Esteri

Starmer, Macron, Merz e Zelensky indeboliscono la Nato e fanno il gioco di Trump

di Giuliano Longo

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è recato a Londra lunedì 8 dicembre, dove ha incontrato Keir Starmer ,, Emmanuel Macron   e Friedrich Merz. Successivamente all’incontro Zelensky ha ribadito   che l’Ucraina non avrebbe ceduto alcun territorio alla Russia.

Immediata la risposta del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov il quale  ribadito stamane  che la Russia risponderebbe a un eventuale di dispiegamento di truppe europee in Ucraina.

Mosca, ha affermato Lavrov, non ha “nessuna intenzione di entrare in guerra con l’Europa”, ma è pronta a reagire a un eventuale di dispiegamento di truppe europee nel Paese vicino.

Il ministro russo, citato dall’agenzia Tass, ha contestato quella che ha definito la “cecità politica senza speranza” dell’Unione europea, che si illude sulla possibilità di sconfiggere la Russia.

Per Lavrov, inoltre, i Paesi europei puntano a confiscare i capitali russi congelati perché n. “a parte rubare il nostro oro e le nostre riserve valutarie in violazione di ogni concepibile norma internazionale e commerciale, non hanno altra risorsa per finanziare questa guerra“.

I tre leader  europei  sostengono invece fortemente l’utilizzo dei beni russi sequestrati, anche se in Europa c’è una forte opposizione all’utilizzo dei beni russi, guidata da Belgio, Italia, Ungheria e Slovacchia, con seri dubbi espressi da Francia e Germania mentre anche  Stati Uniti sono  contrari.

Il risultato è che sostenendo Zelensky e indebolendo gli sforzi di Trump, quest’ultimo può ora concentrarsi sulle priorità geopolitiche statunitensi. Insieme alla Cina.

Anche la Russia è fondamentale per la politica americana come chiarisce il documento quando afferma che gli Stati Uniti vogliono “ristabilire la stabilità strategica con la Russia”. Una affermazione che prelude a un rapporto più equilibrato tra le due superpotenze e implica la fine dell’espansione della NATO a Est e l’esclusione dell’Ucraina dalla Alleanza.

Questo  approccio che implica anche un ripensamento dell’Alleanza che non può opporsi alla leadership geopolitica degli Stati Uniti senza metterla in serie difficoltà.

Come di mostra la sorprendente  affermazione contenuta nel documento: “Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno. Pertanto, è tutt’altro che scontato se alcuni paesi europei avranno economie e forze armate sufficientemente forti da rimanere alleati affidabili”.

Gli Stati Uniti non romperanno apertamente con la NATO, anche perché la norma approvata dal Senato sotto ancora l’amministrazione Biden lo vieta, ma è chiaro che stanno scaricando l’onere della responsabilità sull’Europa, dichiarando che non continueranno a pagare “ingiustamente” sulla sua  sicurezza europea.

Gli europei stanno ora cercando di aumentare i loro investimenti nella difesa (fino al 5% del PIL), ma  ci vorranno anni prima che si verifichi un vero cambiamento nei loro eserciti.

Questo nonostante la Francia stia avviando una forma limitata di leva così come la Germania con una sorta di lotteria volontaria cui pare voglia adeguarsi anche l’Italia, tutte operazioni che possono preludere alla  coscrizione obbligatoria.

L’esercito britannico è già in difficoltà con il reclutamento  e la  mancanza di fondi che rende la ricostituzione dell’esercito quasi impossibile. Altrove, in Polonia, il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato un piano per sottoporre tutti gli uomini polacchi all’addestramento militare obbligatorio.

Esiste quindi un divario enorme tra intenzioni e realtà quando si tratta di riarmo europeo o di qualsiasi capacità di sostituire gli Stati Uniti per garantire la stabilità nel continente.

In queste circostanze, la decisione dei “tre grandi” più Zelensky di indebolire le iniziative statunitensi su Ucraina e Russia appare suicida. È quindi possibile che qualche tipo di negoziato con l’Ucraina fallisca, ma a meno che il governo di Kiev non cambi di mano (Trump sta chiedendo elezioni) e modifichi la sua politica, le possibilità di negoziare sono scarse o nulle.

Nel frattempo Trump cercherà di migliorare i rapporti con la Russia, nonostante gli europei, e cercherà di abbassare la soglia nucleare con accordi sugli armamenti, se possibile e se i russi saranno disposti, ma come hano fatto anche i suoi predecessori Repubblicani.

Parallelamente, Washington potrebbe iniziare a revocare le sanzioni – revoca che appare ancora lontana nelle affermazioni di Lavrov di questa mattina – oppure accettare deroghe a determinate sanzioni, consentendo accordi commerciali e investimenti statunitensi in Russia.

Nel frattempo per quanto riguarda l’Alleanza Atlantica senza la necessità di rotture clamorose il suo indebolimento  potrebbe avvenire in varie forme con un logoramento continuo delle sue prerogative da parte degli Stati Uniti.

L’unica ipotesi  tattica che giustifichi questa contrapposizione Europa – Stati uniti potrebbe invece risiedere nella speranza che l’esito delle  prossime elezioni di Medio Termine  del novembre del prossimo anno negli Stati uniti , indeboliscano Trump sulla  sua influenza sul Congresso americano, costringendolo a una revisione della sua politica estera.

Ma di qui a un anno può succedere di tutto.

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