di Wladymiro Wysocki (*)
Solamente pochi giorni addietro, il 28 Giugno scorso, l’Inail ha pubblicato i recenti dati sugli infortuni e malattie professionali nella sezione open data del relativo sito internet.
Dati che sono già tristemente superati da una serie perenne di morti sul lavoro, ormai con una cadenza ritmica senza fine.
Dalla pubblicazione risultano 251.132 infortuni, delle quali 43.279 in itinere e 207.853 sul lavoro, 369 persone che hanno perso la vita, delle quali 116 in itinere e 253 sul lavoro, e 38.868 casi di denunce inerenti le malattie professionali.
Questi i dati nei primi cinque mesi dell’anno, che ovviamente non considera il triste aggiornamento quotidiano di questi ultimi giorni.
Numeri, statistiche, grafici, percentuali, persone, dati che si susseguono nell’oscuro registro nero che non avremo mai con certezza.
Il 7 luglio scorso il fiume Adda ha restituito il corpo di Claudio Togni, l’uomo di 58 anni caduto nelle acque il 28 giugno scorso mentre stava lavorando sulla diga. Si pensa che la caduta sia stata causata dal cedimento del moschettone dell’imbracatura che indossava e che proprio il peso della medesima non abbia consentito all’uomo di poter emergere dalle acque.
Nella giornata dell’7 luglio un agricoltore di 63 anni, nella provincia di Lucca, perde la vita scacchiato dal ribaltamento del trattore che conduceva. L’uomo titolare dell’azienda all’arrivo dei soccorsi era già privo di vita.
Nella mattinata del 9 luglio, nelle prime ore a Zalarino (Venezia), durante le lavorazioni di ristrutturazione di un edificio due operai rimangono gravemente feriti, uno in prognosi riservata, dal crollo di un muro.
Sono tantissimi gli eventi, impossibile riportarli tutti anche perché non avremmo mai certezza di quanti siano realmente, ma la vera certezza è che stiamo vivendo una emergenza nazionale, che interessa nel quotidiano ogni nostra regione, città, provincia.
Continuano le indagini sul bracciante indiano Satnam Singh, dove emergono dalle testimonianze raccolte le volontà di non volerlo soccorrere
Già nella giornata del 02 luglio arriva la prima sentenza di Latina sul caso dal coinvolgimento emotivo nazionale di Satnam Singh, il titolare di 38 anni Antonello Lovato finisce in carcere.
Il GIP conferma quanto evidenziato dall’autopsia che se l’uomo fosse stato tempestivamente soccorso con ogni probabilità si sarebbe salvato, invece la “condotta disumana”, così recita il GIP, lo ha condannato a morte certa.
Omicidio volontario con dolo eventuale e non solo omicidio colposo, queste le accuse confermate.
Proseguono gli incontri tra il governo e le parti sociali e datoriali, con gli enti di formazione e proseguono gli incontri a livello regionale, per calare a terra la normazione per specifico territorio.
In questi giorni è stato il caldo il tema principe di molti incontri, capire a livello nazionale come gestire l’emergenza nei lavori maggiormente esposti come l’agricoltura, cantieri e ogni altra attività esposta all’aperto alle alte temperature estive.
Ma le emergenze del lavoro, delle morti non lasciano molto tempo e allora subito ci si deve mettere di buon intento a fare la vera prevenzione nella lotta agli incidenti.
Infatti nel corso della settimana scorso l’ufficio tecnico del Ministro del Lavoro ha ricevuto gli organismi di formazione per affrontare i tecnicismi della materia, come migliorarla e come renderla più efficace.
Già, prevenzione. Come farla, come applicarla, come farla rispettare, sono queste le domande che ci si pone sempre in ogni tavolo di lavoro.
Gli ispettori sono sempre meno, anche rispetto alle nuove assunzioni l’organico resta nettamente insufficiente per gestire e controllare sui territori le applicazioni e il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza sul lavoro.
Informazione, formazione e addestramento sono sempre queste le tre parole magiche che ruotano attorno a tutte le discussioni, a queste ci aggiungiamo la valutazione dei rischi e la conoscenza dei pericoli che ogni lavoratore ha nella propria mansione.
Ma tutto è sempre nettamente inefficace a contrastare il fenomeno delle morti sul lavoro, degli infortuni e delle malattie professionali.
Non mi soffermo sul caso del bracciante di Latina, del quale ho già trattato in altro articolo, dove la disumanità, la crudeltà e il disprezzo per la vita umana di quel datore di lavoro vanno ben oltre al concetto di prevenzione.
Cultura della sicurezza, cultura del lavoro, gestione del lavoro sano, integrazione del lavoratore straniero nel mondo del lavoro, valutazione e gestione dei pericoli, formazione, addestramento, sono questi i temi che dobbiamo mettere al centro di tutto.
Dobbiamo essere onesti e guardarci allo specchio, perché a sedici anni dall’entrata in vigore del testo unico della sicurezza, che doveva essere la svolta, ad oggi non abbiamo grandi risultati.
Qualcosa non sta funzionando, è ovvio.
Parliamo sempre delle stesse tematiche e si pensa che con maggiori sanzioni si riesce a fare rispettare le norme, ma se poi mancano proprio gli uomini nell’organico degli ispettori rimane un castello di carte.
Da anni chiediamo le banche dati per avere una maggiore efficacia nella verifica dei dati di una azienda ma anche qui siamo in forte ritardo.
Parliamo di intelligenza artificiale, di muove tecnologie, credo che dobbiamo dare una spinta maggiore in tale senso e usare queste nuove tecnologie che ci possano venire in aiuto nella prevenzione.
Aiutarci a capire quali sono gli effetti della formazione sul lavoratore, come realmente viene recepita e quali potrebbero essere le varianti che poi innescano una improvvisa iniziativa e inevitabilmente lo espone all’incidente.
Mi vengono alla memoria alcuni racconti di Isaac Asimov, “il piccolo robot perduto”, dove il robot sviluppa una autonoma capacità di pensare e contrastare le mosse dell’uomo.
Sono sicuro che applicare l’intelligenza artificiale, con capacità cognitive, sulla base di una serie di informazioni fornite nel campo del lavoro ai fini della prevenzione e gestione della sicurezza, si possono avere risultati apprezzabili per capire come poter al meglio contrastare e prevenire gli incidenti.
La tecnologia oggi ci da ampi margini di manovra che deve essere applicata nella formazione, nelle attrezzature moderne, sia nel campo dell’agricoltura che nel settore dell’edilizia, per citare alcuni dei principali settori a maggior rischio.
Sono sempre convinto che abbiamo tutti gli strumenti per contrastare e vincere questa nostra guerra sul lavoro, ma sono anche convinto che ci manca il coraggio nel prendere una decisione forte e innovativa.
È tempo di un netto cambio di passo, tutti parlano di sicurezza ma i risultati sono ancora troppo scadenti e il prezzo che paghiamo è la vita umana.
*Esperto di sicurezza sul lavoro
