Politica

  Sostegno all’Ucraina:  perché il Pd si è spaccato sull’uso di armi in territorio russo

 

di Viola Scipioni

 

È iniziato tutto da Nicola Zingaretti, che indubbiamente ha portato dietro di sé una grossa delegazione del Partito democratico, convincendo i dem in Europa a votare contro il paragrafo 8, quello dedicato alla restrizione dell’uso di armi europee in territorio russo. Benifei, Corrado, Laureti, Decaro, Ricci, Ruotolo, Strada e Zan si sono uniti a Zingaretti, Annunziata ha preferito astenersi, mentre Bonaccini, Lupo, Maran, Topo, Moretti e Tinagli hanno votato sulla risoluzione e non sul punto specifico. Le uniche a votare a favore sono state Gualmini e la Vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno. In particolare, quest’ultima ha dichiarato su X qualche ora prima che: «voterò a favore della mozione per il sostegno militare, economico, sociale e civile dell’Ucraina. Voterò anche a favore dell’articolo 8 che invita gli Stati membri a revocare immediatamente le restrizioni all’uso dei sistemi d’arma occidentali consegnati all’Ucraina contro legittimi obiettivi militari sul territorio russo, che ostacolano la capacità dell’Ucraina di esercitare pienamente il suo diritto all’autodifesa secondo il diritto internazionale. Voterò convintamente in linea col gruppo dei Socialisti e Democratici» ha scritto.

Sulla stessa linea della maggior parte del Pd anche FdI e FI: alcuni hanno votato a favore, altri non hanno preso in considerazione il punto specifico, ma la maggior parte ha votato contro. Nonostante molti abbiano sostenuto come l’approvazione di una risoluzione di questo tipo possa avvicinare l’Europa e poi la Nato ad un conflitto mondiale, allargandolo su tutta la scala occidentale, il Parlamento europeo ha comunque votato a favore, dimostrando come l’Italia resti una dei pochi paesi ancora scettica sul conflitto russo-ucraino e sulle modalità di gestione del conflitto. Uno scetticismo che colpisce anche una grossa ala del Pd, quindi, dimostrando l’enorme polarizzazione politica che sta continuando ad ampliarsi negli ultimi tempi: il quasi crollo completo dei partiti di centro e l’estensione verso i radicalismi dei principali partiti, sia del governo che dell’opposizione, sono indice di una classe politica perplessa, poco obiettiva e apparentemente solo interessata ai propri conseguimenti elettorali.

Related posts

Giustizia, separazione delle carriere e doppio Csm, ecco cosa prevede la riforma

Redazione Ore 12

Sanità, Federcosumatori: “Tutti annunci, poca sostanza. La manovra non renderà più efficiente il SSN”

Redazione Ore 12

L’Opinione – Francesca Albanese: Anatomia Sociologica di un culto e dello specchio ideologico

Redazione Ore 12