Politica

Referendum: Comitati No, riforma indegna, lotta nel fango non è la nostra

Una riforma indegna che colpisce l’autonomia e l’indipendenza di Csm e magistratura. È la linea comune dei quattro comitati per il No alla riforma che si ritrovano a Roma, a palazzo Grazioli, all’evento organizzato dall’Associazione Stampa estera.

“È una legge con la quale la politica intende conquistare una posizione di privilegio ed è per questo inaccettabile – spiega Franco Moretti presidente del Comitato Avvocati per il No -. Compito dei giudici non è accontentare la politica ma applicare le leggi. E quando la politica non rispetta le leggi, la magistratura deve intervenire”.

Rincara la dose Claudio Castelli del Comitato Giusto dire No che si dice “contento dell’invito della premier Giorgia Meloni a evitare la lotta nel fango”. “Spero venga accolto da chi lancia fake news e dice di votare Si per evitare scarcerazioni facili”.

“Bisogna votare no perché il nocciolo di questa riforma non sono né i tempi dei processi, né la separazione delle carriere, che tutto sommato è già stata raggiunta con la riforma Cartabia – evidenzia Giovanni Bachelet della Società civile per il No – , si vuole invece demolire i presidi di autonomia e indipendenza della magistratura. E siamo i primi noi a non volere la lotta nel fango”.

“Abbiamo una sola bandiera, la Costituzione – dice Giuseppe Salmè del Comitato dei 15 -. Ci siamo preoccupati perché abbiamo visto una Costituzione in pericolo e così siamo nati, senza ‘eserciti’ alle spalle. Diciamo No a una riforma della Costituzione che contro il correntismo crea l’amichettismo”. Poi sulle risorse a disposizione del Comitato: “Basta polemiche pretestuose sui finanziamenti”. Così Claudio Castelli, del Comitato Giusto Dire No, intervenuto stamani al convegno organizzato dall’Associazione stampa estera a Palazzo Grazioli. “Il nostro comitato è un’associazione privata, ha avuto una donazione iniziale dell’Anm e riceve donazioni che i privati possono fare online per importi limitati fino a un massimo di 100 euro, chi dona deve sottoscrivere di non ricoprire ruoli politici. Io vengo qui a mie spese – aggiunge – e vedo anche tra i colleghi passione civile e voglia di far capire che questa riforma è davvero pericolosa. I fondi raccolti per la campagna referendaria non servono per pagare nessuno di noi e anche se ovviamente non daremo mai, per motivi di privacy, un elenco dei donatori, non c’è alcun potenziale conflitto di interessi tra cittadini che donano e magistrati, anche perché la lista dei donatori non è nota ai magistrati. È una polemica strumentale che sarebbe meglio non avere”. Al convegno, a Roma, partecipano anche gli altri tre comitati per il No, con Giovanni Bachelet del Comitato Società civile per il No, Franco Moretti, presidente del Comitato Avvocati per il No, e Giuseppe Salmè del Comitato dei 15. “Noi al momento abbiamo 4.500 euro con cui abbiamo istituito il nostro Comitato – spiega Salmè -. Avremo però diritto ai rimborsi elettorali dopo che la Cassazione ha ammesso il nostro quesito. Di spese non ne affronteremo molte e, dopo il referendum, una volta sciolto il comitato, doneremo come prevede il nostro statuto, i fondi rimanenti ad organizzazioni no profit in difesa della Costituzione”. Dal canto suo, Bachelet spiega che il comitato della società civile “è formato da più di 50 associazioni tra le quali la Cgil, Libera e Pax Cristi. Siamo una realtà molto grande che necessita di un coordinamento delle risorse anche di tempo messo a disposizione”.

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