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“Risarcimento secolare”: il senatore Franceschini ci regala l’ennesimo colpo di genio

di Riccardo Bizzarri (*)

 

Ogni epoca ha i suoi visionari. Noi, nel 2025, abbiamo Dario Franceschini (nella foto). L’ex ministro della Cultura (già noto per aver reso il patrimonio artistico italiano un PowerPoint in mano ai francesi) ha deciso che il suo nuovo cavallo di battaglia è abolire il cognome del padre e lasciare ai figli solo quello della madre.

Sì, avete letto bene. Niente più doppio cognome, niente più cognome paterno. Solo mamma, e zitto papà.

“Presenterò un Ddl per dare ai figli solo il cognome della madre”, ha dichiarato il senatore durante l’assemblea del gruppo Pd al Senato. Una proposta “a titolo personale” – perché pure lui sa che forse non è il caso di coinvolgere troppa gente in questo momento di smarrimento ideologico.

L’intento, spiega Franceschini, è “risarcire le donne per un’ingiustizia secolare”. Che poi, se vogliamo ragionare in termini di risarcimenti storici, potremmo anche cominciare a preparare un Ddl per restituire il trono ai Borboni o la Gallia ai Galli. La logica è la stessa.

“La storia è scritta dai vincitori”, diceva Churchill. Franceschini ha deciso di riscriverla dai perdenti. Ma con l’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente).

Chiariamo: nessuno nega che il sistema tradizionale del cognome paterno sia figlio di un retaggio patriarcale. Ma da qui a proporre l’abolizione unilaterale di qualunque traccia paterna nel nome dei figli, ci passa l’intero manuale di diritto civile, una dose minima di equilibrio, e – già che ci siamo – un cucchiaio di buonsenso.

Il problema è che questa proposta non cerca equità, cerca vendetta.
E come ogni vendetta, è cieca. E pure un po’ ridicola.

“Volevamo la parità. Ora abbiamo la supremazia. Ma solo nell’anagrafe”, commenterà probabilmente qualche madre mentre cerca il padre scomparso del figlio sul registro delle assenze affettive.

Nel frattempo, in Commissione Giustizia, i Ddl sul cognome dei figli sono già in discussione da tempo, con proposte che cercano – almeno sulla carta – di trovare un compromesso tra le esigenze di equità e quelle della realtà sociale. Ma Franceschini no. Lui preferisce i colpi di teatro. Del resto, ha fatto Cultura. Il dramma lo conosce bene.

Ecco dunque che, mentre l’Italia arranca tra crisi economica, scuola allo sfascio e sanità in prognosi riservata, c’è chi trova il tempo di presentare un disegno di legge con lo slancio di chi risolve un torto millenario a colpi di PEC.

“Risarcimento storico”, dice lui.
“Revisione storica grottesca”, rispondono in coro gli psicanalisti, i giuristi e persino i notai che già pregustano il caos nelle successioni future.

E i padri? Be’, quelli si arrangino. D’altra parte, come suggeriva ironicamente Mark Twain, “La razza umana è dotata di un’arma veramente efficace: la risata.” E in questo caso, ce n’è da ridere (per non piangere).

C’è da scommettere che tra poco nasceranno bambini con tre nomi della madre per compensare meglio. O magari si passerà direttamente alla numerazione progressiva: “Nato n. 4 della Sig.ra Rossi, codice utente #B8372”, per facilitare le cose a INPS e Agenzia delle Entrate.

E mentre il Senato si diverte a giocare con i nomi, fuori i cittadini si chiedono se questi signori abbiano la minima percezione del reale. Ma è evidente: vivono in una bolla di egualitarismo da salotto, dove la parità si misura a colpi di simboli e bandierine.

“Il problema dei nostri tempi è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”, diceva Bertrand Russell. E ogni tanto si ha l’impressione che Franceschini abbia fatto di questa massima la sua personale missione politica.

Intanto, mentre il Paese attende riforme vere, soluzioni concrete e una politica con i piedi per terra, il Senatore continua a volare alto, tra le nuvole delle utopie ideologiche e le correnti calde dell’irrilevanza.

E allora benvenuti nella nuova epoca anagrafica: la paternità è sospesa, il cognome è monogenitoriale, e il senso del ridicolo è ufficialmente decaduto per prescrizione legislativa.

 

(*) Giornalista

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