Esteri

Repubblica Ceca vincono i populisti di Babis antiucraino

 

Il  miliardario settantunenne Andrej Babis (nella foto), già tra il 2014 e il 2017 ministro delle Finanze e dal 2017 al 2021 premier, ha vinto le elezioni nella Repubblica Ceca con ill 34,85% dei voti, segnando un balzo rispetto al 27% delle ultime elezioni del 2021

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Entrando in conferenza stampa sulle note della sua canzone preferita “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri, Babis ha affermato che la giornata ha rappresentato “il culmine della mia carriera politica”.

 

Con l’affluenza alle urne, arrivata al 68,8% Babis dovrà ora affrontare il problema della coalizione per ottenere la maggioranza in Parlamento, ma con i suoi 81 eletti  probabilmente dovrà chiedere un sostegno di coalizione  al partito degli “automobilisti scontenti”  delle misure ecologiche della UE che ha ottenuto poco meno del 7% e 13 seggi.

 

L’altro partner di Babis potrebbero essere i sovranisti antieuropei di “Libertà e democrazia diretta (Spd)” che con l‘8%, hanno ottenuto 15 seggi.

 

Potrebbe anche nascere un governo di minoranza con l’appoggio esterno i della Spd, ipotesi che il vicepresidente del partito Radim Fiala Di Babis ha già confermato.

 

Secondo gli analisti il nuovo governo della Repubblica ceca modificherà il proprio sostegno all’Ucraina: Babis ha dichiarato più volte durante la campagna elettorale che avrebbe annullato l’iniziativa ceca sulle munizioni, considerata “troppo costosa”.

 

ANO si era presentata alle elezioni con slogan che condannavano il sostegno a Kiev. In particolare, Andrej Babiš ha definito “corrotto” il piano per l’acquisto di munizioni per l’ucraina tramite Praga.

Alla vigilia delle elezioni, ha dichiarato che l’obiettivo di impedire la completa acquisizione dell’Ucraina da parte della Russia era già stato raggiunto e che ulteriori aiuti militari avrebbero dovuto essere riconsiderati.

Riguardo ai rifugiati ucraini che vivono nella Repubblica Ceca, Babiš ha affermato che dopo la fine della guerra gli ucraini “dovrebbero tornare a casa”. In seguito, però, ha cambiato formulazione, dichiarando che “abbiamo bisogno degli ucraini”.

Babiš non è generalmente contrario all’adesione della Repubblica Ceca alla NATO e all’UE, ma critica regolarmente la “burocrazia di Bruxelles”, una posizione simile a quella del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán e del Primo Ministro slovacco Robert Fico.

Gli esperti prevedono che se Babiš diventasse Primo Ministro, Praga tenderebbe generalmente ad avvicinarsi alle politiche di Budapest e Bratislava.

Si conferma così la tendenza di una svolta a destra populista nei Paesi del centro est Europa, anche in Romania dove gli europeisti ha vinto per un pelo nei confronti dei locali populisti in parte filorussi.

Anche i Polonia  ha vinto le elezioni presidenziali del 1° giugno scorso  l’esponente della destra Karol Nawrocki segnando una rivincita sull’europeista di e filoatlantico ad oltranza Donal Tusk.

Senza contare che la destra dell’AfD in Germania è ormai il primo partito con il 26% dei sondaggi contro il 25% del Cancelliere Mertz, anche se la formazione che viene anche definita neonazista, è stata bannata da qualsiasi coalizione  centrista come quella attuale.

Dopo Italia Grecia la svolta a destra dell’opinione pubblica europea, viene così confermata anche a Praga e minaccia Parigi dove il nuovo governo di Sebastien  Lecornu e già sotto il tiro incrociato della destra di Le Pen che aspira alla presidenza dopo Macron nel 2027, e la sinistra più o meno unita di Mèlencon. Mentre in Spagna rischia  il governo socialista di Sanchez travagliato dagli scandali.

GiElle

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