L’economia italiana ha, tra gli altri, un punto debole che ne frena la crescita: la bassa produttività comparata rispetto ad altri Paesi avanzati. Alla produttività oraria del lavoro contribuiscono numerosi 22apporti: le ore lavorate, la qualità del capitale umano, la Total Factor Productivity generata dall’efficienza della logistica, dei processi organizzativi, gestionali e distributivi delle imprese, i costi dell’energia, gli investimenti in beni materiali e strumentali e ormai soprattutto in intangible (R&S, brevetti, AI e ERP che è la pianificazione strategica delle risorse d’impresa). Due settimane fa è stato pubblicato il primo Rapporto Produttività elaborato dalla commissione indipendente ad hoc creata a fine 2024 presso il CNEL. Il rapporto è una vera miniera di dati, ma soffermiamoci su un solo punto. Cioè l’andamento della produttività del lavoro nel vasto comparto dei servizi di mercato (quindi escludendo PA e servizi pubblici, che hanno produttività disastrosa). Uno dei mantra italiani ricorrenti è che la manifattura italiana vada benissimo in termini di produttività, mentre i servizi di mercato abbiano una produttività che insieme ai servizi pubblici abbassa a zero virgola gli aumenti di produttività annuale complessiva del Paese. Leggendo il rapporto, l’evidenza è che si tratta di un luogo comune infondato.
Tra 1995 e 2023, la crescita media annua della produttività del lavoro nel manifatturiero italiano è stata pari allo 0,9%, a fronte del +0,4% dell’insieme dell’economia di mercato. Dopo una crescita sostenuta tra 2009 e 2014 (+3,5% annuo secondo OCSE), la produttività manifatturiera si è stabilizzata a un tasso medio annuo pari al +0,1% tra 2019 e 2022, fino a contrarsi del -2,4% nel 2023. Mentre nel quinquennio 2019–2023 la produttività del lavoro manifatturiero è aumentata in media del 2,0% annuo in Germania e dell’1,9% in Spagna.
Ora osserviamo la produttività del lavoro nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione. In questi settori, la produttività del lavoro tra 1995 e 2023 registra un incremento medio annuo dell’1,1%: superiore sia a quello della manifattura italiana, sia a quello negli stessi comparti dei servizi in Francia (+0,6%), Regno Unito (+0,4%) e Spagna (+0,2%), pur restando al di sotto del dato tedesco (+1,7%). L’andamento della produttività in questi settori dei servizi ha però scontato nell’ultimo biennio una contrazione, soprattutto per l’indebolimento della dinamica del valore aggiunto dovuto all’enorme assorbimento proprio in questi settori del più degli oltre due milioni di lavoratori aggiuntivi registrati in Italia. Sono però dati migliori di quelli medi UE. In Francia in questi settori tra 2019 e 2023 la perdita di produttività media annuale è stata del 2,0%. In Germania, è stata piatta nel 2019–2023 (+0,0%) e si è contratta nel 2023 (–1,7%). Tra 2019 e 2023, solo la Spagna ha fatto meglio di noi, ma di pochissimo con +1,3% di media annua rispetto al nostro +1,1%. Se si osservano questi dati, si capisce al volo che quando si tratta di varare misure a favore dell’impresa bisogna evitare l’errore di pensare solo alla manifattura.
Domenico Labussola (Confcommercio.it)
