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Trickel-down economics : innovazione di parole o fallimento?

di Fabrizio Pezzani (*)

Siamo a discutere in continuazione di innovazione specie quella tecnologica scoprendo che è alla base del corretto funzionamento dei sistemi di crescita economica; non è una novità ma è l’insegnamento della storia a partire dalle piramidi dell’antico Egitto di cui ancora oggi di discute della tecnologia che ha contribuito a cambiare la storia .Tra le innovazioni tecnologiche più determinanti della storia e prima del motore a vapore e dell’elettricità nel cinquecento l’innovazione marittima e dei cannoni ha cambiato il mondo nei trecento anni successivi ed ha  ha reso possibile nel Cinquecento la supremazia mondiale dell’Europa. Fu proprio grazie a nuovi tipi di veliero che i paesi europei poterono varcare i mari e scoprire nuove terre; e fu con i nuovi cannoni adatti ai velieri che si assicurarono un incontrastato e secolare dominio sugli oceani, e poi sulla terra. L’Europa riuscì così ad aprirsi la strada delle lontane isole delle spezie, a ottenere il controllo delle più importanti rotte, a fondare imperi coloniali, trasformandosi in una civiltà audace e aggressiva. Tema trattato da Carlo  Cipolla che nel suo saggio “ Vele e cannoni “ illumina il rapporto fra progresso tecnologico e fattori economici, sociali, politici.

Nel mondo economico e della produzione “ tutto è continua innovazione date le varie condizioni di conoscenza in cui diviene , conoscenze incerte , continuamente mutevoli e variamente interpretate nel tempo per cui l’attività  di azienda si compone in un sistema che diviene in condizioni dinamiche …Le innovazioni mirano ad assicurare alle imprese che le pongono in essere una composizione più conveniente  del loro sistema di valori rispetto alle  a quello delle altre imprese che di tali innovazioni debbono subire le conseguenze.. “come scrivevo nel 1980 nel lavoro “ L’innovazione tecnologica nelle aziende di produzione “ ( Edizioni Università L.Bocconi ) anticipando la “novità” della distruzione creativa che ha reso noti i Nobel in economia di quest’anno .

Ma tra le innovazioni oltre alle tecnologiche ci sono quelle di parola che danno spazio a concetti vecchi e superati dai fatti ma che continuano a prosperare nella mancanza di conoscenza e nella debolezza della memoria.

Tra questi detti ha ripreso spazio la “ trickel – down economics” che l’attuale situazione economica ne decreta il fallimento ; in economia con trickle-down, in italiano cascata, gocciolamento o percolazione o ancora ricaduta, si intende un’idea di  sviluppo economico, in voga soprattutto negli USA, che si basa sull’assunto secondo il quale i benefici economici elargiti a vantaggio dei ceti abbienti (in termini di alleggerimento fiscale ) favoriscono necessariamente  l’intera società, comprese la classe media  e le fasce di popolazione più marginali. Tale teoria trascura di valutare l’abbattimento dei fenomeni di  povertà e disoccupazione legati a una percentuale di crescita dell’economia anche elevata, tale da indurre l’idea di un supposto miglioramento complessivo della situazione economica di un paese che la storia dimostra che non è mai vera né funzionante nei fatti.

L’idea associata alla reaganomics ed al liberismo incontrollato del laissez faire ed in particolare alle riduzioni fiscali ed alle privatizzazioni che ha guidato sia Reagan che la Margareth Thatcher era stata da tempo già criticata da Keynes nel  suo lavoro “ La fine del laissez faire “ in cui richiamava la mano invisibile di Adam Smithe ,l’utilitarismo di Bentham e concludeva ““Liberiamoci dai principi metafisici del liberismo” – scrive Keynes in La fine del Laissez-faire nel 1926 – “Non è una deduzione corretta dai principii di economia che l’interesse egoistico illuminato operi sempre nell’interesse pubblico”. L’evoluzione darwiniana, basata sulla sopravvivenza del più adatto attraverso la morte, la fame e la carestia, non è affatto un buon modello per le società umane” .

La storia sta dimostrando nei fatti il fallimento del laissez -faire e quindi  del trickel -down economics con la più grande estensione di disuguaglianza nella storia , di povertà e di disoccupazione dopo un affogamento nel più disperato e disperante trickel-down che sotterra i principi su cui è stato diffuso.

La crescita economica e la detassazione dovrebbero , secondo i loro teorici , a cascata generare benefici su tutti sia sulla classe media e su quella più depressa ma la realtà è la negazione di un assunto mortale. Proprio Trump con il suo “ Big Beatiful Bill Act “ segue questa logica ma arricchendo i più ricchi ed impoverendo i più poveri in un paese  e facendo l’esatto contrario di quello che doveva fare.  Così i disagi sociali manifestati anche con il “ shutdown “ che ha ingessato il bilancio degli Usa lasciando a casa senza lavoro e stipendio centinaia di migliaia di persone ed innescando con la guardia nazionale una sorta di legge marziale. Il problema degli Usa è l’abbattimento di un debito monstre di 40.000mld/$ generato dal laissez -faire della finanza senza controlli che li sta portando alla fase finale.

Anche noi , in Italia , sembriamo mostrare un forma di inseguimento al trickel-donw con la  manovra di bilancio e con dichiarazioni preoccupanti per una debole conoscenza dei problemi economici . Il pil , se cresce , e la detassazione se diminuisce dovrebbero generare un maggiore equilibrio economico fra le varie classi che si stenta a vedere ed a maggiore preoccupazione si vede il pil stagnante, la povertà che cresce , la disoccupazione anche così come la disuguaglianza cioè l’esatto contrario degli assunti di base.

Prima di andare diretti verso il caos sarebbe ora di ragionare con la nostra storia che non è fatta di trickel – down ma di buon senso delle vecchie generazioni che mettevano il fieno in cascina e non riempivono di vino nuovo le botti vecchie. In altri termini non si facevano incantare da innovazione di colore di parole e non di sostanza , oggi è necessario tornare alle radici da cui ripartire come abbiamo fatto magistralmente nel dopoguerra per evitare gli “ sgocciolamenti “ ( trickel-down ) di debito e di insipienza.

(*) Professore emerito, Università L. Bocconi, Milano

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