Per finanziare il Ponte sullo Stretto una quota di risorse pari a circa 2,3 miliardi di euro viene attinta dal Fondo sviluppo e coesione per la programmazione 2021-2027, liberando risorse dal bilancio dello Stato per un analogo ammontare.
E’ quanto prevede il quarto emendamento del governo alla manovra, bollinato per essere depositato in commissione bilancio del Senato.
La norma prevede che l’autorizzazione di spesa per finanziare la realizzazione del Ponte, inizialmente pari a 11,63 miliardi fino al 2032, scenda a 9,312 miliardi. I 2,318 miliardi mancanti vengono coperti per 718 milioni dal Fondo per lo sviluppo e la coesione “sulla quota afferente alle amministrazioni centrali”. I restanti 1,6 miliardi arrivano sempre dal Fondo per lo sviluppo e coesione ma “sulle risorse indicate per le Regioni Sicilia e Calabria”. Questa è probabilmente la parte più rilevante dell’ “ultimo” emendamento governativo bollinato dalla Ragioneria dello Stato e che probabilmente entro sera sarà depositato alla commissione Bilancio del Senato. Si prevede quindi una riduzione degli oneri a carico dello Stato di 2,3 miliardi (su un totale di circa 11,6 miliardi al 2032), per prenderli dal Fondo Fsc che è cofinanziato dall’Unione europea. Come si legge nel testo, con il comma 1 bis, scrive la Ragioneria, si autorizza la spesa di «718 milioni di euro, di cui 70 per l’anno 2024, 50 per l’anno 2025, 50 per l’anno 2026, 400 per l’anno 2027 e 148 per l’anno 2028, mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027». E, quindi, «imputata sulla quota afferente alle amministrazioni centrali». Gli altri 1600 milioni di euro (spalmati da qui al 2029) – ovvero la parte principale – verranno presi dalla parte dei Fondi di coesione e sviluppo indicata «per le Regioni Sicilia e Calabria».
