Esteri

Putin in Tagikistan, Medvedev in Corea del Nord. La tela di Mosca sull’Asia

di Giuliano Longo

 

A Mosca e all’esteru viene analizzata   la composizione della delegazione russa a Dushanbe, la capitale tagika che dall’8 di ottobre sta ospitando  sino al 10, la  riunione del Consiglio dei Capi di Stato della CSI, nonché il secondo Vertice Asia Centrale-Russia. Oltre a Putin la delegazione comprende 20 alti funzionari, tra cui i responsabili di ministeri e agenzie preposte all’applicazione della legge.

Tra le forze di sicurezza nella capitale del Tagikistan figurano il ministro della Difesa Andrei Belousov, il capo della Guardia nazionale russa Viktor Zolotov e il capo del Ministero degli affari interni Vladimir Kolokoltsev.

I comunicati ufficiali indicano che sono previste discussioni su un’ampia gamma di questioni, tra cui questioni di sicurezza, in particolare in relazione all’Afghanistan, un paese confinante della CSI, di cui Mosca ha recentemente riconosciuto il governo talebano.

 

Da diversi giorni fa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la sua intenzione di riportare le truppe americane in Afghanistan. Questa dichiarazione è già stata commentata dalla leadership afghana, che ha dichiarato che qualsiasi “ritorno” delle truppe americane è fuori questione. Anche per analizzare questa situazione Il capo del Ministero della Difesa russo ha incontrato il suo omologo del Tagikistan:

I rappresentanti della delegazione hanno annunciato l’intenzione di espandere la CSI+  (Confederazione degli Stati indipendenti che comprende ex repubbliche sovietiche) concedendo alla SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shnagai) il ruolo di osservatore.

 

Al vertice parteciperanno i leader di Kazakistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan cui si uniranno  Armenia, Azerbaigian e Bielorussia in un incontro della più ampia Comunità degli Stati Indipendenti.

 

Secondo l’agenzia Reuters a Russia ha mostrato un crescente interesse nello sviluppo di legami con i vicini asiatici , tra cui una partnership “senza limiti” con la Cina e una cooperazione con la Corea del Nord, compreso l’invio di truppe di Pyongyang per partecipare al conflitto in Ucraina.

 

Putin cercherà di rafforzare i legami con gli stati dell’Asia centrale e di proteggersi dal riemergere di periodiche ondate di instabilità nella regione, attribuibili a controversie di confine o a liti interne tra gruppi rivali. Dopo il crollo del regime sovietico nel 1991, il Tagikistan è stato  travolto da una guerra civile durata cinque anni, in cui morirono decine di migliaia di persone.

 

Mercoledì il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che il ministro Andrei Belousov ha tenuto colloqui sulla cooperazione militare con il suo omologo tagiko Emomali Sobirzoda.

 

“Molto oggi dipende dalla cooperazione tra le nostre due istituzioni militari, soprattutto la stabilità in Asia centrale”, ha affermato Belousov il quale ha dichiarato che “la situazione attuale rimane molto difficile”.

 

Negli ultimi anni l’influenza russa nella regione è diminuita: il Kazakistan, ad esempio, ha adottato una posizione attentamente bilanciata sulla guerra di Mosca in Ucraina.

 

Putin incontrerà anche  il presidente tagiko Emomali Rahmon. Durante l’ultimo vertice Russia-Asia centrale del 2022, Rahmon ha rimproverato Putin per non aver trattato le nazioni della regione con il dovuto rispetto.

 

È certo che i colloqui del leader del Cremlino con i leader dell’Asia centrale si concentreranno anche sulla situazione di diversi milioni di lavoratori migranti provenienti dalla regione, che guadagnano stipendi in Russia e poi li rimandano a casa tramite rimesse.

 

Putin dovrebbe anche  incontrare anche il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, con il quale la Russia ha avuto rapporti tesi negli ultimi mesi.

Contemporaneamente al viaggio  Putin a Dushanbe, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev è arrivato a Pyongyang, dove si terranno le celebrazioni per l’80° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

 

L’agenzia di stampa nordcoreana Central News Agency descrive Medvedev come il leader della “delegazione di partito” di Russia Unita.

Queste due visite sono attentamente monitorate in Occidente. Europa e Stati Uniti sono cauti, ma circolano indiscrezioni secondo le quali Mosca sta  entrando in una “nuova fase di accresciuta attività nel Sud del mondo, che potrebbe danneggiare gli interessi del mondo occidentale”.

 

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