“Il presidente della Repubblica ha fatto un discorso di altissimo profilo e speravo che il suo appello al reciproco rispetto delle istituzioni venisse ascoltato da tutti e invece qualche ora dopo Meloni ha fatto un altro video in cui attaccava i giudici, il terzo in pochi giorni, ignorando l’appello del capo dello Stato. L’altro ieri, poi, Meloni ha detto in tv che qualcuno vuole la lotta nel fango, senza fare nomi ovviamente, perché non si prende mai le sue responsabilità. E a me sentendola è venuto in mente il profilo social del suo partito che ogni giorno posta attacchi contro i giudici su singole sentenze o su presunti rapporti con l’estremismo di sinistra”. A dirlo in un’intervista al Corriere della Sera è la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Ecco, io penso che bisognerebbe pensare anche al giorno dopo il referendum, perché delegittimare un potere dello stato incrina la fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni. Noi invece speriamo da qui in avanti di poterci confrontare sul merito della riforma”, prosegue Schlein. Alla domanda sul se sarebbe una sua personale sconfitta l’eventualità di una vittoria del ‘sì’ al referendum, Schlein ha risposto: “Se dovesse vincere il Sì sarebbe un problema per il Paese. Quello che è in gioco non è un referendum pro o contro il governo o la magistratura, ma sulla nostra idea di democrazia. Infatti l’indipendenza della magistratura serve a tutelare i diritti di ogni cittadino e a far sì che la legge sia veramente uguale per tutti”. “Io trovo incredibile che Nordio abbia detto che il Csm, presieduto da Mattarella, ha un metodo para-mafioso e trovo sorprendente che il ministro non si sia scusato e che Meloni non abbia preso le distanze”, ha detto ancora la segretaria Pd.
Referendum: Ricci (Pd), vogliono dare una botta alla magistratura
E per il Pd prende posizione anche l’Europarlamentare Matteo Ricci
“Il referendum non interviene sui nodi strutturali del sistema: non risolve il problema della certezza della pena, né quello della durata dei processi. Dietro questa riforma c’è soltanto la volontà di aumentare il potere esecutivo dello Stato ridimensionando quello giudiziario”. Così l’europarlamentare del Pd, a Coffee break su La7. “Non è una questione di garantismo contro giustizialismo. Io sono garantista e credo che il mio partito debba esserlo sempre di più. Tuttavia, questo referendum non affronta i problemi reali della giustizia. La separazione delle carriere, ad esempio, c’è già nei fatti con la riforma Cartabia, sono pochissimi i magistrati che cambiano ruolo da pm a giudice e il tema delle correnti non si risolve con il sorteggio, le istituzioni non sono una tombola e una volta eletto il Csm, le aggregazioni correntizie si ricreano comunque”, aggiunge Ricci, “non dobbiamo inoltre essere politicamente ingenui. Il governo vuole dare una botta alla magistratura e all’equilibrio dei poteri e in caso di vittoria del Sì proveranno a dare una spallata con probabili elezioni anticipate, con un nuovo Porcellum come legge elettorale che permetta alla Meloni, con un solo voto in più, di avere pieni poteri e diventare presidente della Repubblica, facendo un presidenzialismo di fatto”. “Faremo una campagna tecnica sui quesiti referendari, ma è evidente che sullo sfondo esiste anche uno scenario politico più ampio che non possiamo ignorare. L’ingenuità in politica può diventare un errore terribile”, conclude Ricci.
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