di Lorenzo Sorrentino (*)
Roma, 12 giu. (LaPresse) – In Italia negli ultimi due anni si sono registrati 600 annegamenti, in prevalenza di maschi ed equamente divisi tra mare, soprattutto spiagge libere, e acque interne. Sono dati preoccupanti, quelli dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione, presentati durante un convegno all’Istituto superiore di sanità. “Un numero altissimo”, commenta a LaSalute di LaPresse Italo Farnetani, ordinario di Pediatria libera all’Università degli Studi di Scienze umane e tecnologiche United Campus of Malta. “In Italia non si sa nuotare: solo il 30% dei minori sa farlo bene e in sicurezza. Un altro 30% sa galleggiare e andare un po’ avanti, il 10% sa farlo solo in piscina, mentre il restante 30% non sa proprio nuotare”, spiega Farnetani. Dai dati raccolti online dall’Iss emerge come il fenomeno sia prettamente maschile: nei casi per i quali è specificato il genere uomini e ragazzi di tutte le età sono la maggioranza con 482 casi, pari all’80,7%. Circa il 30% degli annegamenti riguarda persone con oltre 65 anni, il 23% bambini e giovani fino a 24 anni mentre per il 3% di casi non è stato possibile risalire all’età dei soggetti annegati. La maggior parte degli annegamenti avviene in mare (281) e nelle acque interne (277), che insieme rappresentano il 93% dei casi.
Un numero inferiore (37 annegamenti) – ma importante se si considera che coinvolge principalmente i bambini e gli adolescenti – avviene nelle piscine. Il malore in acqua rappresenta la causa principale (44,9%), seguito da cadute, condizioni meteo avverse o mare mosso e ritorno a riva impedito da ostacoli o correnti. In quasi il 6% dei casi la segnalazione di pericolo indicata dalla bandiera rossa è stata disattesa. Le Regioni con il maggior numero di annegamenti sono la Lombardia (90 casi), seguita da Veneto (73), Toscana (52), e Lazio (51). Più indietro Puglia, Sardegna e Sicilia (41) ed Emilia-Romagna (37). Sono 13 le regole di buon senso dell’Iss per scongiurare gli annegamenti. In primis quelle rivolte ai genitori: non lasciare mai i bambini senza qualcuno che li controlli in modo costante, far recintare le piscine domestiche o condominiali e far sì che i bambini imparino presto a nuotare.
Per i più grandi: non fare il bagno quando è issata la bandiera rossa, non assumere alcol e stupefacenti prima di andare a mare. Se ci si trova in difficoltà perché spinti al largo da una corrente di ritorno, inoltre, bisogna nuotare lateralmente per uscirne, mai contro. Infine non tuffarsi senza prima conoscere il fondale. I primi tuffi andrebbero comunque fatti di piedi e mai di testa. Gli anziani, invece dovrebbero limitare le prestazioni faticose ed evitare di immergersi in condizioni di mare sfavorevoli. E poi ci sono le regole che valgono per tutti: non fare mai il bagno da soli, prestare attenzione alle basse temperature delle acque e alle correnti forti degli ambienti fluviali, leggere con attenzione le informazioni riportate nella cartellonistica riguardanti gli eventuali pericoli presenti. Fare il bagno vicino ai bagnini, inoltre, riduce significativamente il rischio di annegamento. Infine sarebbe meglio preferire le spiagge libere in cui gli enti gestori si garantiscono la sicurezza. Nelle spiagge in concessione, invece, va prestata attenzione alla qualità della gestione della sicurezza. “Dobbiamo insegnare ai bambini a muoversi in sicurezza in acqua, iscrivendoli a scuole di nuoto in cui siano seguiti da personale specializzato”, suggerisce Farnetani. E per garantire la sicurezza dei più piccoli il pediatra batte sullo stesso tasto dell’Iss: “I bambini fino a 12 anni vanno sempre supervisionati da un adulto, perché il rischio di annegare è dietro l’angolo”.
(*) La Presse
