Cronaca

“Qua nessuno ti vuol fare un’estorsione”. L’avvertimento delle mafie camorriste a Latina

“…Qua nessuno ti vuole fare un’estorsione… Ma un pensiero lo vuoi portare? Fai un pensiero agli operai…”. Era questo un invito del clan di camorra della provincia di Latina, facente capo al boss Antonio Antinozzi. Quelle parole, tipiche della intimidazione mafiosa secondo gli inquirenti della Dda di Roma, sono ricordate dal giudice delle indagini preliminari del tribunale della Capitale, Daniela Caramico D’Auria. La dichiarazione risale al 28 luglio del 2016 – ha ricostruito chi indaga – ed è stata rivolta al titolare di una impresa di rimessaggio barche dopo che era stata compiuta una azione di danneggiamento all’azienda. Il gruppo di Antinozzi era tutto orientato alla “messa a posto” – si aggiunge – alla tangente utile, insomma, per la protezione. Nel caso citato “l’ingiusto profitto”, l’obolo per i malviventi, è stato di 1.000 euro. 

Al titolare di una impresa funebre la minaccia arrivò per lettera, il 13 luglio 2015. Nel messaggio si diceva: “Vogliamo la tua impresa ricordati che condannato l’è tue bimbe m…”. Erano senza scrupoli i soggetti arrestati. Il 2 novembre 2015 il dipendente di una ditta viene bloccato vicino ad una scuola materna di Santi Cosma e Damiano da un uomo in scooter che dopo essersi tolto il casco e con indosso un passamontagna dice: “Dì al tuo capo che si metta a posto altrimenti”. 

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