Esteri

Tra Israele e Iran una guerra senza vincitori. Le sorti parallele di Netanyahu e Zelensky

di Giuliano Longo

All’alba di oggi 40 missili  sarebbero stati lanciati dall’Iran verso l’area di Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv. Secondo fonti militari, i missili usati da Teheran non sono manovrabili né ipersonici, resta tuttavia  il fatto che fin dagli attacchi iraniani dell’aprile 2024 un numero crescente di ordigni iraniani colpisce i bersagli in Israele.

Da almeno 15 anni  denunce e attacchi al nucleare iraniano

Alla CNN un funzionario statunitense ha detto che “l’amministrazione Trump è fermamente convinta che la situazione possa essere risolta continuando i negoziati con gli Stati Uniti” utilizzando  un’espressione che sottintende il concetto di “difesa preventiva” così caro a Washington.

Da almeno 30 anni statunitensi e israeliani lanciano l’allarme per la bomba atomica che l’Iran potrebbe possedere “in pochi mesi”  e compiono attacchi anche cinetici del 2010 che avrebbe  avrebbe paralizzato le centrifughe per l’arricchimento dell’Uranio.

Le ambiguità di Trump

Oggi l’ambiguità di Trump è evidente che si dissocia dagli attacchi alla vigilia del fallito  nuovo round di negozia tra USA e Iran sul programma nucleare. Poi difende Benjamin Netanyahu, ma nega il  ruolo militare americano nell’operazione.

Successivamente ha plaudito ai raid israeliani e alla eliminazione dei vertici militari e nucleari  iraniani auspicando che inducano l’Iran ad accettare la rinuncia al nucleare.

Infine emerge lo US Central Command statunitense, responsabile per l’area mediorientale, ha fornito supporto di intelligence, aerei radar e rifornimento in volo ai velivoli da combattimento israeliani.

Non è infondato il dubbio se Trump sia alleato di Israele valutando che un Iran indebolito accetterà un negoziato, oppure se sia “ostaggio” delle decisioni israeliane.

I rischi del coinvolgimento dell’Occidente

Il rischio è che l’Iran non si fidi più degli Stati Uniti e dell’Occidente e rifiuti di negoziare accelerando ( se ancora non le ha disponibili) la disponibilità di armi nucleari per garantirsi una deterrenza, forte anche del supporto di Paesi amici quali Russia e Cina, che sono potenze nucleari. .

Già il ministro degli Esteri iraniano  ha apprezzato l’atteggiamento di Mosca espresso gratitudine alla Russia per la posizione assunta dopo un colloquio telefonico tra Araghchi e il suo omologo russo, Sergej Lavrov. Idem la Cina che con il suo ministro degli Esteri

Idem la Cina che con il suo Ministro degli esteri Wang Yi, La Cina “condanna con fermezza la violazione da parte di Israele della sovranità, della sicurezza e dell’integrità territoriale dell’Iran”e, si oppone con fermezza ai brutali attacchi contro funzionari iraniani e vittime civili…”

L’Iran fa  parte della Shangai Cooperation Organization (con India, Cina, Russia e altre nazioni) e difficilmente Mosca e Pechino potrebbero accettare passivamente un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti negli attacchi all’Iran.

Ma se  gli iraniani valutassero che alcune nazioni occidentali sostengono militarmente Israele, i rischi di rappresaglia contro le basi americane, francesi e britanniche nel Golfo aumenterebbero anche se Teheran non ha alcun interesse ad avere tensioni con i paesi arabi che le ospitano..

Gli Stati Uniti contano su 50mila militari nella regione dislocati in 19 siti in Kuwait, Bahrain, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. La Gran Bretagna ha una base navale a Manama, in Bahrein, e una aerea a Muscat, in Oman.

Il primo ministro britannico Keir Sturmer ha annunciato ieri l’invio di mezzi militari, compresi aerei da combattimento, in Medio Oriente, al fine di “fornire sostegno in tutta la regione”.

La Francia schiera aerei e navi in due basi negli Emirati Arabi Uniti, dove in base a un accordo intergovernativo firmato nel 2008 i francesi possono schierarvi fino a 700 militari e civili.

Il crollo del regime iraniano vero obiettivo di Israele?

Il Times of Israel riportava  le dichiarazioni di un funzionario secondo cui “eliminare la guida suprema iraniana, Alì Khamenei, è per Israele una possibilità”, ma è evidente che un uccidere un capo di stato riconosciuto, verrebbe considerato puro terrorismo anche nel caso di Zelensky. Nemmeno Hitler ci ha mai pensato con Stalin.

Già diversi esponenti militari, di governo e scienziati, sono stati eliminati, mentre  risulta che attentati con bombe più o meno artigianali stiano avvenendo nelle città iraniane, grazie a una rete di supporto (forse reclutata fra  l’opposizione all’estero) e organizzate da molto tempo dal Mossad.

Lo dimostra anche l’appello rivolto dal primo ministro Benjamin Netanyahu al “coraggioso popolo dell’Iran” in cui il premier (ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza), si è proposto come alleato dei cittadini desiderosi di libertà.

Un conflitto dagli sbocchi imprevedibili

In assenza di sviluppi terrestri in un Paese vastissimo, le operazioni in atto potrebbero risolversi in una guerra d’attrito in cui il primo che finisce i missili balistici o quelli da difesa aerea, allenta la presa sull’avversario.

