di Giuliano Longo
A partire dall’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, la Russia è stata colpita da sanzioni finanziarie ed economiche dagli Stati Uniti sia dall’Unione Europea.
Nonostante la loro applicazione abbia portato ad una contrazione del suo PIL del -2,1% nel 2022, nel 2023 la crescita economica russa ha superato quella statunitense ed europea, grazie ad un aumento del PIL del 3,6%.
L’efficacia delle sanzioni occidentali pare essere diminuita con il tempo, mentre Mosca trovava altri mercati in Cina, India e Turchia. Caso emblematico la flotta ombra che aggira le sanzioni sul petrolio favorendo una sorta di diffuso “mercato nero” petrolifero..
Decisiva è stata inoltre la strategia di de-dollarizzazione di Mosca con l’intensificazione del commercio con Nuova Delhi e Pechino con il (l 90%del suo export petrolifero e l’utilizzo dello yuannelle transazioni rispetto al dollaro.
L’economia russa è stata, pertanto, trainata principalmente dal mantenimento della produzione energetica su valori anteguerra e dalle ingenti spese militari, che a loro volta sono state finanziate dalle forniture di combustibili fossili.
A trainare è soprattutto l’industria militareper la quale stanno investendo, solo per quest’anno, 110 miliardi di euro, pari al 6% del suo PIL
Agli alti livelli di produzione per il settore militare corrisponde un calo dei consumi che qualche economista paragona a quello di era sovietica.
Per la Banca Centrale Russa (CBR) e il Ministero delle Finanze, l’economia sarebbe in fase di surriscaldamentoa causa degli stimoli fiscali e una insufficiente capacità produttiva. Una tendenza checomporta una inflazione al 7%.
Un altro effetto è la diminuzione del tenore di vita della popolazione che ha dovuto subire tasse straordinarie, ma aumenti salariali per gli impiegati dell’industria bellica con un aumento del personale del settore e a una diminuzione record della disoccupazione.
Per quanto riguarda il sistema bancario pesa l’estromissione di diverse banche russe e bielorusse dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT e il congelamento in Occidente di beni per 300 miliardi.
A causa di questa situazione il Fondo Nazionale di Benessere russo, un fondo sovranocostituito da denaro spesso proveniente da eccedenze di riserve nazionali, ha raggiunto dal primo febbraio di quest’anno 11.922 triliardi di rubli, diminuendo pertanto di 42.704 miliardi di rubli nello stesso mese.
Mentre gli Stati Uniti e l’occidente si apprestano a smobilitare, in favore di Kiev, almeno 50 miliardi per interessi maturati, dei 300 miliardi di dolla ri di beni russi congelati, Mosca minaccia di nazionalizzazione di imprese estere nel Paese.Mentre sono stati già introdotti controlli valutari sulle transazioni commerciali sui movimenti di capitaleper pagamenti all’estero
L’andamento positivo dell’economia russa è invece favorito dalla cooperazione con Pechino. Da gennaio a novembre del 2023 il commercio bilaterale tra Russia e Cina è ha superato i 200 miliardi di dollari e non pare sia in fase di rallentamento
Mosca vende gas naturale e petrolio a Pechino a un prezzo fortemente scontato, che ha permesso alle fabbriche cinesi anche di giocare un ruolo significativo nella competizione nei mercati internazionali
.Inoltre la Cina è un fornitore sostitutivodi beni per la Russia, colmando un suo bisogno s di import.
Questa la ragione per cui gli Stati Uniti di minacciano di imporre sanzionialle compagnie cinesi accusate di aiutare Mosca nel sostegno alla guerra.
IL Fondo Monetario Internazionale(FMI) prevede un tasso di crescita dell’economia russa del 2,6% per il 2024 e la Banca Mondiale una crescita del PIL del 1,3% per lo stesso anno, con la prospettiva di un calo dell’inflazione.
Ma secondo l’ FMI l’economia di guerra russa è instabilea causa della scarsa innovazione nel settore tecnologico.
Nel frattempo Mosca intende perseguire l’equilibrio di bilancio entro il 2025, con l’obiettivo di regolare la spesa pubblica per mantenere una domanda interna accettabile. Infatti, un deficit di bilancio incontrollato graverebbero sulle generazioni future.
Se questi sono i dati disponibili non mancano anche le incognite sul futuro.
Se l’Occidente al prolungamento del conflitto per generare l’inarrestabile declino dell’economia russa, potrebbe sottovalutare altri fattori ideologici e geopolitici che potrebbero intralciare tale strategia.
Se quelli ideologici riguardano la resilienza del popolo russo, quelli economici sottovalutano il perdurare, in forma anche meno evidente in futuro, il ruolo che stanno giocando la Cina e, in via subordinata l’india la Turchia e altri Paesi del Brics. Non necessariamente intimoriti dalle minacce ritorsive di Washington.
