di Giuliano Longo
I rapporti tra Stati Uniti e Russia, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, hanno raggiunto il punto più basso dai tempi della Guerra fredda. Joe Biden non ha usato mezzi termini nel condannare l’invasione, arrivando a definire Vladimir Putin un «assassino» più altri epiteti che hanno poco a che vedere con la diplomazia, ma molto con l’arteriosclerosi.
Putin e le elezioni americane
Tuttavia gli Stati Uniti avranno un nuovo leader. E ovviamente anche la Russia guarderà con grande interesse alla sfida tra Donald Trump e Kamala Harris, nonostante entrambi i candidati non siano propriamente allettanti per il Cremlino. Stando agli analisti, infatti, nessuna delle due opzioni permetterebbe di migliorare le relazioni tra i due Paesi.
Lo scorso settembre, alla domanda se preferisse Trump o Harris, il presidente russo si è lasciato andare ad una risposta sarcastica, una chiara frecciatina nei confronti di Biden: «Il nostro “preferito”, se così possiamo chiamarlo, era l’attuale presidente, il signor Biden. Ma è stato rimosso dalla corsa, e ha raccomandato a tutti i suoi supporter di sostenere la signora Harris. Bene, lo faremo, la sosterremo», ha detto lo «tzar» durante un forum economico nel porto di Vladivostok.
Kamala Harris ha assunto una linea dura nei confronti della Russia, mentre l’ex presidente Donald Trump ha più volte espresso la sua ammirazione per Putin. Tuttavia, sottolinea la Associated Press, al forum economico di settembre, Putin si è lamentato del fatto che quando il tycoon era in carica, furono introdotte «così tante restrizioni e sanzioni contro la Russia come nessuno aveva mai fatto prima di lui».
Non solo, ma la nomenklatura del Cremlino in generale è convinta che dalle elezioni americana, chiunque vinca, non uscirà nulla di buono dal punto di vista della Russia, anche se al momento The Donald è il preferito, se non altro perché è un soggettone che a Mosca conoscono molto bene da quando era presidente.
Il conflitto ucraino deciderà le relazioni russo-americane
Sarà comunque l’andamento del conflitto ucraino a determinare il futuro delle relazioni russo-americane e la questione principale sarà quella della prosecuzione dell’invio di aiuti a Kiev, che non è detto che l’elezione di Trump possa interrompere di botto.
Invece è altamente probabile che Kamala Harris continuerà a fornire il massiccio sostegno militare ed economico dell’amministrazione Biden sicuramente anche p nel terzo anno di conflitto. Gli Stati Uniti hanno già fornito a Kiev più di 59,5 miliardi di dollari in armi e assistenza da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, nel 2022.
Trump, invece, si è vantato dei suoi «forti rapporti»con Putin e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sostenendo che potrebbe negoziare la fine della guerra «in 24 ore».Il tycoon non ha ancora spiegato nei dettagli la sua strategia per arrivare a un accordo di pace, ma le sue critiche alle sanzioni USA contro Mosca suggerirebbero che potrebbe revocarle come incentivo per aiutare a risolvere il conflitto, però mettendosi contro tutto l’Occidente e sgomentando gli alleati europei.
Nel corso del dibattito con la sua rivale, Trump si è rifiutato di rispondere quando gli è stato chiesto se volesse che l’Ucraina vincesse la guerra, mentre Harris ha elogiato il sostegno occidentale all’Ucraina, affermando che «altrimenti Putin se ne starebbe seduto a Kiev con gli occhi puntati sul resto dell’Europa. A partire dalla Polonia».Trump, in passato, ha criticato il leader ucraino Zelensky affermando che«non avrebbe mai dovuto permettere che la guerra iniziasse».
L’ex presidente USA ha pure alzato la voce contro alcuni membri della NATO, accusati di non aver rispettato le spese per i loro eserciti nei bilanci nazionali, avvisando che, qualora fosse stato eletto presidente, si sarebbe rifiutato di difendere i Paesi che non rispettano gli obiettivi militari, affermando che la Russia avrebbe potuto far loro «tutto quello che diavolo vuole».
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di Harris, secondo cui l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO è «ferreo»., ma la candidata dem non si è ancora espressa sulla possibile adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica.
Per quanto riguarda i diritti umani, Harris ha affrontato direttamente la Russia in particolare sul caso della morte in prigione dell’oppositore Alexei Navalny. La vicepresidente americana è stata tra i primi leader stranieri a commentare la vicenda, definendola «un ulteriore segno della brutalità di Putin».
Il candidato repubblicano ha invece rimandato per giorni un suo commento, per poi paragonare le punizioni inflitte a Navalny alla accusa per frode nei suoi confronti. Trump non ha mai collegato il decesso dell’oppositore a Vladimir Putin. In fondo la visione che ha Trump dei democratici e dei suoi rivali, considerati «il nemico interno», secondo l’AP non è molto dissimile nello spirito dalla repressione attuata dal Cremlino verso le opposizioni.
Cosa potrebbe veramente preoccupare il Cremlino?
Ma alla radice delle valutazioni geopolitiche del Cremlino ci sono anche altri fattori. Trump punta su una sorta di neoprotezionismo economico e di disimpegno nei confronti dell’Europa ed è contrario alla globalizzazione che secondo lui ha impoverito l’America.
Putin punta invece ad un nuovo modello di relazioni internazionali con i BRICS nei quali però la parte del leone la fanno India e Cina che sta condizionando notevolmente lo sviluppo economico della Russia.
Per certo The Donald freme per regolare i conti con Pechino imponendogli dazi incredibili e forse sanzioni, accentuando la pressione militare statunitense in Estremo Oriente. Posizione che era anche di Biden e probabilmente lo sarà anche della Harris che costringerà Putin a rinsaldare i rapporti con l’amico presidente Xi.
Una cooperazione sempre più stretta anche in campo militare che deteriorerà ulteriormente i rapporti con Washintong chiunque sia il presidente. Non solo, ma prima delle elezioni USA sulla stampa russa sono apparsi commenti sulla imprevedibilità (avventurismo?)del Tycoon, mentre Putin e la Russia, dopo il passo falso in Ucraina, hanno invece bisogno di stabilità e non di una nuova Guerra Fredda globale a più mani.
Elementi questi che fanno ritenere che a Washington non ci siano amici di Putin e nemmeno Trump che, tanto per fare degli esempi, sul Medio Oriente e sul suo sostegno a Israele, mette in gioco gli interessi russi in Siria e nella regione, mette alle corde l’alleato Iran con il quale Trump ha rotto sull’accordo per i nucleare e ingaggia una guerra economica che farà di Mosca sempre più a un vassallo di Pechino.
E allora? Allora addio sogni di gloria della Grande Russia, armata si fino ai denti anche con le atomiche sì, ma che socialmente ed economicamente rimane un “gigante dai pedi di argilla”…con Trump o senza.