Il fatto che Israele abbia attaccato Natanz e gli altri centri di ricerca nucleari col via libera o il  nulla osta degli Stati Uniti mentre i negoziati tra USA e Iran erano ancora in corso, dimostra che l’èallargamento del conflitto non è una remota possibilità.

La narrazione di Tel Aviv e Washington, sostenuta anche allora dai giornaloni italiani, ricorda quella di George W. Bush junior circa le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein alla vigilia dell’invasione dell’Iraq.

Ma  l’obiettivo annunciato  di cambi di regime è andato ampiamente deluso in Afghanistan con i talebani,  nell’Iraq di Saddam Hussein e nella Libia di Muammar Gheddafi. Con l’esempio apprezzabile della Siria che va tuttavia a prevalente vantaggio del sultano Erdogan.

Israele annuncia  che Teheran potrebbe schierare a breve almeno 9 ordigni atomici contro i suoi  missili balistici Jericho in grado di raggiungere i 10 mila chilometri.  Altre armi nucleari israeliane con potenziale più limitato sarebbero imbarcate sui sottomarini.

Ma attualmente L’Iran non è ancora in grado di schierare missili balistici intercontinentali, ma quelli di cui dispone attualmente  raggiungono al massimo i 2.000 chilometri, sufficienti a raggiungere Israele e il Mediterraneo sud orientale.

L’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled  ha sottolineato che “l’Iran ha accelerato anche il suo programma di missili balistici: ne ha centinaia che possono raggiungere anche Roma, Parigi, Londra” Aggiungendo  che “un’altra cosa che dovrebbe preoccupare gli europei è l’alleanza tra l’Iran e la Russia”.

 “Le vite parallele” di Bibi e Volodia

A Kiev il timore che Israele  pretenda presto  ampie forniture di Patriot e altri sistemi di difesa contro i missili balistici e i droni iraniani  preoccupa  Zelensky che da tempo denuncia  forti carenze di armi e munizioni, soprattutto nel settore della difesa aerea.

Eppure un destino sempre più stretto unisce Benjamin Netanyahu a Volodymyr Zelensky. Entrambe vogliono continuare a combattere guerre che hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado di vincere definitivamente.

Entrambe  fanno di tutto per allargare il conflitto coinvolgendo l’Europa e la NATO contro la Russia o gli Stati Uniti contro l’Iran perché nessuno dei due ha raggiunto, o sta raggiungendo, i propri obiettivi militari ed è improbabile che possano raggiungerli in un futuro.

Netanyahu aveva dato il via alle operazioni a Gaza il 27 ottobre 2023 in risposta all’attacco terroristico di Hamas di 20 giorni prima, lala milizia islamista palestinese, indubbiamente indebolita,  non è stata ancora annientata.

Israele ha distrutto molti centri  di comando del Libano meridionale e alcuni quartieri di Beirut uccidendo molti miliziani di Hezbollah, che però mantiene ancora ampie capacità militari.

In Cisgiordania gli scontri continuano e la minaccia di riempire il già scarsamente autonoma Cisgiordania   di coloni ebraici armati e cacciarvi i palestinesi, si va chiaramente realizzando.

Gli Houthi yemeniti sono ancora in grado di colpire Israele con missili e droni, ma il loro accordo con gli Stati Uniti per la  fine degli attacchi ai mercantili in transito tra Golfo di Aden e Mar Rosso.  non riguarda gli attacchi allo Stato ebraico.

Mentre non è escluso che l’Iran stia già tentando di bloccare lo stretto di Hormuz dal quale transita i 20% del petrolio mondiale, creando il rischio di una crisi energetica con l’aumento dei prezzi del petrolio, già in atto, che riempie di gioia e dollari Putin.

La guerra senza vittoria di Israele che non potrà mai far marciare i suoi soldati vittoriosi nei boulevard di Teheran, non è sostenibile da Tel Aviv   in termini militari e finanziari, senza i continui aiuti miliardari USA.

Analogo scenario per  Zelensky le cui truppe perdono terreno ogni giorno su tutti i fronti, mentre Kiev punta ad alzare l’escalation con attacchi in Russia alle basi dei bombardieri strategici, difficilmente attuabili senza l’aiuto di nazioni aderenti alla NATO, con l’obiettivo di coinvolgerci tutti nella guerra.

L’Ucraina non sembra avere nessuna possibilità di riconquistare i territori perduti ma neppure di riuscire a fermare l’avanzata russa. La difesa area è ormai priva di missili e l’Occidente non può fornirne altri mentre quelli nuovi ordinati alle aziende produttrici potranno consegnarli forse tra 12 o 18 mesi.

Senza difesa aerea gli stabilimenti industriali ucraini sono già oggi alla mercè dei bombardamenti russi e nascondere nei centri urbani le fabbriche per produrre droni aumenterà il numero di vittime civili, non fermare i bombardamenti russi.

Per Zelensky vale quindi lo stesso interrogativo che si pone per Netanyahu: perché continuare a combattere guerre che con tutta evidenza non si possono vincere?

L’unica risposta plausibile è che la sconfitta determinerebbe per entrambi i leader il forte rischio, se non la certezza, di vedere conclusa la propria parabola politica e perdere la poltrona. In poche parole, perderebbero poltrona e potere.

Aggiornamento conflitti ore 11.21

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