di Laura Pirone (*
Sono trascorsi 50 anni dal disastro di Seveso, avvenuto nello stabilimento Icmesa di Meda: sabato 10 luglio 1976, al termine di un turno di lavoro, durante la fase di raffreddamento, il reattore, nel quale avveniva la sintesi chimica, andò incontro a un surriscaldamento incontrollato che provocò il rilascio di circa 6,5 tonnellate di prodotti di reazione, contenenti 20-30 kg di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la sostanza che da allora è nota semplicemente come “diossina”.
Nell’impianto Icmesa si produceva il 2,4,5-triclorofenolo, intermedio per la sintesi di disinfettanti e agrofarmaci. La nube contaminò Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio, causando lesioni cutanee in quasi duecento persone, soprattutto bambini, l’evacuazione di 736 residenti e l’abbattimento, in gran parte precauzionale, di migliaia di animali per impedire l’ingresso della contaminazione nella catena alimentare.
La diossina fuoriuscì nell’aria in quantità non precisamente definita ma stimata tra i 13-18 kg e venne trasportata dal vento verso sud-est: si formò quindi una nube tossica, visibile a occhio nudo, che colpì i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno, Limbiate e Desio. Il comune maggiormente colpito fu Seveso, situato immediatamente a sud della fabbrica.
Nei giorni immediatamente successivi all’evento si iniziarono a osservare gli effetti su flora e fauna: danni chimici sulle colture, morte improvvisa di piccoli animali domestici e uccelli, ustioni cutanee. La certezza della dispersione di Tcdd venne confermata il 14 luglio da analisi effettuate da Givaudan, proprietaria della fabbrica fino al 1963 e successivamente di proprietà della Hoffmann-La Roche. Il 15 luglio i sindaci di Seveso e Meda, dietro consiglio di un ufficiale sanitario locale, emisero ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici e richiedevano di adottare una scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti; successivamente venne ordinato di non ingerire prodotti di origine animale provenienti dalla zona inquinata. La notizia apparve sui giornali soltanto a sette giorni dall’incidente. Il 19 luglio, Givaudan ammise la presenza di diossina nella nube tossica; il 21 luglio il dato fu confermato dal Laboratorio provinciale di igiene e profilassi. I Comuni di Meda e Seveso ordinarono l’evacuazione entro il 26 luglio.
Tra i primi effetti sull’organismo risultanti dall’esposizione a TCDD vi fu la cloracne, che coinvolse in particolare i bambini: su 214 bambini di età 3-14 anni residenti nella zona A, 42 manifestarono cloracne e tra i 54 residenti nelle sottozone più contaminate i casi furono 26.
(*) La Presse
