di Wladymiro Wysocki. (*)
Villa Bartolomea, nel Padovano, nella serata di lunedì 24 febbraio un uomo di 35 anni perde la vita schiacciato dalla cabina del suo camion nel tentativo di farlo ripartire a seguito di un guasto.
L’abitacolo, sollevato per la riparazione, si è improvvisamente chiuso sull’uomo senza lascargli scampo.
Andrea Canzonieri, di soli 21 anni, è morto schiacciato da un pannello in ferro di oltre due quintali mentre stava lavorando in un condominio in costruzione a Sottomarina di Chioggia.
Il dramma si è consumato nella giornata di venerdì 21 febbraio, un violento urto ha provocato la morte immediata del giovane.
Morti continue e quotidiani infortuni sul lavoro che sporcano di sangue il nostro Paese, vittime del lavoro.
Una grave emorragia alla quale non riusciamo porre rimedio, una emorragia che miete caduti peggio di una guerra.
Sicuramente la formazione, la prevenzione, la valutazione e la conoscenza del rischio e del pericolo sono fondamentali, ma inefficaci se poi manca la fase successiva dell’applicazione.
Questa fase la possiamo raggiungere solamente se dietro viene fatto un grandissimo lavoro di motivazione, che non si deve basare su formule o concetti ingegneristici, fisici, tecnici ma deve essere un approccio di coinvolgimento generale.
Solo se ci crediamo davvero avremo risultati apprezzabili.
Dobbiamo cominciare a cambiare modo di lavorare e di fare prevenzione, abbiamo la necessità di stravolgere il mestiere del tecnico, del formatore, attingere in ogni campo e fare nostro ogni strumento utile al raggiungimento del risultato.
Prendo spunto da alcuni concetti di psicologia, proprio in merito alla motivazione.
Schematicamente possiamo definire due categorie di motivazione, quella intrinseca e quella estrinseca.
La prima è basata sulla soddisfazione personale che si evince dalla realizzazione di un obiettivo personale, ad esempio.
La seconda è legata al raggiungimento di un riconoscimento esterno.
Per un perfetto equilibrio entrambe devono essere ben bilanciate e se pensiamo di calare a terra questi due concetti nel mondo della prevenzione non è difficile immaginare ai risvolti positivi che si andrebbero a generare tra i lavoratori.
Il benessere lavorativo, la tutela della salute e sicurezza di ognuno di noi, la piena collaborazione e partecipazione di tutti, sono queste le motivazioni che ogni giorno devo mettere in moto la condivisione e lo spirito di unione tra i lavoratori, cominciando dal datore di lavoro, a prevenire ogni rischio e pericolo lavorativo.
Nel mondo della motivazione non possiamo non prendere spunto dal campo psicologico e non possiamo che fare riferimento a Edward L. Deci e Richard M. Ryan i quali hanno individuato tre bisogni psicologici primari: autonomia, competenza e relazione.
Nel riferimento psicologico, al quale sto chiedendo aiuto per raggiungere il nostro traguardo della prevenzione, l’autonomia è il concetto più intuitivo in quanto ognuno ha desiderio di prendere delle decisioni e scelte in maniera autonoma.
La competenza, che rientra nell’ambiente lavorativo che viviamo, esercita un bisogno di dimostrare le nostre capacità che si concretizza nelle azioni, nel fare.
La relazione, si manifesta nella necessità di sentirsi parte di un gruppo, di una comunità e la circostanza nella quale si generano il senso di squadra, amicizia e con i quali si vogliono condividere le fasi di lavoro e portare a termine il risultato.
Purtroppo in ambito lavorativo non sempre si riesce a raggiungere un equilibrio di queste tre fasi basilari.
Un strumento molto usato in diversi ambiti per fare leva sulla motivazione è la autoregolazione, ovvero, rendere ogni lavoratore, ogni individuo in grado di poter programmare e pianificare un obiettivo.
Rendere ogni singolo libero di poter monitorare il proprio comportamento e monitorare il proprio progresso.
Ora non voglio entrare troppo nei concetti di psicologia, però, sicuramente voglio lanciare degli spunti da ragionare e approfondire perché dobbiamo attingere a ogni fonte per noi utile in grado di ottimizzare l’efficacia della prevenzione.
È evidente che la strada intrapresa non è vincente, ogni giorno abbiamo notizie di un incidente, un morto, o malattia professionale.
Questa drammatica tendenza deve finire e allora siamo noi tecnici a dovere fare la differenza.
Non possiamo fermarci ai metodi classici che ci portiamo dietro da anni, abbiamo la necessità di qualcosa di nuovo.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
