Esteri

Putin in Mongolia: gas naturale e tanto business

Il 2 e 3 agosto, mentre si recava al Forum economico orientale, Putin ha visitato la Mongolia. In coincidenza del’85° anniversario della fine dei combattimenti sul fiume Khalkhin Gol, quando il 15 agosto fu firmato un accordo con il Giappone imperiale le cui truppe furono costrette a lasciare il Paese.

Adesso la Mongolia risente di nuovo il soffio della situazione internazionale tanto che un oscuro rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri ucraino, G. Tikhy, ha promesso di “lamentarsi con gli alleati” poiché il Presidente russo non è  stato arrestato  su richiesta del ICC (International Criminal Court).

Tutti gli anni successivi, fino all’inizio degli anni ’90, la Mongolia è stata sotto l’ombrello politico ed economico dell’URSS e il suo crollo  ha avuto un impatto estremamente negativo sull’economia di questo stato.

La Mongolia ha dovuto quindi adattarsi alle nuove condizioni per 10-12 anni, anche se non sussistono contenziosi con Mosca.

Dal punto di vista politico, i due paesi si sono tenuti in contatto più o meno regolarmente e, a partire dal 2012 sono stati avviati programmi economici congiunti.

Solo dagli anni 2000, il primo posto nello sviluppo delle risorse mongole ha cominciato ad essere occupato non da Mosca, ma da multinazionali australiane e canadesi, oltre che da quelle cinesi.

Se a metà degli anni ’90 leader nelle esportazioni mongole erano la Federazione Russa e la Cina con quote uguali del 20%, dopo la crisi del 2008 la Cina occupava già l’80% e il Canada l 14% delle esportazioni.

La Cina importa tradizionalmente rame e carbone dalla Mongolia. Il carbone veniva trasportato tramite autocarri, ma  successivamente sono state costruite ferrovie  collegate alla  Cina con il  “circuito del carbone”. .

Sembrerebbe che la Mongolia, con una tale bilancia commerciale, sia un’economia interamente dipendente da Pechino.

Dipendente – sì, ma non “interamente”..

Pechino ha  contribuito allo sviluppo della Mongolia insieme  multinazionali come il gigante minerario Rio Tinto.

Ed è stato in Mongolia che si sono intrecciati  gli interessi di Pechino con le multinazionali, quando la Cina ha concluso accordi per rilevare le multinazionali canadesi delle miniere di carbone con i finanziamenti del gruppo Morgan Stanly.

Tali accordi hanno determinato anche proteste e crisi politiche ma la situazione ora è stabile nelle mani del primo ministro L. Oyuun-Erdene che vanta una biografia interessante.

Oyun-Erdene  ha lavorato alla  World Vision International (WVI, ),  un’organizzazione transnazionale che si occupa di progetti di beneficenza sotto le bandiere evangeliche. Ma è anche  di una struttura in  partneriato con le  Christian Fellowship e il movimento Prayer Breakfast statunitensi.

 

Come ha guadagna la Russia in Mongolia se, da un lato, le cifre mostrano che il suo fatturato non è molto significativo, ma, dall’altro, la stessa Mongolia proclama l’importanza di queste forniture?
La risposta è  carburante ed elettricità.

 

La Russia è il principale fornitore di carburante per aerei e prodotti petroliferi, nonché un partner costante nella costruzione e l’ammodernamento delle centrali termoelettriche .Fra queste la costruzione di una centrale termoelettrica a carbone da 120 MW nella provincia di Uvs.

 

C’è poi il giacimento di Khotgor con i suoi 109 milioni di tonnellate di carbone da coke, e chi è il principale azionista? La Corporation coreana del carbone (KOCOAL). E’ quindi impossibile estrarre carbone senza energia

Il tema a principale della visita di Putin  è  stato il gasdotto del progetto Power of Siberia – 2, che nel contesto della Mongolia si chiama Soyuz e più in generale Gasdotto internazionale Vostok.

Una fonte costante di gas naturale in volumi significativi aumenterà la produzione di carbone e rame mongolo per la consegna in Cina e alle multinazionali.

Inizialmente, si calcolava che la rotta mongola fosse più redditizia della rotta attraverso Altai e Xinjiang. Una soluzione che potenzialmente forniva energia per compensare progetti controversi dal punto di vista ambientale come le centrali idroelettriche fluviali.

 

Inoltre consentiva anche lo sfruttamento di gas mongolo e garantiva l’accesso più breve al sistema cinese di trasporto del gas alle province interne.

Ma oltre alla via del gas, anche quella ferroviaria è  importante, perché potrebbe alleviare la congestione della  Ferrovia Transiberiana, che fa molta fatica a digerire la “svolta (economica) ad Est”. Il risparmio sulle distanze è notevole, dato che la ferrovia mongola, diretta ai porti cinesi, è più corta di quasi 4mila chilometri.

La Cina non vuole acquistare gas con contratti a lunga scadenza. Non perché “non sia un partner” o “un vicino così così”, ma a causa di circostanze del tutto oggettive, quali l’aumentano i volumi rigorosamente in base alle necessità.

A livello aziendale il dialogo sul gasdotto mongolo prosegue, ma sono necessarie decisioni politiche, non solo dell’industria del gas, ma anche accordi fra Mongolia, Russia e le multinazionali delle materie prime coinvolte nell’estrazione di altri tipi di minerali mongoli. Solo allora tale sinergia potrebbe dare al progetto del gasdotto una svolta..

Ila  documentazione del progetto del gasdotto internazionale Soyuz-Vostok  è stata presentata  a settembre. Lo sviluppo del progetto è stato effettivamente completato circa un anno fa, ma era già necessaria una spinta politica, poiché gli interessi della Mongolia sono prioritari rispetto a quelli della Cina.

. E proprio in funzione di questi sono state ricevute garanzie politiche che la visita di Putin ha suggellayo.

Stiamo parlando di una serie di misure per il settore energetico mongolo: ricostruzione del CHPP-3 di Ulan Bator (più 60%), Khotgor CHPP, progetto della centrale nucleare, centrale idroelettrica di Eigin Gol, forniture di carburante e prodotti petroliferi russi.

Pertanto, qui non stiamo parlando tanto del fatto che la Russia fornirà gas  i 3 milioni di abitanti della Mongolia, ma di una gassificazione e di un consumo energetico leggermente diversi. Nel frattempo tutto questo si svolge e si sviluppa, mentre è possibile negoziare con la Cina i principali volumi di gas.

La Mongolia e la sua leadership politica sono soddisfatte di questa opzione che consente anche la fornitura di gas per i suoi 3 milioni di abitanti, ma di un progetto strategico che obiettivamente non può venir scalfito né da Kiev, né dalla Corte penale internazionale.

 

La novità  è che tutti i negoziati sulla fornitura di gas stanno diventando ogni anno sempre più complessi in termini di numero di partecipanti e allineamento dei loro interessi.

Le formule dei prezzi stanno cambiando, come possiamo vedere nei progetti in Azerbaigian, Iran, Russia, Turkmenistan e Turchia.. E questa  crescente complessità porta inevitabilmente ad un aumento dei luoghi in cui piani e progetti falliscono.

Tuttavia, se a livello politico si è deciso di promuovere il progetto “Power of Siberia – 2”, allora è la rotta mongola che avrà la priorità, mentre  il percorso Altai sarà discusso ancora a lungo.

 

Balthazar

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