di Giuliano Longo (*)
I titoli di apertura sul vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino segnalano un’aperture da parte cinese verso la stabilizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Già all’inizio dei colloqui il presidente cinese ha osservato che la Cina e gli Stati Uniti “non dovrebbero essere partner rivali”, ma ha anche avvertito Trump che una crisi su Taiwan potrebbe portare a “scontri e persino conflitti”.
L’avvertimento viene peraltro addolcito dal fatto che con Xi ci saranno più opportunità per le aziende statunitensi di fare affari in Cina e quindi il palcoscenico è pronto per un vertice di successo, facendo in modo che entrambe le parti possono rivendicarlo perché offre alcuni benefici concreti , evitando una guerra commerciale.
Un risultato che fa rizzare le antenne a, Vladimir Putin, che vede diminuire la rilevanza globale della Russia– di cui I segnali sono già chiari da tempo: dal Medio oriente all’Asia centrale, dall’Africa centrale all’America latina.
Le aspirazioni di Putin di posizionare la Russia come una grande potenza dipendono dal fatto che Mosca sia strategicamente utile a Washington e Pechino, ma è anche indubbio che il prestigio del Presidente russo è stato indebolito dall’interminabile conflitto ucraino, che in ogni caso Trump considera una “faccenda dell’Europa – anch’essa marginalizzata. Tinore conclamato ieri da – Mario Draghi.
L’ultima telefonata di Putin con Trump del 29 aprile è stata piuttosto deludente per il leader russo. . La sua offerta di portare l’uranio altamente arricchito dell’Iran in Russia è stata respinta, ma anche l ‘ultimo “fraterno” tra Xi e Putin è avvenuto nel settembre 2025. Da allora hanno tenuto solo una videoconferenza cui eiri ha fatto seguito la dichiarazione del Cremlino che Putin visiterà presto la Cina . Come dire:”guarda che ci siamo anche noi!”
Eppure Putin ha ancora le sue carte da giocare.
Le principali questioni globali – tra cui le guerre in Ucraina e in Iran, la sicurezza energetica e il futuro dell’ordine internazionale – sono ancora connesse alla Russia. Questo fornisce a Putin un certo grado di leva nei suoi rapporti sia con Xi che con Trump. Ma l’esercizio di questa rischia di collidere con quelle aree in cui gli interessi cinesi e statunitensi e cinesi sono più allineati tra loro che con la Russia.
Prendiamo come esempio il caso della guerra in Iran.
La Russia beneficia maggiormente di questo conflitto favorita dall’aumento del prezzo del petrolio e del gas che offre una boccata di ossigeno alla sofferente economia russa , ma è improbabile che il sostegno russo consenta all’Iran di vincere la guerra, semmai gli darà tempoper evitare la sconfitta aumentando I costiper gli Stati Uniti, i suoi alleati regionali e.
Il che potrebbe non far piacere all’”amico” Donald.
Pechino ha offero all’Iran un certo sostegno ad esempio aiutandolo a bypassare le sanzioni occidentali sull’esportazione del suo petrolio. Ma ci sono dei limiti se il rapporto di Pechino con gli Stati Uniti è molto più importante di quello con l’Iran. Questo inclina l’equilibrio delle preferenze erso la fine del conflitto piuttosto che verso la sua continuazione.
Questo non significa che la Cina e gli Stati Uniti si allineeranno ora contro la Russia.
Le relazioni tra Russia e Cina sono di lunga data e profonde su una serie di questioni e la loro “partership senza limiti” può anche essere asimmatrica, ma vede ancora molto di antiamericano.
In vista del vertice Trump-Xi, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che “il percorso verso l’attuazione di tutta una serie di progetti economici sarà aperto” se la Casa Bianca accetterà di disaccoppiare il commercio dalla guerra in Ucraina. Questo indica che Mosca è pienamente consapevole di questa opportunità e offre agli Stati Uniti qualcosa che la Cina non può offrire.
Semmai in Occidente è ancora poco noto quel timore diffuso nelle elites russe di una pressante egemonia economica di Pechino che alla lunga ne acentui la sdipendenza da Pechino che non è certo ricattabile con le forniture di gas russo dalla Siberiaper, anzi è Mosca che ne ha un disperatobisogno.
Ma pPchino è consapevole che tocca fare I conti, non tanto con l’economia, ma conla potenza nucleare russa che è essa stessa un fodamentale tassello per la Sicurezza globale cinese.
In conclusione
Mosca sta adottando una posizione di attesanella convinzione che Cina e America non faranno accordi a spese di Mosca, consapevole il tempo gioca a favore di chi ha pazienza strategica.
Pazienza e cautela che sono nelle corde dei compotamenti dello Tzar.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
