di Fabiana D’Eramo
Le immagini di Donald Trump dopo l’attentato, con il sangue in faccia e il braccio alzato, hanno incoraggiato Matteo Salvini a rivendicare il suo sostegno all’ex presidente americano. Non è una sorpresa per nessuno, il vicepremier non ha mai nascosto la sua speranza in una vittoria repubblicana, ma l’augurio esplicito che a novembre trionfi Trump fa particolarmente rumore quando i rapporti tra Giorgia Meloni e Joe Biden sono così stretti e l’alleanza atlantica così fondamentale in questo momento di disordini internazionali.
“Non ho mai nascosto la mia speranza in una vittoria repubblicana, per mille motivi: dai temi della sicurezza a quelli sulla famiglia alla lotta all’immigrazione clandestina, ai temi contrasto ai fanatismi e la pace”, ha spiegato Salvini. “Conto che, per l’interesse di tanti, ci sarà la vittoria repubblicana a novembre.”
Sui social ha scritto “Go Donald, go”. E ha citato la sua frase: “Non mi arrenderò mai!”, aggiungendo: “Violenti, fanatici e sinistra non fermeranno mai noi e le nostre idee di libertà!”
Il leader della Lega coglie l’occasione per incolpare una “certa sinistra” dai “toni violenti” che rischia poi di “armare le mani di deboli di mente”. Ci possono essere idee diverse”, ha detto, ma “la politica dovrebbe capire qual è il limite oltre il quale non spingersi. Questo non solo in Pennsylvania, ma anche in Europa. Pensiamo ai toni contro alcuni esponenti di centrodestra e di destra delle ultime elezioni europee. Pensiamo all’Italia, alle polemiche folli, rabbiose, ai toni.”
Salvini ce l’ha con i “cosiddetti democratici”, pensa che caccino le streghe. Invita a riflettere chi “semina parole di odio e di cattiveria contro le destre, contro i fascisti, i razzisti e contro Trump” – un appello che, detto così, oltre a suggerire di usare parole più dolci nei confronti di fascisti e razzisti, sembra voler equiparare tutte le categorie citate.
Con Trump si è sentito non più tardi di una settimana fa. Non ha mai nascosto la “simpatia umana e la sintonia culturale” nei suoi confronti. E per questo ha espresso da subito la sua vicinanza e solidarietà subito dopo la notizia dell’aggressione. Ma l’attentato è un pretesto. Questo, unito alla nascita dei Patrioti in Europa, è un modo per ribadire una scelta di campo, ricordare chi è con chi, anche con il rischio di rompere l’unità nazionale.
In Europa “eravamo già su posizioni diverse prima”, ha commentato in proposito Salvini, “e continuiamo ad esserlo anche ora. C’è una parte del governo che sostiene il bis di Von der Leyen, ma i danni che ha fatto la Commissione uscente per noi sono gravi e non possiamo sostenerla”. Ma questo, assicura, non metterà a repentaglio il futuro dell’esecutivo: “il governo durerà cinque anni”.
Ma Meloni è appena tornata da Washington, è entrata nella foto di famiglia della Nato, in quanto alleata e amica fidata di Biden. Come coordinarsi con Salvini, che invece si augura che vinca il suo sfidante? Il ministro sta già progettando di volare negli Usa prima delle elezioni: “Conto in autunno di fare una missione istituzionale con anche dei passaggi politici”, ha dichiarato, “con l’incontro con alcuni vertici repubblicani che, dal mio punto di vista, sono il futuro.”
Il futuro potrebbe essere trumpiano, anche per l’Italia, sogna Salvini, dove la corrente moderata ha invece spinto il governo Meloni su posizioni talvolta troppo distanti da quelle della Lega, costringendo spesso la premier e il ministro Tajani a dover prendere le distanze dalle dichiarazioni dell’alleato.
