Le divisioni” all’interno del centrodestra in materia di politica estera “sono all’ordine del giorno, c’erano anche prima forse erano più bravi a nasconderle”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando con i cronisti a margine di una visita all’Arinox di Sestri Levante. Divisioni, sottolinea la segretaria dem, “più che concrete perché sono su temi politici molto rilevanti: la Lega ha prima commissariato Meloni dicendo che non aveva il mandato” a trattare sul piano di riarmo “a Bruxelles”, poi “ha commissariato anche Tajani dicendo che si doveva fare aiutare e scavalcandolo con il ministro Salvini”. Il prodotto di questo conflitto perenne si vede quando “la presidente del Consiglio non riesce ad esprimere una linea di politica estera chiara perché davanti alle divisioni costanti tra Tajani e Salvini dall’altra nel dubbio tace. Le abbiamo viste, le divisioni, addirittura in Parlamento dove non sono stati in grado di scrivere un riferimento né alla difesa comune europea, che servirebbe, né al piano di riarmo di von del Leyen su cui hanno tre posizioni diverse”. Le stesse divisioni, ha continuato Schlein, “le abbiamo viste anche su un altro tema importante: l’attuazione del Pnrr, una straordinaria opportunità di investimento in questo Paese in cui non si capisce se ha ragione Giorgetti che chiede un rinvio di un anno o se ha ragione Foti, coperto da Meloni, che dice che invece va tutto bene e che riusciremo a spendere più del 60% delle risorse arrivate nell’ultimo anno che è è il 2026. Ci piacerebbe crederlo perché noi tifiamo sempre Italia ma abbiamo più volte offerto collaborazione al governo sull’attuazione dle Pnrr e non ci hanno mai risposto né cercato”. “L’unica cosa su cui sono stati d’accordo in questi giorni – ha proseguito – è di abbassare la testa rispetto ai dazi annunciati da Trump. Lo trovo assurdo in uno dei Paesi che rischia di pagare più alto il prezzo per la sua vocazione all’export. Ma Meloni pur di non andare in contraddizione con Trump non ha il coraggio di criticarlo anzi critica l’Ue che cerca di capire come reagire insieme a questi dazi e dall’altra parte Tajani si è spinto a dire che forse dovremo importare di più dagli Stati Uniti, una specie di sindrome di Stoccolma per cui ti danno delle mazzate in faccia e tu sorridi e fai finta di niente. L’Italia ha bisogno di altro, di dare uno stimolo a una risposta europea che passi da una rinnovata autonomia strategica dell’Europa. Per noi passa da superare l’unanimità, andare verso un’Europa federale e mettere in campo un grande piano di investimenti europei da 800 miliardi all’anno”. “Poi c’e’ il tema del costo dell’energia: in Italia abbiamo il costo più alto d’Europa, non lo dobbiamo accettare perché le nostre aziende partono già da una situazione di svantaggio competitivo. Continueremo a porre con insistenza la questione di scollegare il prezzo dell’energia dal prezzo del gas, e sarebbe da fare per le imprese ma anche per le famiglie. Il governo ha accolto solo parzialmente nel decreto Bollette le nostre proposte e continueremo ad insistere”, ha assicurato Schlein.
