Largo Corrado Ricci, si scava per la prima volta
Sulla mappa gli ex giardini di Largo Corrado Ricci sono un triangolino al lato del Foro di Nerva. Eppure, questo fazzoletto di terra, in pieno centro di Roma, da un punto di vista archeologico, non era mai stato indagato.
Oggi è al centro di una campagna di scavi, con l’obiettivo di arrivare al livello dell’antico Templum Pacis, l’imponente complesso monumentale fatto costruire da Vespasiano.
Il cantiere sarà visitabile a piccoli gruppi e su prenotazione a fine marzo per condividere man mano i rinvenimenti riportati alla luce.
I primi scavi archeologici
Roma Capitale ha condotto un primo scavo su una piccola area di circa 200 mq, da giugno del 2022 a gennaio 2024, con fondi dell’Amministrazione.
Questa prima fase è stata propedeutica alla campagna di scavo in corso su tutta l’area degli ex giardini di Largo Corrado Ricci, che è partita a novembre 2024 e andrà avanti fino al 2026, con un finanziamento di 2 milioni 691 mila euro di fondi Pnrr. La direzione scientifica e di scavo di entrambi i cantieri è del Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce.
Obiettivo: raggiungere l’antico Templum Pacis a 6 metri e mezzo di profondità
“Nell’ex giardino di Largo Corrado Ricci si trovava nell’antichità una porzione del Templum Pacis, costruito dall’imperatore Vespasiano tra il 71 e il 75 d.C., a conclusione della Prima Guerra Giudaica e dedicato alla Pax, la dea Pace” spiega Antonella Corsaro, archeologa della Sovrintendenza Capitolina.
L’area dello scavo è delimitata da una struttura in opera quadrata di peperino. Si tratta del muro perimetrale del Foro di Nerva che fu realizzato da Domiziano e completato da Nerva alla fine del I secolo d.C., successivamente alla costruzione Templum Pacis con il quale confinava.
“Nel cantiere siamo ora a circa un metro sotto il piano stradale. Contiamo di arrivare, compatibilmente con la presenza di strutture tardo antiche e medievali che potrebbero riemergere, al livello della pavimentazione antica del Templum Pacis, posta a circa 6 metri e mezzo di profondità dall’attuale piano di calpestio”, conclude Corsaro.
