Economia e Lavoro

Ripresa e consumi ecco lo scenario fotografato dai ricercatori di Confindustria

Il Centro Studi di Confindustria, nella sua ultima analisi, contenuta nella Congiuntura flash, fotografa un Paese che veleggia verso la stagnazione. Un quadro determinato da una riduzione dell’export, ma soprattutto dalla crisi dei consumi. Altre sigle della rappresentanza datoriale avevano già fatto simili proiezioni e oggi è toccato anche alla Confindustria. Ma andiamo a vedere nel dettaglio l’analisi degli specialisti di viale dell’Astronomia.  

 

“In Italia, dopo il buon quarto trimestre 2025 (+0,3% il Pil) trainato dagli investimenti del Pnrr, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. La dinamica dell’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Il costo dell’energia alto e in salita può scendere grazie alle norme approvate dal Governo”. Stando ai consumi, “a dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), quasi azzerando la crescita nel quarto trimestre (+0,1%); a gennaio, però, aumentano gli acquisti di autovetture. La fiducia delle famiglie migliora un po’ a inizio 2026, mentre il numero di occupati, pur contraendosi lievemente a fine 2025, cresce comunque di +0,3% nel quarto trimestre. Cala molto, invece, la fiducia delle imprese nel commercio, sebbene i giudizi sulle vendite restino positivi”, si legge nell’analisi di Confindustria.

Per quanto riguarda le imprese “gli indicatori congiunturali evidenziano una tendenza favorevole per gli investimenti in impianti e macchinari: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi”.

A dicembre, si sottolinea inoltre, la spesa dei turisti stranieri cresce poco (+2,5% tendenziale). Nel primo mese del 2026 l’HCOB-PMI, già in zona espansiva, indica un rafforzamento del settore (52,9 da 51,5). Anche la fiducia delle imprese nei servizi segna un aumento robusto a gennaio (103,4 da 100,2). “Ci sono dei fattori trasversali che frenano tutti i settori industriali (anche se con diverse intensità), così come l’intera economia italiana: l’energia cara; il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo; l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi. Viceversa, aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari settori”. Per l’anno appena iniziato, si sottolinea, “non sono ancora disponibili hard data di fonte Istat, ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi al primo mese, che suggeriscono un lieve miglioramento. La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l’aggregato della manifattura italiana, è di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni”. In un simile scenario, si sottolinea, “alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo. A febbraio – fa sapere ancora Confindustria – il tasso sui BTP italiani cala di poco (3,36%), mentre si è fermato l’aumento del Bund in Germania (2,97%): lo spread si restringe ancora (+39 punti base, appena +15 in Spagna). La BCE, intanto, è ferma da metà 2025 a un tasso di riferimento del 2,00%, anche se l’inflazione nell’Eurozona è scesa su valori moderati (+1,7% a gennaio). In tale contesto, il tasso pagato dalle imprese italiane ha esaurito il calo e inverte la rotta (3,58% a dicembre, da 3,38% a settembre). Infine una proiezione sullo stato dell’Europa. “Nel quarto trimestre 2025 il Pil dell’Eurozona è cresciuto dello 0,3% e l’occupazione dello 0,2%, con risultati positivi nelle principali economie”. “A dicembre la produzione industriale è diminuita molto (-1,4%), ma restando in lieve aumento nel quarto trimestre (+0,3%). A gennaio gli indici PMI segnalano un’espansione solo dei servizi in Germania e dell’industria in Francia; migliorano anche la fiducia e le aspettative sull’occupazione in tutta l’Area”, si legge inoltre. Negli Usa, “la produzione industriale a dicembre continua a crescere (+0,4%), proseguendo la dinamica positiva da inizio 2025: il quarto trimestre si chiude a +0,2% e gli indici PMI e ISM manifatturieri confermano un profilo espansivo a gennaio 2026. Anche la creazione di posti di lavoro è migliorata, ma rimane debole (+130 mila unità), dopo un quarto trimestre 2025 in calo (-51 mila). Focus del Csc anche sull’India, dove a dicembre la produzione industriale ha accelerato al +7,8% annuo (da +7,2%), sopra le attese; a gennaio il PMI sale a 55,4 (da 55,0), segnalando un miglioramento di ordini, output e occupazione”, aggiunge l’analisi.

Sul fronte commerciale, si sottolinea, l’accordo USA-India riduce i dazi americani al 18% in media (dal 50%), ma restano dubbi su regole di origine e sull’impegno ad acquisti da parte dell’India per 500 miliardi di dollari in 5 anni, su beni che oggi ammontano a 23.

Red

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