, offrirebbe una delle testimonianze principali dell’attrazione che la statua di Ercole Farnese ebbe su Picasso. Il riferimento va in particolare alla serie di incisioni sotto il titolo di Studio dello scultore (1933-1934), ma soprattutto a un’opera del luglio 1933, “Lo scultore e la sua statua”, nella quale Picasso, seduto e con un braccio poggiato su una testa colossale, contempla una statua femminile, con evidente richiamo all’Ercole. Per Richardson, il grande maestro catalano avrebbe provato quasi un’ossessione per la statua colossale sia in termini formali che a livello di contenuto.

Rispetto all’influenza delle altre sculture Farnese si è insistito nel sottolineare il duplice effetto che il gigantismo e la monumentalità tridimensionale delle opere avrebbero avuto sulla sua produzione. Sarebbero, dunque, servite a Picasso da modello per le figure maschili giovanili e femminili del “secondo periodo classico”.

La mostra, che celebra l’eredità del maestro, è un modo per interrogarci collettivamente su cosa rappresenti la sua opera per la modernità occidentale, per il nostro gusto estetico e la nostra interpretazione di “arte”, mettendo in risalto la sua forza vitale, accessibile e ancora attuale, in grado stupirci e farci riflettere.

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