Esteri

Francia, l’estrema destra decisiva dopo la nomina a primo ministro di Barnier

 

 

di Giuliano Longo

La sopravvivenza del futuro governo di Michel Barnier (nella foto) dipende dalla buona volontà del Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen arrivato terzo alle elezioni anticipate di quest’estate.

 

Il Nuovo Fronte Popolare, l’alleanza di sinistra che ha vinto la maggior parte dei seggi ma non ha raggiunto la maggioranza assoluta, ha già giurato di sostenere le mozioni di sfiducia contro Barnier all’Assemblea nazionale.

 

Barnier avrà quindi bisogno del tacito sostegno dell’estrema destra per assicurarsi che il suo governo non venga immediatamente rovesciato. Infatti la coalizione pro-Macron e il gruppo conservatore della destra repubblicana che probabilmente sosterrà il nuovo primo ministro, hanno solo 213 seggi, ben al di sotto dei 289 necessari per una maggioranza.

I leader lepenisti hanno già esposto nei giorni scorsi le loro condizioni  per ottenere il lorosostegno: misure sul potere d’acquisto, sulla sicurezza e sull’immigrazione; l’introduzione della rappresentanza proporzionale in parlamento; e il “rispetto” per i deputati di estrema destra.

Sebbene il Partito della Le Pen si sia classificato al terzo posto  e abbia perso l’opportunità di governare,, ora resuscita come il vero e proprio artefice della situazione politica Mentre la stessa Le Pen è stata una figura influente nei negoziati di questa settimana per la scelta primo ministro.

 

Macron avrebbe  chiamato Le Pen discutendo della candidatura di Xavier  Bertrand e anche dell’ex primo ministro socialista francese Bernard Cazeneuve, uno dei primi favoriti, le cui prospettive erano già bruciate  lunedì.

E così, giovedì, Bertrand era fuori e si è puntato sul nome del conservatore  Michel Barnier. La questione ora è se Barnier, che dovrà anche scendere a compromessi con i suoi sostenitori di centro-destra e centristi, riuscirà a soddisfare l’estrema destra, che si oppone a molti dei tagli al bilancio che saranno proposti per risolvere i gravi problemi del debito francese.

Sebbene l’estrema destra possa ancora provare a rovesciare il governo Barnier, resta il fatto  che mantiene ha il destino del governo nelle sue mani, anche se  per ora ha interesse a tenere in vita il suo governo.

Anzi potrebbero lasciare le cose come stanno fino alle prossime elezioni presidenziali.

I rapporti di Macron con il Rassemblement National hanno scatenato il malcontento anche nel suo campo. Dopo aver sciolto il parlamento in seguito alla performance dominante dell’estrema destra alle elezioni europee di giugno,  ha fatto una campagna per tenere gli estremisti fuori dal potere. Ora ha consegna loro una spada di Damocle che penderà sulla testa del  prossimo governo.

 

Dopo aver inizialmente litigato all’interno delle sue componenti, il Nuovo Fronte Popolare ha proposto la propria candidata, la trentasettenne funzionaria Lucie Castets, insistendo sul fatto che il suo primo posto gli dava il diritto di scegliere.

Macron ha rapidamente bocciato questa candidatura in nome della stabilità istituzionale, prevedendo che Lucie non sarebbe sopravvissuta a un voto di sfiducia nell’Assemblea nazionale frammentata..

Alla sinistra non restano per ora, come tradizione, le sue oceaniche manifestazioni di piazza , ma soprattutto  la revanche alle prossime presidenziali. Sempre che Marine non faccia i capricci e alzi la sua posta screditando definitivamente Macron. Da oggi un presidente dichiaratamente di destra.

Dopo il preoccupante successo dei neonazi nell’est della Germania qualcuno nella UE comincia pensare che l’alleanza fra centristi e socialdemocratici a Bruxxelles possa vacillare. In fondo un segnale è l’apertura della Van der Leyen a Giorgia Meloni per la vicepresidenza di Fitto.

Solo che a Berlino c’è sempre la possibilità futura  della grosse koalition, in Francia Macron l’ha affossata e forse per sempre.

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