Politica

Presidenze di Senato e Camera: la maggioranza divisa viene aiutata dall’opposizione

di Fabiana D’Eramo

C’è un nome per la seconda carica più importante dello Stato ed è quello di Ignazio La Russa. Il Senato ha il suo presidente con l’appoggio di due sole ale della maggioranza e, colpo di scena, di diciannovefranchi tiratori, i “traditori” dell’opposizione. Fumata nera invece a Montecitorio: si aspetta la quarta votazione. Per ora, la prima giornata delle Camere si è conclusa nella tensione.

La seduta era iniziata a metà mattina con Liliana Segre avvolta nel velluto blu. La “bambina costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari”, che “si trova per uno strano destino sul banco più prestigioso del Senato”, in quanto senatrice più anziana – dopo Giorgio Napolitano – ha ricordato la Shoah, il centenario delle marcia su Roma, e “il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà”, la Costituzione. E tre date, che non dovrebbero essere divisive, sottolinea: il 25 aprile, il primo maggio e il 2 giugno.

Da queste date “non voglio fuggire”, ha detto La Russa, in un discorso che precisa non essersi preparato. Fino alle prime ore del mattino, infatti, se il passo indietro di Roberto Calderoli aveva fatto intendere il lascia passare della Lega sul Senato, l’elezione del fondatore di Fratelli d’Italia era rimasta in bilico a causa dell’astensione di Forza Italia. Non voto, per il partito di Silvio Berlusconi, in risposta ai “veti” di Giorgia Meloni, in particolare quello a Licia Ronzulli rimasta senza un ministero. Il Cavaliere ha espresso il suo voto a favore di La Russa, col quale si è congratulato per via social, quando l’appello era già alla lettera M. Nuovo strappo nella destra: Forza Italia ormai fatica a trovare posto tra le note a piè di pagina della coalizione vincitrice delle elezioni.

Per Meloni il problema è secondario, l’importante è creare una squadra di alto livello. “Per me quello che contano sono i risultati e mi pare che i risultati dicano con chiarezza che sono intenzionata a dare a questa nazione, se ne avrò occasione, un governo autorevole”. E, ad ogni modo, anche senza il voto di Forza Italia, La Russa è stato eletto presidente. È dunque caccia a chi, dall’apposizione, ha sostenuto la causa di destra. Calenda e Renzi i primi a negare, hanno ricordato che il Terzo Polo di posti in Senato ne ha solo cinque. Ha escluso categorico anche Letta, che ha condannato la scelta come “sbagliata”: “chi ha avuto un comportamento completamente irresponsabile al Senato ha fatto un grande favore alla maggioranza, che non lo merita per le divisioni che ha.” Berlusconi ha liquidato la faccenda: “avevamo fatto i calcoli che lo avrebbero votato tutti lo stesso.”

E mentre Democratici e Terzo Polo si accusavano a vicenda, Meloni ha fatto sapere che “la maggioranza lavora compatta”, e “saremo pronti anche velocemente per la squadra di governo”. Sul nuovo presidente del Senato si è detta orgogliosa “che i senatori abbiano eletto un patriota, un servitore dello Stato, un uomo innamorato dell’Italia e che ha sempre anteposto l’interesse nazionale a qualunque cosa. Per Fratelli d’Italia Ignazio è punto di riferimento insostituibile, un amico, un fratello, un esempio per generazioni di militanti e dirigenti”. Ha poi aggiunto che sulla presidenza della Camera non ci saranno problemi, confermando che la carica andrà a un leghista.

Eppure a fine giornata la Camera è rimasta senza presidente. Potrebbe essere Lorenzo Fontana, e non più il capogruppo uscente Riccardo Molinari, il papabile candidato del partito di Salvini a Montecitorio. La quarta votazione, che avrà bisogno della maggioranza semplice e non più quella dei due terzi, sarà quella decisiva. E da lì, finalmente, chiarezza anche sul governo.

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