Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha inviato al Parlamento la relazione sul Pnrr che “illustra l’intensa attività svolta dall’inizio dell’anno e i risultati raggiunti. I risultati conseguiti – sottolinea il premier uscente – sono significativi” con il conseguimento di tutti gli obiettivi del primo semestre e l’Italia “presto potrà ricevere altri 21 miliardi di euro”. Ora l’attuazione “procede più velocemente dei crono-programmi originari. La fine della legislatura ha richiesto uno sforzo supplementare, per fare in modo che, dopo le elezioni, si potesse ripartire da una posizione il più avanzata possibile”, si legge. Il Governo Draghi ha già incassato dal Pnrr nell’agosto 2021 e nell’aprile 2022 45,9 miliardi. Altri 21 miliardi sono in arrivo per avere realizzato tutti i 45 obiettivi del primo semestre 2022. La prossima tranche prevede a fine anno ulteriori 19 miliardi (la rata è di rata di 21,8 miliardi di euro ma una parte è stata già anticipata) ma andranno realizzato tutti i 55 obiettivi previsti dal piano. Nel primo semestre 2023 sono previsti stanziamenti per 16 miliardi (27 obiettivi); nel secondo semestre 2023 18miliardi (69 obiettivi). Complessivamente a giugno 2026 il Pnrr, se verranno realizzati tutti gli obiettivi, erogherà 191,5 miliardi di euro. “I risultati conseguiti – rivendica il capo del governo Mario Draghi nella premessa – sono significativi. Nel primo semestre del 2022, l’Italia ha raggiunto ancora una volta tutti gli obiettivi del Pnrr, come ha accertato la Commissione europea la scorsa settimana. L’Italia presto potrà ricevere altri 21 miliardi di euro, dopo i 45,9 miliardi degli scorsi mesi. Per quanto riguarda il semestre in corso, l’attuazione procede più velocemente dei cronoprogrammi originari. La fine della legislatura ha richiesto uno sforzo supplementare, per fare in modo che, dopo le elezioni, si potesse ripartire da una posizione il più avanzata possibile”.
“La prima fase di attuazione del Piano, dedicata soprattutto al disegno e all’approvazione delle riforme, si sta esaurendo. Nei prossimi mesi e anni occorre attuare queste riforme sul campo, monitorando continuamente i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi quantitativi indicati nel Pnrr. Per gli investimenti, la fase relativa alle procedure pubbliche per l’assegnazione delle risorse ai soggetti attuatori e’ in gran parte terminata: occorre ora fare in modo che gli investimenti siano portati a termine nei tempi e nei modi previsti, assicurando che le risorse europee siano spese in modo trasparente e onesto”. Draghi aggiunge: “Il Governo ha adottato le misure necessarie a favorire una efficace attuazione del Piano. Sin dall’inizio sono state previste forme di supporto e assistenza per gli enti attuatori, garantendo già dalla fase di progettazione degli interventi il sostegno delle societa’ partecipate pubbliche. Per rispondere all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, sono stati rafforzati gli strumenti per adeguare i costi delle opere. È stato inoltre assicurato un incisivo sistema di monitoraggio e di controllo degli interventi anche al fine di evitare frodi e infiltrazioni criminali. Il lavoro di attuazione deve continuare nei prossimi anni, fino alla fine del Piano, con la stessa forza ed efficacia, seguendo il metodo, consolidatosi nei mesi passati, incentrato sull’attento monitoraggio di obiettivi e tempi di realizzazione, in un contesto di leale e fattiva collaborazione. Il Piano REPowerEU, con l’inserimento di un nuovo capitolo nei Pnrr nazionali destinato ad assicurare l’autonomia energetica dalla Russia, rappresenta l’ulteriore sfida per i prossimi mesi”.In questo capitolo aggiuntivo che non compariva nella prima relazione, dedicato appunto ai possibili “aggiustamenti” dei Piani nazionali, si specifica che gli “aumenti dei prezzi per gli investimenti” rientrano tra le “circostanze oggettive che possono essere addotte per una revisione degli investimenti” del Pnrr. Nella sua comunicazione la Commissione infatti, “riconosce che l’invasione russa dell’Ucraina ha portato a un aumento non prevedibile dei prezzi per l’energia e dei materiali da costruzione, che quindi va considerato una “circostanza oggettiva” che giustifica una richiesta di modifica” come previsto dall’articolo 21 del Piano. I diversi Piani nazionali potranno subire “una revisione degli investimenti previsti dal Piano – ma non delle riforme”.
Red.Eco.
